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La Russia rafforza la presa su petrolio e gas siriano

Russia

La Siria ha dimostrato di possedere riserve di gas naturale importanti che fanno gola alla Russia. Le esportazioni combinate di petrolio e gas hanno rappresentato un quarto delle entrate governative prima del 2011, rendendola il primo produttore di petrolio e gas del Mediterraneo orientale di allora

I recenti annunci del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che vuole che il Paese si ritiri da tutte le aree di potenziale conflitto in Medio Oriente – eccetto l’Arabia Saudita, almeno per il momento – sta dando alla Russia la possibilità di continuare a colmare il vuoto di potere nel quadrante est.

RUSSIA BEN POSIZIONATA

Al centro del Medio Oriente – Iran e Iraq – sono aiutate dalla Cina, che sta portando avanti senza sosta il suo progetto “One Belt, One Road”, e verso cui Iran e Iraq sono insostituibili punti di transito attraverso i quali raggiungere l’Europa. In questo contesto la Russia è ben posizionata e forse nessun Paese rappresenta un modello migliore della Siria per capire la strategia russa in Medio Oriente, che ha visto Mosca prendere una posizione militare chiara e definitiva a favore del presidente Assad, seguita dal lancio di varie iniziative commerciali – altri due accordi sono stati annunciati la scorsa settimana – e dall’utilizzo della sua posizione geografica e infrastrutturale per ottenere un vantaggio militare strategico.

DUE CONTRATTI DI ESPLORAZIONE AI RUSSI

I due contratti di esplorazione petrolifera annunciati la scorsa settimana per due imprese russe (poco conosciute) – Mercury e Velada – sono stati approvati dal Parlamento siriano all’inizio di quest’anno e riguardano l’esplorazione e la produzione in tre blocchi, tra cui un giacimento petrolifero nel nord-est della Siria e un giacimento di gas a nord della capitale Damasco. Nel caso qualcuno avesse dei dubbi sul perché la Siria abbia scelto di assegnare questi contratti alle imprese russe, il ministro del petrolio siriano, Ali Ghanem, ha detto a suo tempo che la decisione si è rivelata “in linea con la strategia del governo verso gli Stati amici della Siria, con la Russia e l’Iran in prima linea”.

GLI USA STANNO MOLLANDO LA PRESA

Secondo un’importante fonte dell’industria petrolifera e del gas che lavora a stretto contatto con il ministero del Petrolio iraniano, a cui ha parlato in esclusiva OilPrice.com la scorsa settimana, “una serie di nuovi accordi – sia nel settore petrolifero che in quello del gas, ma anche in relazione a progetti infrastrutturali più ampi (‘militari’) – continueranno ad essere firmati dalla Siria con la Russia nei prossimi anni, con l’Iran in qualità di esecutore locale”. “’E’ vero che gli Stati Uniti hanno mantenuto truppe in Siria (circa 600 effettivi), ma solo per permettere agli Stati Uniti di affermare che, quando la Turchia e/o la Siria massacreranno i curdi, gli Stati Uniti potranno dire di aver cercato di fermarli’, ha detto la fonte iraniana. ‘In realtà, gli Stati Uniti stanno aiutando i cinesi a far avanzare la loro ‘One Belt, One Road’ in Afghanistan e Pakistan, in modo che possano ritirarsi completamente anche da lì’, ha aggiunto”.

LE IMPORTANTI RISORSE SIRIANE

Nonostante i numerosi vantaggi militari e geopolitici che una presenza importante in Siria permette ai russi è stato trascurato il fatto che la Siria ha buone riserve di risorse di petrolio e gas disponibili in termini di esplorazione e sviluppo. Infatti, come ha detto in esclusiva OilPrice.com all’inizio di quest’anno una fonte che lavora a stretto contatto con il Ministero dell’Energia russo “il costo dell’espansione russa in Siria è in buona parte compensato dal petrolio e dal gas che possiamo vendere”. In particolare, prima che sorgesse la necessità di migliorare le tecniche di recupero del petrolio nei principali giacimenti siriani (per lo più situati a est, vicino al confine con l’Iraq o nel centro del Paese, a est della città di Homs) il Paese produceva in media circa 600.000 barili al giorno. Al culmine della guerra civile, la produzione è scesa a circa 15.000 barili al giorno, ma, come ha detto a Londra Richard Mallinson, responsabile dell’analisi del Medio Oriente per la consulenza energetica globale, Energy Aspects, a OilPrice.com “il potenziale è ancora lì, ed è stato dimostrato incidere in aree dove c’è un certo grado di stabilità relativa nel controllo dei pozzi, tanto che si possono effettuare aumenti di produzione”.

In effetti, la Siria ha dimostrato di possedere riserve di gas naturale per 8,5 trilioni di piedi cubi (Tcf), e le esportazioni combinate di petrolio e gas hanno rappresentato un quarto delle entrate governative prima del 2011, rendendola il primo produttore di petrolio e gas del Mediterraneo orientale di allora. Durante l’esercizio finanziario 2010/11 – l’ultimo in condizioni operative normali – la Siria ha prodotto poco più di 316 miliardi di piedi cubi al giorno (Bcf/d) di gas naturale secco e, sebbene nel corso del conflitto anche la produzione di gas sia diminuita, non si è avvicinata nemmeno lontanamente al petrolio, con una produzione attuale stimata di almeno 120 Bcf/d. E non c’è solo la Siria ad avere risorse di petrolio e gas “ma c’è anche un deposito di petrolio potenzialmente enorme nelle alture del Golan su quale gli israeliani stanno raddoppiando gli sforzi, il che non fa che aumentare l’importanza geopolitica della Siria” ha sottolineato la fonte iraniana.

Infatti, da qualche anno, la Afek Oil and Gas – la filiale israeliana della compagnia petrolifera statunitense Genie Energy, che conta nel suo comitato consultivo l’ex vicepresidente statunitense Dick Cheney – sta effettuando prospezioni sulle alture, che si ritiene abbiano miliardi di barili di petrolio presenti, secondo il capo geologo di Genie, Yuval Bartov. “La Russia, con l’aiuto dell’Iran, si sta muovendo più velocemente in Siria perché pensa che, sebbene il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump sia diventato il primo presidente degli Stati Uniti a riconoscere la giurisdizione di Israele sulle alture del Golan potrebbe non voler sostenere questa visione in alcun modo significativo, data la sua preferenza per il Medio Oriente”, ha detto la fonte iraniana.

IL RUOLO GEOPOLITICO CRUCIALE DELLA SIRIA

Anche senza queste considerazioni, la Siria è comunque un paese importante a livello geopolitico nella regione “confinante con la via di accesso terrestre meridionale dell’Europa attraverso la Turchia, e con le rotte marittime verso i principali hub del petrolio e del gas in Grecia e in Italia, oltre ad essere vicina all’Arabia Saudita, al Qatar, all’Iraq e all’Iran. L’Iran, poi, ha annunciato qualche tempo fa che costruirà una raffineria di petrolio in Siria, ma non solo nei pressi di uno dei suoi numerosi siti petroliferi, ma proprio vicino a Homs, città di ineguagliabile importanza nei recenti problemi siriani – si legge su Oilprice.com -. Soprannominata la ‘capitale della rivoluzione’ contro il presidente Assad è stata un campo di battaglia importante e per due anni è stata sotto il controllo dell’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti fino alla metà del 2013, quando i combattenti del movimento islamista sciita libanese Hezbollah sono arrivati per sostenere le forze pro-Assad”.

I RUSSI COSTRUIRANNO ANCHE CENTRALI ELETTRICHE IN SIRIA

I piani di Iran e Russia, tuttavia, non finiscono qui, poiché all’inizio di quest’anno un incontro tra Assad e i suoi consiglieri e le figure di alto livello del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane ha ribadito i piani di Teheran con l’aiuto della Russia, per costruire o ricostruire i settori delle telecomunicazioni, minerario, petrolifero e del gas della Siria. “Tra questi, la costruzione di una centrale elettrica da 540 megawatt, per la quale è stato firmato un memorandum d’intesa per accelerare la riattivazione della rete elettrica siriana, e il ripristino del centro di controllo principale della rete a Damasco. Nell’ambito dell’ampio accordo raggiunto tra Assad e l’IRGC, l’Iran sta anche progettando di ripristinare una centrale da 90 megawatt nella provincia di Deir al-Zor e di fornire energia alla città di Aleppo. In modo simile, quest’anno si è anche visto il misterioso annuncio che Stroytransgaz (una compagnia petrolifera e di gas russa quasi sconosciuta) avrebbe preso in mano lo sviluppo del (quasi come prima sconosciuto) ‘Blocco 17’ nel deserto di Anbar, in Iraq. Tuttavia, come sottolineato in modo univoco da OilPrice.com all’epoca, era il segnale assolutamente chiaro che il sistema di oleodotti e gasdotti Iran-Iraq-Siria sta ora procedendo”.

Per una fortuita ‘coincidenza’, “la principale centrale elettrica sarà situata nella provincia costiera di Latakia, che ospita anche la massiccia base aerea russa di Khmeimimim e il sistema missilistico S-400. Anche se la base è entrata in funzione solo nel 2015, presumibilmente per aiutare nella lotta contro lo Stato islamico, la Russia sembra aver cambiato i suoi piani tattici, avendo ora firmato un contratto d’affitto di 49 anni, con l’opzione di un’ulteriore proroga di 25 anni. A breve distanza si trovano la stazione di ascolto dei servizi segreti russi di Latakia e la nuova base navale di Tartus, appena rifornita di personale”, si legge su Oilprice.com.

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