Scenari

Nord Stream 2, tedeschi indignati dalle nuove sanzioni Usa

Nord Stream 2

A raccontare la posizione del governo tedesco è il quotidiano Handelsblatt che ha visionato un rapporto inviato dal ministero dell’Economia e dell’Energia tedesco alla commissione Economia del Bundestag sul Nord Stream 2

C’è indignazione e anche una punta di piccata critica della Germania nei confronti degli Stati Uniti per la loro intenzione di comminare ulteriori sanzioni al gasdotto Nord Stream 2 onde impedire di completare l’opera. A raccontare la posizione del governo tedesco è il quotidiano Handelsblatt che ha visionato un rapporto inviato dal ministero dell’Economia e dell’Energia tedesco alla commissione Economia del Bundestag.

L’INDIGNAZIONE DEL MINISTERO

Il ministero ha avvertito delle conseguenze delle sanzioni previste: “Si può presumere che le nuove proposte di sanzioni rendano più aziende tedesche ed europee un potenziale obiettivo”. Anche se, “non è ancora possibile valutare” quali e quante possano essere quelle coinvolte, si legge nel rapporto.

LA PROPOSTA USA

I senatori degli Stati Uniti Ted Cruz (repubblicano) e Jeanne Shaheen (democratico) e tre loro colleghi hanno presentato il loro nuovo disegno di legge alla fine della scorsa settimana. Sia il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che i repubblicani e i democratici di entrambe le camere del Congresso vogliono fermare il gasdotto negli ultimi metri per evitare che la Germania dipenda troppo dalla Russia.

LE CONSEGUENZE

Il nuovo progetto di legge non prevede solo sanzioni contro le società che posizionano le navi per la posa delle condotte. Ma puniscono anche le compagnie che forniscono navi per altre attività legate al lavoro di posa. Ad esempio, le imbarcazioni utilizzate per lo scavo di trincee per la conduttura. Anche le compagnie che assicurano tali navi subirebbero sanzioni. Lo stesso vale per le aziende che certificano la condotta in modo che possa essere messa in funzione.

COSA PUÒ FARE GAZPROM?

Su cosa possa fare Gazprom per uscire dall’impasse risponde Forbes: “Per iniziare, Gazprom potrebbe adeguarsi ai requisiti del mercato del gas dell’Ue per l’accesso di terzi, accontentandosi dell’accesso parziale alla capacità del gasdotto; una situazione simile alla limitazione del 50 per cento sul gasdotto Opal che trasferisce i flussi di gas naturale dal Nord Stream 1”.

“La situazione peggiora ulteriormente se, in linea con il principio di separazione, Gazprom deve rinunciare alla gestione e alla proprietà del gasdotto – prosegue Forbes -. In tal caso, Gazprom dovrebbe rivolgersi al regolatore tedesco (BNetz) per assegnare un’altra entità per svolgere il ruolo di gestore del sistema di trasmissione. Si può immaginare uno scenario in cui Nord Stream 2 è diviso in due parti a seconda che si trovi sulle acque territoriali internazionali o tedesche. Il diritto dell’Ue si applica solo a quest’ultima, una parte molto più breve (4% della lunghezza totale), che dovrebbe essere gestita da un’entità diversa da Gazprom. Diversi potenziali candidati potrebbero svolgere il ruolo di gestore di un sistema di trasmissione per Nord Stream 2. La società WIGA, una joint venture di Wintershall e Gazprom, è un ombrello per tre filiali: GASCADE Gastransport GmbH, OPAL Gastransport GmbH & Co. KG e NEL Gastransport GmbH. Queste tre filiali sono gestori di sistemi di trasmissione sulle condotte OPAL, NEL ed EUGAL; tutti relativi ai progetti Nord Stream 1 e Nord Stream 2. I gasdotti OPAL e NEL rilevano la trasmissione del gas russo dai gasdotti Nord Stream 1 già esistenti. EUGAL dovrebbe fare lo stesso per quanto riguarda NS2”.