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Nucleare: cosa dice l’analisi del NYT e del Financial Times sui pro e contro dell’energia atomica

Nucleare

“Rispondere all’emergenza climatica con l’energia nucleare è come chiamare un bradipo per spegnere un incendio”. Fatti e dettagli su un possibile ritorno al nucleare 

Il nucleare, oggi, è protagonista di numerosi dibattiti che affrontano un quesito fondamentale: qual è la fonte più adatta per alimentare il mondo di domani? L’energia atomica è caratterizzata da costi elevati e dalla lentezza nella costruzione delle centrali. A tal proposito, gli articoli del New York Times e del Financial Times offrono una panoramica delle opinioni pro e contro l’energia atomica e tutti i dubbi e pareri di esperti, dirigenti dell’industria, funzionari governativi e ambientalisti. Inoltre, il Financial Times scrive della sfida legale che la Commissione europea sta affrontando da parte di un gruppo di attivisti Greenpeace e di un’alleanza separata di enti ambientalisti – tra cui Client Earth e il World Wildlife Fund – in merito all’etichettatura di gas e nucleare come “verdi”.

NYT, IL NUCLEARE: UN BRADIPO COSTOSO

L’energia nucleare – si legge nell’articolo del The New York Times – è relativamente sicura, affidabile e pulita; rispetto alla distruzione del pianeta causata dai combustibili fossili, l’energia nucleare sembra una panacea.

Come riporta il NYT nel suo articolo, per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius al di sopra dei livelli preindustriali – l’obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi per scongiurare i peggiori effetti del riscaldamento globale – gli esperti sostengono che dobbiamo ridurre le emissioni globali di anidride carbonica a zero entro il 2050. Rispondere a una tale emergenza climatica con l’energia nucleare è come chiamare un bradipo per spegnere un incendio. I 63 reattori nucleari entrati in servizio nel mondo tra il 2011 e il 2020 – si legge nell’articolo – hanno richiesto in media circa 10 anni per essere costruiti. In confronto, i parchi solari ed eolici possono essere costruiti in pochi mesi; solo nel 2020 e nel 2021, il mondo aggiungerà 464 gigawatt di capacità di generazione di energia eolica e solare, una quantità di energia superiore a quella che può essere generata da tutte le centrali nucleari attualmente in funzione nel mondo.

“Il modo migliore per diventare bravi a costruire centrali nucleari è costruire centrali nucleari”, ha dichiarato in una nota Sama Bilbao y Léon, direttore generale dell’Associazione nucleare mondiale. John Kotek, dirigente del Nuclear Energy Institute, il gruppo commerciale americano del settore, ha fatto notare che la Marina statunitense costruisce sottomarini e portaerei a propulsione nucleare in pochi anni – suggerendo che tempi rapidi di costruzione per piccoli reattori potrebbero essere fattibili.

JACOBSON: LE RINNOVABILI SONO LA SOLUZIONE

Secondo quanto riporta il NYT, Mark Jacobson, professore di ingegneria civile e ambientale a Stanford e da sempre sostenitore delle energie rinnovabili, sostiene che c’è un costo opportunità “nell’aspettare la costruzione di un reattore nucleare, quando si sarebbe potuto spendere quel denaro per l’eolico o il solare e liberarsi delle emissioni molto più velocemente”.

Secondo Jacobson – si legge nell’articolo del NYT – con la costruzione di un maggior numero di sistemi di energia rinnovabile – eolico onshore e offshore, energia solare ovunque – e il miglioramento delle tecnologie di immagazzinamento dell’energia (attraverso batterie e altre idee), l’eolico e il solare potranno soddisfare la maggior parte del nostro fabbisogno energetico.

FINANCIAL TIMES: BRUXELLES AFFRONTA SFIDA LEGALE

Secondo quanto riportato in un articolo del Financial Times, la Commissione europea sta affrontando le sfide legali di due organizzazioni ambientaliste in merito all’etichettatura di gas e nucleare come “verdi” nell’ambito di un sistema progettato per indirizzare gli investimenti verso progetti rispettosi del clima.

AMBIENTALISTI: CHIEDIAMO REVISIONE LEGALE

Il gruppo di attivisti Greenpeace e un’alleanza separata di enti ambientalisti, tra cui Client Earth e il World Wildlife Fund, hanno dichiarato di aver richiesto una revisione legale della decisione che ha applicato etichette “fintamente verdi”, incompatibili con le leggi dell’UE sul clima. Secondo quanto riporta l’articolo infatti, a detta di Client Earth il gas è “un potente combustibile fossile che minaccia la sicurezza energetica europea e ha portato a prezzi energetici alle stelle in tutta Europa”.

“Il gas è una delle principali cause del caos climatico ed economico, mentre non esiste ancora una soluzione al problema delle scorie radioattive nucleari e il rischio di incidenti nucleari è troppo significativo per essere ignorato”, ha dichiarato invece, in una nota, Ariadna Rodrigo, responsabile della campagna per la finanza sostenibile di Greenpeace UE.

L’APPELLO ALLA COMMISSIONE EUROPEA

Secondo quanto riporta un altro articolo del Financial Times, i gruppi  di attivisti hanno chiesto invece alla Commissione Ue di riconsiderare formalmente la propria decisione della richiesta di una revisione legale sulla tassonomia verde Ue, per la quale ha a disposizione tra le 16 e le 22 settimane. Se non dovesse essere d’accordo, hanno dichiarato che presenteranno il caso alla Corte di giustizia europea.

A preparare un’azione legale sono anche i deputati dei Verdi e della sinistra, ma il processo sarà probabilmente più difficile in quanto richiederà l’approvazione di una maggioranza parlamentare, cosa improbabile dato il precedente deficit. Inoltre – secondo quanto scrive il Financial Times – Austria e Lussemburgo stanno preparando un’azione legale per contestare l’inclusione degli investimenti nucleari nella tassonomia. L’azione è guidata dall’Austria, che ha una storia di scetticismo nei confronti dell’energia nucleare. Secondo le persone a conoscenza del processo, il caso dovrebbe essere presentato all’inizio di ottobre.

PARLA BRUXELLES

Bruxelles – riporta il Financial Times – ha affermato che le attività legate al gas e al nucleare possono essere considerate “verdi” solo se soddisfano determinati criteri. Devono essere utilizzati solo come strumento di transizione dai combustibili fossili più sporchi, come il carbone e il petrolio, e i progetti relativi al gas devono funzionare solo con emissioni limitate e con la possibilità di convertirsi in energia rinnovabile entro il 2035. L’energia nucleare, dunque, può essere finanziata solo se rispetta determinati standard per lo smaltimento delle scorie radioattive.

(Tratto dalla Rassegna stampa estera – EPR Comunicazione)

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