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Ucraina Zelensky

L’Ucraina bombarda le raffinerie russe: ecco mappa e impatto dei raid sulla rete energetica di Mosca

I droni di Kiev mettono fuori uso impianti petroliferi e snodi strategici dal Mar Caspio fino al Baltico. Il porto di Primorsk perde il 40% della capacità di carico, mentre si fermano colossi come Lukoil e Rosneft.

Negli ultimi mesi, le forze armate ucraine hanno intensificato in modo sistematico gli attacchi mirati contro le infrastrutture energetiche della Federazione Russa. Questa offensiva aerea, condotta principalmente attraverso l’impiego di droni progettati per coprire lunghe distanze, ha colpito una fitta rete di raffinerie di petrolio, stabilimenti di lavorazione del gas e terminali marittimi situati in diverse regioni del Paese. L’escalation delle operazioni militari giunge in un momento di totale stallo nei colloqui di pace tra le due nazioni e si configura come una risposta diretta e speculare ai precedenti bombardamenti condotti da Mosca contro la rete energetica e civile dell’Ucraina.

I dati ufficiali e le ricostruzioni industriali delineano una mappa dettagliata dei danni strutturali e delle ricadute produttive subite dal settore degli idrocarburi russo. La notizia e i relativi dati analitici provengono da un monitoraggio globale diffuso da Reuters, che ha raccolto e verificato le dichiarazioni delle autorità locali russe, i report dei servizi di sicurezza e le testimonianze di molteplici fonti di mercato e del comparto industriale.

IMPATTO DEI RAID NELL’AREA METROPOLITANA DI MOSCA

I riflessi dell’offensiva hanno lambito in modo diretto la stessa capitale russa. Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha dichiarato domenica scorsa che dodici persone sono rimaste ferite a causa delle incursioni aeree, registrate per la maggior parte nei pressi dell’ingresso principale della raffineria di petrolio di Mosca. L’onda d’urto e i detriti hanno provocato inoltre il danneggiamento di tre abitazioni civili situate nelle vicinanze del polo industriale.

Il primo cittadino ha tuttavia precisato che le infrastrutture prettamente tecnologiche e gli impianti di lavorazione della raffineria non hanno subito danni operativi. Il sito energetico di Mosca, dislocato nel distretto sud-orientale di Kapotnya, è riconosciuto come uno dei complessi di raffinazione più compatti ed efficienti dell’intero Paese, potendo contare su una capacità di trattamento nominale pari a circa 11 milioni di tonnellate di petrolio greggio all’anno.

INCENDI E STOP PRODUTTIVI A ASTRAKHAN E PERM

Spostandosi verso le regioni meridionali, non lontano dalle sponde del Mar Caspio, lo scorso 13 maggio i frammenti derivanti dall’abbattimento di alcuni droni ucraini hanno innescato un vasto incendio all’interno di un importante impianto per la lavorazione del gas nella provincia di Astrakhan, come confermato ufficialmente dal governatore locale. Questa specifica infrastruttura vanta una capacità di trattamento annuale che tocca i 12 miliardi di metri cubi di gas naturale e i 3 milioni di tonnellate di condensato di gas stabile, svolgendo un ruolo chiave nella produzione di benzina, gasolio e gas di petrolio liquefatti (GPL).

Più a nord, nel distretto di Perm, l’omonima raffineria di petrolio russa ha dovuto interrompere completamente le proprie attività di lavorazione a seguito di un’incursione avvenuta il 7 maggio, la quale ha provocato un incendio e il conseguente danneggiamento delle attrezzature industriali, secondo quanto riferito da due fonti interne al settore. Nel corso del 2024, la raffineria di Perm aveva processato circa 12,6 milioni di tonnellate di petrolio, equivalenti a una media di 250.000 barili al giorno, assicurando al mercato la produzione di 2 milioni di tonnellate di benzina, 5,3 milioni di tonnellate di gasolio, 700.000 tonnellate di coke e 200.000 tonnellate di olio combustibile.

LA PARALISI DELLE RAFFINERIE DI TUAPSE E SYZRAN

Anche la città portuale di Tuapse è stata teatro di pesanti attacchi dal cielo. Le autorità locali hanno confermato che il 28 aprile un attacco di droni ucraini ha scatenato un grave incendio presso la raffineria di petrolio cittadina. L’impianto, che storicamente destina la stragrande maggioranza dei suoi prodotti energetici all’esportazione verso i mercati esteri, aveva già dovuto interrompere i flussi operativi in precedenza, a partire dal 16 aprile, proprio a causa di una prima incursione aerea documentata da due fonti industriali. Il sito di Tuapse possiede una capacità produttiva stimata in circa 12 milioni di tonnellate annue, pari a 240.000 barili al giorno, e si concentra sulla produzione di nafta, gasolio, olio combustibile e gasolio sottovuoto.

Parallelamente, anche la raffineria di Syzran, di proprietà del colosso statale Rosneft, ha sospeso ogni attività di raffinazione del greggio. Lo stop è scattato dopo che i raid dello scorso 18 aprile hanno danneggiato in modo significativo le apparecchiature di lavorazione primaria, come riferito da due fonti del settore.

L’infrastruttura di Syzran ha una capacità nominale di 8,5 milioni di tonnellate metriche all’anno, circa 170.000 barili al giorno, mentre i dati consuntivi del 2024 indicano una lavorazione effettiva di 4,3 milioni di tonnellate di greggio, con una produzione di 800.000 tonnellate di benzina, 1,5 milioni di tonnellate di gasolio e 700.000 tonnellate di olio combustibile.

BLOCCHI A NOVOKUIBYSHEVSK E NEI SITI STRATEGICI DI LUKOIL

Le operazioni di lavorazione primaria del petrolio sono state interrotte a partire dal 18 aprile anche presso la raffineria di Novokuibyshevsk, un altro impianto strategico gestito da Rosneft sul territorio russo, in seguito all’ennesima incursione riuscita da parte dei droni ucraini.

Secondo i dati di settore riferiti al 2024, questo complesso industriale ha lavorato 5,74 milioni di tonnellate di petrolio greggio, immettendo sul mercato 1,10 milioni di tonnellate di benzina, 1,64 milioni di tonnellate di gasolio e 1,27 milioni di tonnellate di olio combustibile. Non è andata meglio a Lukoil, il cui impianto NORSI – che si posiziona come la quarta raffineria di petrolio più grande della Russia e il secondo produttore nazionale di benzina – ha dovuto sospendere integralmente le attività il 5 aprile.

Due fonti industriali hanno confermato il blocco delle operazioni causato dai danni inflitti dai vettori ucraini. NORSI ha una capacità complessiva di raffinazione che tocca le 16 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, pari a circa 320.000 barili al giorno.

ATTACCHI A LUNGHISSIMO RAGGIO A UFA E IL CASO DI KIRISHI

La penetrazione dei droni ucraini ha dimostrato di poter superare anche le difese dislocate a enorme distanza dai confini. Lo scorso 2 aprile, l’esercito di Kiev ha confermato di aver eseguito con successo un attacco contro la raffineria di petrolio Bashneft-Novoil a Ufa, una località situata a oltre 1.400 chilometri di distanza dal confine tra Russia e Ucraina.

L’impianto colpito è in grado di processare più di 7 milioni di tonnellate di petrolio all’anno. Al contrario, segnali di parziale ripresa arrivano dalla raffineria di Kirishi, che alla fine del mese di marzo è riuscita a riavviare i propri impianti produttivi dopo che i precedenti attacchi ucraini avevano innescato violenti incendi a bordo.

Per comprendere l’importanza di questo snodo, basti pensare che nell’anno precedente Kirishi ha sfornato 2 milioni di tonnellate di benzina, 7,1 milioni di tonnellate di gasolio, 6,1 milioni di tonnellate di olio combustibile e 600.000 tonnellate di bitume.

IL CASO UST-LUGA E IL COMMERCIO DI CONDENSATO DI GAS

I raid hanno preso di mira anche i complessi chimici e di frazionamento. La società energetica Novatek ha dovuto sospendere la lavorazione del condensato di gas e, di conseguenza, i carichi navali destinati all’esportazione di nafta presso il suo grande complesso industriale di Ust-Luga. Tre fonti di mercato hanno riferito a Reuters che la decisione è stata presa dopo che un attacco di droni del 27 marzo ha provocato un incendio nell’area.

Il complesso di Ust-Luga ospita tre unità di lavorazione distinte, ciascuna dotata di una capacità di 3 milioni di tonnellate all’anno, deputate a raffinare il condensato di gas stabile in nafta leggera e pesante, carburante per aerei (jet fuel), olio combustibile navale e gasolio. I dati aziendali indicano che nel corso del 2025 la struttura ha lavorato un volume complessivo di 8 milioni di tonnellate di condensato di gas.

L’OFFENSIVA CONTRO I PORTI E LA CRISI LOGISTICA DI PRIMORSK

La strategia di Kiev non si limita agli stabilimenti interni ma colpisce duramente la logistica delle esportazioni marittime sia sul Mar Baltico che sul Mar Nero, prendendo di mira porti, navi militari e navi cisterna, con un’azione di rilievo registrata il 3 maggio. Un evento critico si è verificato il 23 aprile, quando un incendio è divampato in una stazione di pompaggio del petrolio di Transneft.

Questa stazione è fondamentale poiché alimenta di greggio il porto baltico di Primorsk, ovvero il più grande terminale di esportazione marittima della Russia. Due fonti hanno confermato che l’origine del rogo è legata a un raid di droni. Inoltre, un funzionario del servizio di sicurezza ucraino (SBU) ha reso noto che il 21 aprile altri droni hanno colpito un impianto di pompaggio e distributione di petrolio nella regione di Samara. All’inizio dello stesso mese, un altro incendio ha interessato il terminal petrolifero russo di Sheskharis.

Gli effetti economici complessivi sulla logistica sono pesanti: il porto di Primorsk, capace di movimentare normalmente un milione di barili di petrolio al giorno, ha perso nell’ultimo mese almeno il 40% della sua intera capacità di carico a causa dei danni diretti e indiretti causati dall’offensiva aerea ucraina. In un contesto operativo globale instabile, le aziende del settore si trovano costrette a tentare di adattarsi a un ambiente in continua e repentina evoluzione geopolitica per difendere la propria continuità strategica.

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