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Il Nucleare Sta Tornando Di Moda? Le Idee Da Cop28 E La Linea Dell'Italia

Cosa ha detto Meloni a Cop28 su energia e transizione

Le dichiarazioni della premier italiana Giorgia Meloni a Dubai alla Cop28 sulla strategia energetica italiana 

Ecologica ma anche sostenibile dal punto di vista economico e sociale. E ancora, efficace, tecnologicamente neutrale, graduale e sicura. Sono tanti i caratteri della transizione ambientale disegnata, confermando la linea, dalla premier Giorgia Meloni a Dubai. Partecipando venerdì e sabato alla Cop28, la conferenza delle parti sul clima, la leader italiana ha fatto il punto sul percorso energetico del nostro Paese.

LA TRANSIZIONE ENERGETICA ITALIANA SECONDO MELONI

“L’adattamento è una priorità per tutti, e lo è anche per l’Italia”, ha detto sabato Meloni. “Risposte inadeguate non solo amplificano gli impatti dei cambiamenti climatici, ma aumentano le tensioni per la scarsità delle risorse e ostacolano i progressi verso uno sviluppo sostenibile”. Dunque, tanto per cominciare, la consapevolezza del problema più grande c’è, anche da parte dell’Italia. E questo è un punto comune, necessario ma non sufficiente, per affrontare il problema anche dal punto di vista politico con la forza e la credibilità necessarie.

“Per questo motivo stiamo lavorando con determinazione per rispondere all’appello lanciato alla COP26 affinché le Nazioni industrializzate raddoppino, collettivamente ed entro il 2025, il loro sostegno per aiutare le Nazioni in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico”. Qui i riferimenti vanno all’Africa, “ma non attraverso un approccio di beneficenza” né “approcci paternalistici e predatori”. Il Piano Mattei disegnato a inizio anno, dai contorni ancora poco nitidi sotto tanti aspetti, va comunque in questa direzione. Anche se mette in primo piano l’Italia come nuovo hub del gas mediterraneo e per quanto meno inquinante di petrolio e carbone il gas resta un combustibile fossile da abbandonare progressivamente per compiere la transizione.

LA POLITICA ENERGETICA VERSO L’AFRICA

“L’Italia – ha detto Meloni in riferimento alla politica verso l’Africa – intende destinare una quota estremamente significativa del Fondo italiano per il clima – la cui dotazione complessiva è di 4 miliardi di euro – al continente africano. Ma non attraverso un approccio di beneficenza, perché l’Africa non ha bisogno di beneficenza. Ha bisogno di essere messo nelle condizioni di competere su un piano di parità, per crescere e prosperare grazie alla moltitudine di risorse di cui il continente dispone. Una cooperazione tra pari, rifiutando approcci paternalistici e predatori”.

E citando appunto il Piano Mattei: “L’energia è uno dei cardini del Piano Mattei per l’Africa, il piano di cooperazione e sviluppo a cui l’Italia sta lavorando con grande determinazione per costruire partenariati reciprocamente vantaggiosi e sostenere la sicurezza energetica delle Nazioni africane e mediterranee. In questo modo stiamo anche lavorando per diventare un polo strategico per l’energia pulita, sviluppando le infrastrutture e capacità di generazione necessarie, nella nostra Patria e nel Mediterraneo”.

IL FONDO CLIMATICO DA 100 MILIONI

Quanto al contributo economico, “l’Italia contribuirà con 100 milioni di euro al lancio del ‘Loss and Damage Fund’, a beneficio delle Nazioni più vulnerabili”, ha annunciato la premier. Un contributo che si inserisce nel novero delle sovvenzioni accordate a inizio Cop28 con un fondo da 385 milioni di euro proprio per coprire perdite e danni dei Paesi più inquinanti. Un inizio, non certo il traguardo finale necessario.

“Il ruolo delle Banche Multilaterali di Sviluppo è fondamentale, ma non possiamo nascondere il fatto che devono essere riformate e adattate al contesto attuale. È chiaro che le singole Nazioni possono fare poco senza la collaborazione internazionale, ed ogni sede multilaterale deve saper fare la sua parte. Ed è quello che intendiamo fare anche con la nostra Presidenza del G7 l’anno prossimo”, ha spiegato poi Meloni”.

COSA STA FACENDO L’ITALIA DI MELONI PER DECARBONIZZARSI

Quanto al macro tema della riduzione delle emissioni, un altro risultato accordato in questa prima fase di colloqui a Dubai ha riguardato la creazione del Globale Stocktake per monitorare il percorso verso il contenimento delle temperature entro i limiti di Parigi, a 1,5-2 gradi centigradi. “Ragioni per essere ottimisti”, ha detto Meloni, ma “l’obiettivo rimane lontano”.

Per la premier, “siamo chiamati a stabilire una direzione chiara e a mettere in atto azioni concrete – ragionevoli ma concrete – come la triplicazione della capacità di generazione di energia rinnovabile nel mondo entro il 2030 ed il raddoppiamento del tasso globale di miglioramento annuale dell’efficienza energetica, come indicato anche dalla Presidenza. L’Italia – ha aggiunto – sta facendo la sua parte nel processo di decarbonizzazione, e lo fa in modo pragmatico, ovvero con un approccio tecnologicamente neutrale, privo di inutili radicalismi. La mia idea è che se vogliamo essere efficaci, se vogliamo una sostenibilità ambientale che non comprometta la sfera economica e sociale, ciò che dobbiamo perseguire è una transizione ecologica e non ideologica”.

TUTTI I PIANI ATTIVI

Quanto ai piani, “stiamo gradualmente sostituendo la produzione di energia a carbone con le energie rinnovabili, abbiamo adottato un nuovo Piano per l’Energia e il Clima e stiamo dedicando risorse e attenzione ai biocarburanti, tanto da essere tra i fondatori della Global Biofuels Alliance”.

“Nel contesto europeo – invece – abbiamo tracciato un percorso per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 e per ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030.  Ma siamo anche impegnati a garantire, attraverso il programma UE “Fit for 55″, un approccio multisettoriale che rafforzi i mercati del lavoro e attenui l’impatto sui nostri cittadini. E questo è un punto fondamentale, perché se pensiamo che la transizione verde possa comportare costi insostenibili, soprattutto per i più vulnerabili, la condanniamo al fallimento”.

QUALI SCENARI DOPO COP28 SECONDO MELONI

Infine, concludendo la due giorni emiratina, Meloni ha tracciato il suo bilancio e qualche scenario da questa conferenza, che nel corso del weekend ha poi visto ridursi i caratteri ottimistici raggiunti nelle prime due giornate. Perché il capo della conferenza, al-Jaber, ha negato l’esistenza di dati scientifici che certifichino i danni dei combustibili fossili.

Eppure, ha detto Meloni, “secondo me si sono fatti degli importanti passi in avanti. Io sono sempre dell’dea che i passi in avanti debbano essere concreti. Penso che ci siano alcuni passi in avanti concreti che sono stati fatti in questa COP, che dimostrano il senso di responsabilità dei tantissimi Paesi che hanno partecipato a livello di Leader – credo che questa sia la COP più partecipata di sempre a livello di Capi da Stato e di Governo -, ma penso che l’obiettivo del Loss and Damage Fund, per esempio – sul quale voi sapete che c’è stato anche un importante impegno italiano -, sia un obiettivo concreto e molto utile, e penso che alcuni obiettivi che sono stati dichiarati nelle conclusioni di questa COP, tipo la capacità di triplicare la produzione di energia da rinnovabili entro il 2030, la capacità di raddoppiare annualmente l’efficienza energetica, siano da una parte raggiungibili e dall’altra degli obiettivi concreti. E quindi penso che vada a farti complimenti alla Presidenza emiratina che si è molto spesa per la riuscita di questo appuntamento e credo che non si possa negare che è stato un successo anche per la Presidenza che organizzava”.

L’ITALIA PUNTERA’ SUL NUCLEARE?

Quanto al tanto chiacchierato tema del nucleare, invece: “Io non ho preclusioni su nessuna tecnologia che possa essere sicura e che possa aiutarci a diversificare la nostra produzione energetica.  Non sono certa che oggi, cominciando da capo, ricominciando da capo sul tema del nucleare, l’Italia non si troverebbe indietro ma, se ci sono evidenze del fatto che noi si possa invece avere un risultato positivo, sono sempre disposto a parlarne.  Credo piuttosto che la grande sfida italiana, anche se è un po’ più in là da venire, però senza visione non si va da nessuna parte, sia il tema della fusione nucleare. La fusione nucleare, che potrebbe essere la soluzione domani di tutti i problemi energetici, delle crisi che nascono dalle questioni energetiche, è una di quelle tecnologie sulla quale l’Italia è più avanti di altri. Ed è sicuramente un elemento sul quale troverete sempre la mia massima concentrazione, il mio massimo sostegno. Cioè credo che l’Italia debba avere la capacità di pensare in grande e questo è uno di quei temi sui quali l’Italia può pensare in grande e sta agendo in grande”.

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