Fact checking e fake news

Manovra, tutti contro la plastic tax. Cosa chiedono enti e associazioni

Camera

Il Green New Deal in manovra va bene ma richiede qualche correttivo, non piace invece la plastic tax che quasi tutti chiedono di eliminare o rimodulare. Mentre sull’ecobonus il percorso richiesto è quello della stabilizzazione. È quanto hanno ribadito i rappresentanti di enti e associazioni ascoltate in Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare alla manovra.

CHI È INTERVENUTO

Nel corso dell’incontro sono stati ascoltati i rappresentanti dell’ABI; rappresentanti dell’Alleanza delle cooperative; rappresentanti di Coldiretti, CIA, Confagricoltura e COPAGRI; rappresentanti del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC); rappresentanti di CGIL, CISL, UIL e UGL; rappresentanti di Confindustria; rappresentanti di R.ete. Imprese Italia;
rappresentanti dell’ANCI, dell’UPI e della Conferenza delle regioni e delle province autonome; rappresentanti della Corte dei conti; rappresentanti dell’ISTAT; rappresentanti del CNEL. Non tutti si sono soffermati sui temi di energia, clima e ambiente ma chi lo ha fatto ha sottolineato pro e contro, fornendo anche una serie di proposte concrete. (QUI LE MEMORIE DEPOSITATE)

ALLEANZA DELLE COOPERATIVE ITALIANE CRITICA SULLA PLASTIC TAX

Per l’Alleanza delle cooperative italiane “bene il fondo a sostegno degli investimenti in sostenibilità ambientale nella logica di favorire la realizzazione di un green new deal; la proroga della detrazione per le spese di riqualificazione energetica e di ristrutturazione edilizia”. Accanto agli aspetti positivi “ci sono, però, criticità evidenti”. “È il caso delle misure che introducono maggiori oneri per i dipendenti possessori di auto aziendali, della cosiddetta sugar tax e, in particolare, della plastic tax. Quest’ultima, in particolare, rappresenta un onere particolarmente importante per l’industria del confezionamento, poiché l’aumento del valore di 1 Euro al KG farebbe raddoppiare il costo del prodotto al netto dell’IVA. Pur gravando sull’impresa produttrice, verrà scaricata sul prezzo di vendita, con incertezza su chi sosterrà tale aggravio”.

“D’altra parte, sarebbe eventualmente necessario distinguere tra oggetti riciclabili e non riciclabili con una tassazione differenziata che incentivi le produzioni virtuose. Analogo incentivo andrebbe previsto anche per tutti quegli oggetti realizzati con percentuali consistenti di materiale riciclato, mentre la norma attualmente proposta sembra riferita soltanto a manufatti realizzati in plastica riciclata al 100%. Per tutte queste ragioni invitiamo il Governo ad un ripensamento e ad avviare un confronto con le organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori per individuare le soluzioni più idonee a promuovere l’effettiva affermazione di un modello economico sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale”, ha concluso l’Alleanza delle cooperative italiane.
Quanto alle misure orientate alla sostenibilità ambientale ed all’economia circolare, “in un quadro di generale condivisione, proponiamo alcuni possibili miglioramenti al testo – ha sottolineato l’Alleanza delle cooperative italiane in una memoria depositata alla Camera -. In particolare, quanto al Fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali (art. 7), riteniamo opportuno che i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri – cui la norma rinvia per la definizione delle modalità di ripartizione del fondo – prevedano anche i criteri ed i limiti da applicare per il riconoscimento dei contributi alle imprese (sì da assicurare equità e trasparenza nell’attribuzione dei finanziamenti sulla base di parametri definiti ed oggettivi e la verifica di un effettivo orientamento al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità). Quanto agli investimenti degli enti territoriali (art. 8), invece, considerate le problematiche emergenti in molti territori, tra le finalità dovrebbero essere aggiunte sia la creazione di piccoli impianti di compostaggio, diffusi sul territorio, per la gestione della frazione organica di rifiuti (comma 1, lettera a), sia il miglioramento degli edifici sotto il profilo delle performances ambientali e non solo della sicurezza (comma 1, lettera b)”.
Infine, “per quanto riguarda, più in generale la politica di rimodulazione dei cd sussidi dannosi per l’ambiente, è indispensabile che tale rimodulazione non si attui attraverso un taglio lineare e indiscriminato, ma sia graduale nel tempo e basata su un’istruttoria approfondita ed un’attenta selezione delle agevolazioni. In taluni casi, ad esempio, la disciplina del sussidio può essere modificata e resa ambientalmente favorevole, con ciò rendendo l’opera di rimodulazione ancor più efficace ed orientata alla transizione ecologica. Infine, è necessaria e prioritaria l’individuazione, nel contesto di tale rimodulazione, di alternative ambientalmente ed economicamente praticabili (ad es. il recepimento della direttiva UE sulla “fine dei rifiuti”), altrimenti l’unico effetto – specie nel settore agroalimentare e della pesca – sarà quello di innalzare la pressione fiscale e danneggiare la competitività delle imprese”, ha concluso l’Alleanza delle cooperative italiane.

COLDIRETTI: SERVE INTERPRETAZIONE AUTENTICA NORMA SU INCENTIVI A FAVORE DEGLI IMPIANTI DI BIOGAS

La Coldiretti ha formulato alcune proposte in materia di ambiente ed energia: “Proroga o messa a regime del cosiddetto bonus verde introdotto nella legge di bilancio 2018 e confermato nel 2019”. “Nell’eventualità di una revisione delle cosiddette tax expenditures è necessario mantenere le attuali agevolazioni per i prodotti petroliferi impiegati in lavori agricoli in ragione degli effetti esiziali che subirebbe l’intero settore in ipotesi di riduzione di tali agevolazioni”. Inoltre, occorre “chiarire che tra i soggetti beneficiari del credito d’imposta previsto dal disegno di legge di bilancio 2020 per i processi di trasformazione tecnologica necessaria alla transizione ecologica siano comprese anche le imprese agricole”. Infine, occorre la “previsione di una disposizione di interpretazione autentica della norma contenuta nella legge di bilancio 2019 che ha previsto forme di incentivi a favore degli impianti di biogas con potenza elettrica non superiore a 300kW realizzati da imprenditori agricoli: è necessario chiarire che tali impianti possono essere alimentati purché in maniera non prevalten, anche da materiali o sostanze provenienti da altre imprese agricole”

UIL: RIVEDERE LA COMPOSIZIONE DELLA BOLLETTA ELETTRICA PER IMPRESE E FAMIGLIE

Per la Uil “visti gli stringenti impegni italiani ed europei in materia ambientale e dato il rallentamento dell’industria italiana e tedesca ed il diffuso calo dell’export manifatturiero, riteniamo non più rinviabile una ‘governance’ condivisa e chiara della politica industriale nazionale, che coinvolga tutti gli attori sociali ed istituzionali al fine di garantire una strategia industriale dotata di strumenti di intervento efficaci e rapidi, anche per la reindustrializzazione delle numerose aree crisi complessa e non complessa, oltre che per la risoluzione delle circa 150 crisi di impresa monitorate al Mise. Sulla tema del Made in Italy e dei marchi storici, pur condividendo le intenzioni del legislatore di rafforzare l’export italiano e tutelare i prodotti italiani del settore industriale, agricolo e agroalimentare, riteniamo tali misure ancora insufficienti e bisognose di un confronto con le parti sociali al fine di renderle davvero efficaci. Apprezziamo la volontà politica di prevedere interventi e risorse a sostegno dell’ambiente e dell’economia circolare, così come le risorse messe a disposizione delle Amministrazioni e degli Enti Territoriali per una maggiore tutela e sicurezza del territorio: dal rischio idrogeologico, alla rigenerazione urbana alla mobilità purché in un’ottica di fattiva partecipazione, con il territorio e le parti sociali”.
In particolare “è condivisibile, anche se le risorse non sono sufficienti, la volontà di rendere concreto il ‘Green New Deal’, a patto che questo si concentri in primo luogo su progetti volti ad una transizione ecologica dei processi produttivi socialmente sostenibile – prosegue la Uil -. Parallelamente in merito alla riconversione ecologica dei sistemi produttivi, occorre favorire il consolidamento e lo sviluppo nel nostro Paese di una capacità industriale (manifatturiera, di ricerca e di servizi) che colmi il gap produttivo rispetto alle altre economie europee in materia di energie rinnovabili, accumulatori di energia, mobilità elettrica, ciclo dei rifiuti, carbon capture, chimica verde e biocarburanti”.
In tema di politica energetica “occorre dotarsi di un nuovo Piano Energetico Nazionale al cui interno rivedere la composizione della bolletta elettrica per imprese e famiglie che, in vista della completa liberalizzazione del mercato elettrico, potrebbe portare un ulteriore incremento dei costi. Per quanto riguarda il processo di graduale decarbonizzazione del sistema produttivo italiano, riteniamo che esso debba essere collegato a un disegno comune europeo e indirizzato in primo luogo a supportare la riconversione dei processi produttivi a parità di livelli occupazionali, garantendo un incremento delle competenze e professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori. Riteniamo, infatti, fondamentale la definizione di una strategia industriale finalizzata alla diffusione in Italia di filiere produttive della green economy – continua la Uil -. A nostro avviso è cruciale sostenere la transizione energetica sostituendo il carbone con il gas, garantendo nel contempo processi di incremento della produzione nazionale e accordi di fornitura internazionali finalizzata anche a non dipendere da singola aree a rischio geopolitico. La nostra posizione in relazione alla manovra è orientata verso una politica industriale sostenibile. Per questo chiediamo il riequilibrio del sistema premiante con quello sanzionatorio, in un’ottica di programmata finalizzazione all’innovazione ambientale ed all’efficienza che non incida negativamente sui lavoratori e sulle famiglie. Di rilievo, inoltre, la proroga degli ‘ecobonus’ sulla riqualificazione energetica e sulle ristrutturazioni, riteniamo però necessario un cambio di passo per rendere strutturali dette misure, evitando così continui rinnovi. Altrettanto importante è che analoghi interventi vengano indirizzati per la sostituzione di coperture in eternit”.

CISL: SEMBRA MANCARE È UN DISEGNO COMPLESSIVO SULLA JUST TRANSITION

La Cisl pone l’accento, nella memoria depositata alla Camera, sul fatto che “diversi interventi del ddl bilancio 2020 vengono modulati all’interno di una proiezioni triennale. È quindi dirimente – sottolinea il sindacato – avere contezza delle risorse che verranno individuate nel 2020 perché sulla triennalità si è spesso assistito ad obiettivi di sviluppo non realizzati nel loro complesso e questo desta preoccupazione”. Tra questi la Cisl cita “la sostenibilità ambientale”, il “rilancio degli investimenti pubblici sinergici a quelli privati da stimolare e orientare anche attraverso la realizzazione di un Green new deal, aspetto che attende uno specifico confronto con il sindacato”. “Quello di indirizzare gli investimenti in termini ‘green’ è sicuramente uno sforzo importante ma tuttavia come spesso avviene ci si affida a rimodulazioni degli anni precedenti”. Per questo la Cisl ritiene importante all’articolo 11 “la definizione di stanziamenti per il Green new deal su infrastrutture pubbliche a sostegno agli investimenti privati con particolare attenzione alla decarbonizzazione dell’economia, all’economia circolare, all’innovazione, alla sostenibilità ambientale e alla rigenerazione urbana” con effetti finanziari pari a 470 mln nel 2020, 930 nel 2021 e 1.420 nel 2022-23 dai quali “150 mln/anno dovranno essere investiti sui territori”. Su questo punto la Cisl ritiene in definitiva che “le misure proposte sono condivisibili, speriamo – aggiunge – che vi siano progetti validi e concreti nei quali investire le risorse previste e che si crei occupazione di qualità. Quel che tuttavia sembra mancare è un disegno complessivo sulla Just Transition, che accompagni la necessaria trasformazione del sistema produttivo verso processi ambientalmente e socialmente sostenibili”.
Positiva anche la Green mobility e il fatto che “per la Pa italiana vengano impartite disposizioni inerenti la sostituzione del parco auto rispetto al quale dovranno essere privilegiato auto a trazione elettrica o ibrida e aggiungiamo prodotte da aziende nazionali”. E positive anche le proroghe a detrazioni per la riqualificazione energica e ristrutturazione edilizia su cui “andrebbe valutata in prospettiva la possibilità di dare maggiore strutturalità a questo tipo di misura”. Valutata negativamente invece l’aumento delle accise sui prodotti usati per produrre energia elettrica su cui è “presumibile un aumento per i consumatori della bolletta” così come sugar tax e plastic tax sule quali il sindacato chiede una sostituzione con provvedimenti “in favore della sostenibilità della filiera” e sui cui Cisl invita a rivedere le norme.

UGL: PLASTIC TAX ANDREBBE QUANTO MENO RIVISTA

Sul Green New Deal, “allo stato dell’arte l’unico giudizio possibile è in ordine alle risorse stanziate che sembrano insufficienti o appena sufficienti rispetto agli ambiziosi obiettivi del governo. È vero che si tratta di un fondo destinato ad erogare garanzie (in passato si è spesso parlato di una leva fino a uno a sette) però il successo dipende da tanti fattori compresa la capacità di favorire e sostenere la partership pubblico-privata”. Discorso simile anche sulla Green mobility: “Pur comprendendo la ratio della norma, sono almeno due i quesiti che si pongono: dove sono le risorse? Fino a che punto la misura è in linea con le normative? Inoltre, è da chiedersi fino a che punto tale previsione è in linea con l’obiettivo di sostenere l’industria italiana dell’automotive.

Sull’ecobonus, scrive l’Ugl “si tratta di una proroga di alcuni strumenti già adottati nel recente di passato. Fermo restando che al momento sembrano esserci delle lacune, vale il discorso generale che il rinnovo anno per anno è poco utile per le famiglie e le imprese che non possono programmare acquisti e produzioni, se non a breve scadenza”.

Sull’acquisto beni strumentali per l’economia circolare “le finalità della misura sono condivisibili. Rimane la perplessità circa lo strumento del credito di imposta che non facile utilizzo per tutte le imprese. Da tenere in considerazione a tal proposito la stretta sulle compensazioni inserita nel decreto legge fiscale”.

Sulle accise dei prodotti energetici “la finalità dell’articolo è quella di favorire il passaggio verso forme di produzione meno inquinanti, agendo sulle aliquote applicate che sono, infatti, più penalizzanti per il carbone e il gasolio rispetto al Gpl soprattutto al gas naturale. L’azione fiscale, però, è solo una componente del piano di transizione e si rischia soltanto di penalizzare il sistema economico nel suo complesso.

Per quanto riguarda la plastic tax “si tratta di una norma molto controversa che rischia di avere più ricadute soprattutto sul versante occupazionale che benefici. Premesso che la sostenibilità ambientale è un obiettivo condiviso e condivisibile, occorre fare attenzione alle conseguenze dell’introduzione di una Imposta sulla produzione e il consumo di plastica. L’Italia è al secondo posto su entrambe le voci in Europa. La nuova imposta rischierebbe di mettere fuori gioco la nostra produzione, lasciando campo aperto all’importatore, una situazione che aggiungerebbe danno la beffa. L’imposta andrebbe quindi quantomeno rivista, rendendola più pesante per i prodotti importati. Andrebbe altresì concordata in sede Europea proprio per evitare una eccessiva penalizzazione per la produzione Nazionale. Andrebbe previsto un periodo di transizione prima dell’entrata in vigore dell’imposta, così da dar modo alle imprese del settore di adeguarsi. Andrebbe fine rafforzato il credito di imposta. Il tutto Naturalmente se il governo intende andare avanti nella previsione di introdurre questa nuova imposta”.

CONFINDUSTRIA: NO PLASTIC TAX ED EVITARE POLVERIZZAZIONE RISORSE GREEN NEW DEAL

Per Confindustria la manovra “sebbene contenga elementi positivi è nel complesso insufficiente”. “Emblematico il caso della Plastic tax che non comporta benefici ambientali penalizza i prodotti e non i comportamenti e rappresenta unicamente una leva per rastrellare le risorse. Pur Dando atto al governo di aver avviato ora un confronto confronto con gli attori interessati si evidenzia che la Plastic Tax danneggia pesantemente un intero settore produttivo rappresenta una sorta di doppia imposizione Dunque ingiustificata sia sotto il profilo ambientale che economico sociale Determina un aumento medio pari al 10% del prezzo di prodotti di altissimo consumo è un impatto sulla spesa delle famiglie stimabile in €109 annui”.

Peraltro l’Italia “ha un’ottima performance in termini di sostenibilità ambientali che la colloca in cima alla classifica dei gruppi dei paesi europei più virtuosi in rapporto al PIL le emissioni di gas serra risultano Infatti del 21% più basso della media Ue il consumo di materia prima del 36% e quello di energia addirittura del 57%. Se Dunque appaiono in linea con questi risultati le misure volte a favorire una di conversione coerente con il paradigma dell’economia sostenibile a partire dal green new deal questo impulso e vanificato da una misura punitiva come la tassa sulla plastica che ribadiamo colpisci produttori non chi inquina”.
In questo senso Confindustria chiede l’introduzione “di un nuovo credito d’imposta per la realizzazione di progetti ambientali che includono beni strumentali nuovi”. Nella medesima logica chiede di coniugare “competitività e sviluppo sostenibile”, terreno su cui si muove “l’istituzione del fondo per la realizzazione di un piano di investimenti pubblici per lo sviluppo di un Green new deal italiano. Si tratta di un programma ambizioso e sarebbe dunque opportuno anche per evitare polverizzazione delle risorse, individuare alcune priorità a partire dai temi delle bonifiche dei siti inquinati e della riqualificazione delle aree dismesse”.

ANCHE A RETE IMPRESE ITALIA NON PIACE LA PLASTIC TAX

Per rete imprese Italia il programma di Green New Deal “deve strutturarsi come piano pluriennale di medio-lunga periodo” , mentre positivi sono gli interventi sull’autoproduzione di energia da rinnovabili, economia circolare e rigenerazione urbana e riqualificazione energetica. “Auspichiamo che nel decreto attutativo non vengano previsti requisiti minimi di investimenti per l’accesso agli incentivi che escluderebbero buona parte del tessuto produttivo del nostro paese”. Sulle accise da prodotti energetici, che per Rete Imprese Italia “costituisce una prima carbon tax” le risorse sarebbero dovute andare a misure volte a incentivare l’approvvigionamento di energia prodotta in modo sostenibile”. Infine la plastic tax “rischia di generare effetti contrastanti rispetto alla volontà dichiarata di sostenere l’economia circolare in quanto è indirizzata indistintamente verso tutti i prodotti e quindi anche quelli che contengono materiali riciclati”.

LA CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME CHIEDE UN FONDO NAZIONALE PER LE BONIFICHE

“Le Regioni chiedono di condividere con il Governo le priorità che necessitano di una risoluzione organica nell’arco pluriennale per dare fondamento e stabilità alla crescita del Paese… nel solco della leale collaborazione e attraverso Accordi fra Stato e Regioni che già hanno sortito i primi effetti positivi”. Tra le misure richieste “Sviluppo sostenibile: infrastrutture e governo del territorio”, “ambiente e green economy” e “Misure di perequazione e coesione per l’insularità”. In particolare, secondo gli enti locali è necessaria “l’Istituzione di un fondo nazionale permanente destinato a finanziare interventi di bonifica, alimentato anche mediante il rafforzamento della persecuzione del risarcimento di danni ambientali”, una “nuova organica articolazione del riparto delle funzioni ambientali tra gli enti” e il “rifinanziamento dei fondi per le misure per il miglioramento della qualità dell’aria anche per far fronte alle infrazioni comunitarie”.

manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra manovra