Gli operatori del settore sostengono che i nuovi flussi provenienti dal Medio Oriente potrebbero causare un’eccedenza temporanea, poiché alcune compagnie aeree hanno già ridotto i voli e le raffinerie hanno aumentato la produzione
I prezzi del carburante per aerei sono crollati in vista della ripresa delle esportazioni dal Medio Oriente, portando sollievo alle compagnie aeree che si trovano ad affrontare miliardi di dollari di costi aggiuntivi.
Secondo i dati di Argus Media, il prezzo di riferimento del carburante per aerei nell’Europa nord-occidentale questa settimana è sceso fino a 957 dollari a tonnellata, con un calo di quasi il 50% rispetto al picco di inizio aprile, in una rapida ondata di vendite innescata dall’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, che dovrebbe ripristinare i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz.
I PREZZI DEL CARBURANTE PER AEREI SONO CROLLATI
Giovedì scorso i prezzi del carburante per aerei a Singapore hanno toccato il livello più basso dall’inizio della guerra. Anche sulla costa del Golfo degli Stati Uniti, i prezzi sono scesi al livello più basso dall’inizio di marzo. I prezzi del carburante per aerei erano più che raddoppiati dopo lo scoppio del conflitto, che ha portato alla chiusura dello stretto, una via navigabile vitale per le esportazioni di petrolio e prodotti raffinati dal Golfo, scatenando timori di possibili cancellazioni dei voli durante l’importante stagione delle festività a causa dell’esaurimento delle scorte.
STATI UNITI E NIGERIA ESPORTANO CARBURANTE VERSO EUROPA E ASIA
Come spiega il Financial Times, con l’aumento dei prezzi, Stati Uniti e Nigeria hanno iniziato ad esportare più carburante per aerei verso Europa e Asia, mentre le raffinerie di tutto il mondo hanno incrementato la produzione. Da allora, le compagnie aeree hanno ridimensionato gli avvertimenti, con British Airways e Air France che affermano di avere scorte sufficienti per l’intera stagione estiva, nonostante l’industria globale preveda un aumento dei costi del carburante di 100 miliardi di dollari quest’anno.
Ora, gli operatori del settore sostengono che i nuovi flussi provenienti dal Medio Oriente potrebbero causare un’eccedenza temporanea, poiché alcune compagnie aeree hanno già ridotto i voli e le raffinerie hanno aumentato la produzione. Un dirigente di alto livello del settore ha dichiarato che il mercato si aspetta lo sblocco dei carichi bloccati dal conflitto, previsto “tra soli 30 giorni”. Nel frattempo, ha aggiunto, l’aumento delle esportazioni statunitensi e della produzione delle raffinerie “significa che c’è molto carburante per aerei disponibile”.
LE RAFFINERIE HANNO AUMENTATO LA PRODUZIONE PETROLIFERA
Il forte calo dei prezzi – che tuttavia lascia il carburante per aerei in Europa circa il 17% più caro rispetto al periodo prebellico – rappresenta un sollievo per le compagnie aeree colpite dalla crisi. L’AIE ad aprile aveva avvertito che in Europa sarebbero rimaste “forse 6 settimane di carburante per aerei”, Lufthansa ha tagliato 20.000 voli tra maggio e ottobre, mentre Delta Air Lines ha ridotto i servizi del 3,5%.
I dirigenti delle compagnie avevano avvertito di tagli ancora più drastici ai voli quest’inverno – e di perdite di posti di lavoro in tutto il settore –, se i prezzi del carburante fossero rimasti elevati nei mesi invernali.
Gli alti prezzi del carburante– e il crescente divario tra i prezzi dei prodotti raffinati e del petrolio – hanno spinto però le raffinerie a massimizzare la produzione. Le raffinerie statunitensi hanno aumentato la produzione in modo così aggressivo che le scorte di greggio la scorsa settimana sono scese al livello più basso dal 1985, a seguito della riduzione delle riserve da parte delle raffinerie.
ANALISTI: LE FORNITURE DI CARBURANTE RESTANO VULNERABILI AD ULTERIORI INTERRUZIONI
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, circa il 60% della perdita di fornitura di carburante per aerei dal Medio Oriente all’Europa è stata compensata dall’aumento della produzione negli Stati Uniti e in Nigeria. Secondo Eugene Lindell, analista della società di consulenza energetica FGE NexantECA, anche la riduzione della domanda da parte della Cina ha contribuito a evitare gravi carenze. “La debole domanda interna e la riduzione delle importazioni di greggio hanno sostanzialmente riequilibrato il mercato”, ha spiegato.
Nonostante il calo dei prezzi, gli analisti avvertono che le forniture restano vulnerabili ad ulteriori interruzioni, in particolare in Europa. Amaar Khan di Argus Media ha affermato che le scorte del continente rimangono “fortemente ridotte”, con i produttori che probabilmente daranno la priorità alle consegne al mercato europeo, caratterizzato da una forte domanda, piuttosto che ricostituire le scorte.


