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La Ue pensa al tetto per il solo gas russo. Cosa dice il non-paper di Bruxelles

Gas

Si prevede che la situazione rimarrà difficile per il resto del 2022 e fino all’inverno del 2023-24, poiché i contratti a prezzo fisso firmati prima della crisi stanno scadendo e i fornitori stanno offrendo nuovi prezzi più elevati.

Probabilmente non si arriverà a un tetto al prezzo del gas per tutte le forniture ma solo da quello proveniente dalla Russia. È quanto emerge dall’ultimo non-paper Ue propedeutico al vertice dei ministri dell’Energia di domani.

I PROBLEMI DI UN TETTO AL GAS GENERALIZZATO

“Stabilire un massimale del prezzo del gas all’ingrosso applicabile a tutte le borse del mercato del gas (che comprende hub dell’UE, operazioni over-the-counter o di scambio e forniture di GNL e gasdotti scambiate all’interno dell’UE), significherebbe che il massimale di prezzo non interverrebbe solo in rapporti contrattuali con importatori di paesi terzi, ma limiterebbe anche il prezzo delle transazioni intra-Ue”, si legge nella bozza visionata da Energia Oltre.

La spiegazione, si legge, è che attualmente, i differenziali di prezzo all’interno dell’UE garantiscono il flusso di gas tra gli Stati membri” e tali flussi “hanno svolto un ruolo fondamentale nel consentire agli Stati membri già colpiti da interruzioni dell’approvvigionamento di far fronte alla situazione attirando gas da altri Stati membri, ove disponibile”. Quindi nel caso di price cap “è probabile che il tetto venga raggiunto in più Stati membri contemporaneamente” e pertanto “non ci sarebbe alcun incentivo di mercato per garantire flussi transfrontalieri attraverso i differenziali di prezzo”. In un simile contesto di scarsità, “c’è il rischio che i prezzi vengano spinti al cap in modo che diventi il prezzo minimo”.

I CORRETTIVI PER FAR FUNZIONARE IL CAP

Affinché tale misura funzioni, in assenza di tali differenziali di prezzo, ci sarebbe a bisogno, secondo l’analisi del non-paper, di “creare un’entità per sostituire il mercato e assumere molti compiti dei gestori dei sistemi di trasporto per distribuire il gas negli Stati membri. In assenza di flussi basati sul mercato, si dovrebbero trovare meccanismi alternativi per allocare e spedire le scarse forniture di gas tra diversi Stati membri e categorie di consumatori”.
Inoltre occorrerebbe “introdurre un quadro di riduzione della domanda significativamente più drastico, compresa la riduzione, per far fronte all’aumento della domanda dovuto a un prezzo più basso”. Infine, “trovare risorse finanziarie significative per attrarre gas in Europa se i prezzi globali del gas dovessero essere superiori al tetto massimo”.
“Stabilire il livello appropriato per il cap sarebbe un esercizio impegnativo a causa delle dinamiche del mercato interno e globale e comporterebbe rischi dal punto di vista della sicurezza dell’approvvigionamento”, ha concluso l’analisi.

COSA DICE IL RESTO DEL NON-PAPER

Per il resto il non-paper Ue ricorda che le forniture totali di gas russo all’Ue sono diminuite drasticamente di 39 miliardi di metri cubi, pari al 37% tra gennaio e agosto 2022 grazie a un forte calo della forniture dai gasdotti russi pari a 43 mld di mc (-45%) anche se “allo stesso tempo sono aumentate le importazioni di Gas naturale liquefatto dalla Russia”.
L’Europa è stata comunque in grado di assicurarsi altre forniture grazie a un livello record di import Gnl (+28 mld di mc + 56%) e massimizzando le forniture da altri gasdotti (+17 mld di mc + 20%).

STOCCAGGI QUASI AL 90%

“Grazie alla politica di stoccaggio comune, il livello medio dell’Ue ha raggiunto l’86,7% il 23 settembre con differenze notevoli in tutta l’Ue, circa il 15% in più rispetto ai livello dell’anno scorso”.

PERCHÉ SERVE UN INTERVENTO COORDINATO UE

“Un intervento coordinato dall’UE può avere un maggiore impatto e mitigare il rischio di misure nazionali eterogenee che possono mettere in pericolo la sicurezza dell’approvvigionamento e pregiudicare il funzionamento del mercato interno.

GLI OBIETTIVI DELL’INTERVENTO UE

L’intervento dell’UE sui prezzi del gas dovrebbe raggiungere i seguenti obiettivi, secondo quanto si legge nel non-paper e cioè “limitare l’influenza sul mercato della manipolazione russa delle forniture” e “ridurre i proventi delle esportazioni di gas per la Russia”, “abbassare il prezzo elevato pagato dai clienti europei per il gas importato” e “garantire un migliore funzionamento dei mercati all’ingrosso delle materie prime energetiche, mitigando così l’eccessiva volatilità dei prezzi”.

INTERVENTI TEMPORANEI

Qualsiasi intervento dovrebbe comunque essere su “base temporanea” riducendo al minimo gli effetti negativi sulla domanda di gas, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e il funzionamento del mercato interno, avverte l’Ue.

RIDURRE LO STRESS DI LIQUIDITÀ

“La Commissione Ue sta preparando, sulla base del contributo dell’ESMA, dell’ABE, dell’Autorità bancaria europea e del meccanismo di vigilanza unico – SSM, modifiche alle regole applicabili alle garanzie utilizzate per le richieste di margini nei mercati dei derivati energetici, in modo da consentire ad altri attivi rispetto al contante da utilizzare come garanzia”.

SITUAZIONE DIFFICILE FINO AL PROSSIMO INVERNO

In ogni caso, si legge nel non-paper, “si prevede che la situazione rimarrà difficile per il resto del 2022 e fino all’inverno del 2023-24, poiché i contratti a prezzo fisso firmati prima della crisi stanno scadendo e i fornitori stanno offrendo nuovi prezzi più elevati. È diffusa la preoccupazione per l’impatto dei prezzi elevati dell’energia sul costo della vita delle famiglie, sull’inflazione e sulla competitività dell’industria europea”.

IL NON PAPER

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