Il Ministero dell’Ambiente ripartisce circa 3 milioni di euro. Focus strategico su impollinatori, adattamento climatico e nuovi impegni per gli obiettivi internazionali 2030.
Uno stanziamento complessivo di 3.015.589 euro per la tutela di aree protette e parchi minerari. È quanto mette a disposizione il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) che ha definito il piano di riparto dei contributi per l’anno 2026 destinati a enti parco, aree marine protette e organismi internazionali. Una cifra che segna una contrazione rispetto all’anno precedente pari a 881.704 euro, il 22,6% in meno. Le risorse, destinate alla conservazione della biodiversità e alla tutela del territorio, finanzieranno 25 parchi nazionali, 30 aree marine protette e tre parchi minerari, includendo per la prima volta anche le realtà di recente istituzione come il Parco nazionale del Matese e l’area marina protetta di Capo Spartivento. È quanto emerge dallo schema di decreto ministeriale (Atto del Governo n. 432) presentato il 30 luglio 2026 alle Commissioni competenti di Senato e Camera, che avranno tempo fino al 19 agosto per esprimere il proprio parere.
RISORSE RIDOTTE E DESTINATARI DEL RIPARTO 2026
Il cuore del finanziamento è rappresentato dal capitolo 1551 del bilancio di previsione del MASE, dedicato alla tutela della fauna, della flora e degli ecosistemi marini. Nonostante il calo complessivo delle risorse, la distribuzione copre un ampio spettro di soggetti. Agli enti parco nazionali è destinata la quota maggiore, pari a 1.179.425 euro, mentre alle aree marine protette andranno 626.000 euro.
Una parte rilevante dello stanziamento, circa 740.050 euro, è riservata ai tre parchi minerari: il Parco tecnologico e archeologico delle colline metallifere grossetane, il Parco museo delle miniere dell’Amiata e il Parco museo delle miniere di zolfo delle Marche e dell’Emilia Romagna. Completano il quadro 446.000 euro per le convenzioni internazionali CITES e Bonn e un fondo di premialità da 24.114 euro.
STRATEGIE PER LA BIODIVERSITÀ E IMPEGNI INTERNAZIONALI
La relazione illustrativa che accompagna il decreto chiarisce che la tutela delle aree protette, che oggi coprono il 22% della superficie terrestre e il 15% di quella marina in Italia, è un pilastro della Strategia Europea per la Biodiversità 2030 e del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura. In questo solco si inserisce l’Obiettivo 15 dell’Agenda 2030 dell’ONU, volto a fermare la perdita di diversità biologica, tema centrale anche della Quindicesima Conferenza delle Parti (KMGBF).
L’impegno italiano punta a ripristinare, entro il 2030, almeno il 30% delle aree degradate, migliorando la connettività ecologica e l’integrità dei servizi ecosistemici attraverso un approccio programmatico che scandisce le attività nel medio termine.
CRITERI TECNICI PER L’ASSEGNAZIONE DEI FONDI
Per garantire un’equa distribuzione della quota destinata ai parchi nazionali, il MASE ha adottato una procedura basata su parametri oggettivi e complessi. Il calcolo tiene conto della superficie terrestre di ciascun parco e, dove presente, della perimetrazione a mare.
Un peso specifico è attribuito all’estensione delle zone di riserva integrale (Zona A), aree di particolare pregio naturalistico soggette a vincoli rigorosi. Inoltre, viene valutato il numero dei Comuni inclusi nel territorio del parco, considerato un indicatore della difficoltà nella gestione delle relazioni istituzionali che l’ente deve affrontare. Sulla base di questi dati, sono state assegnate quote fisse che variano tra i 39.520 e i 62.985 euro.
PREMIALITÀ E TUTELA DELLE SPECIE MIGRATORIE
Un’attenzione particolare è rivolta all’efficienza gestionale attraverso il “Fondo di premialità”. Questa riserva è destinata agli enti parco che hanno dimostrato un avanzamento virtuoso dei progetti, rispettando tempi e modalità previste. La relazione specifica che queste risorse devono essere utilizzate per “modalità compatibili con la valorizzazione degli ecosistemi di interesse agricolo, attraverso l’esercizio di attività condotte con sistemi innovativi ovvero con il recupero di sistemi tradizionali funzionali alla protezione ambientale”.
Parallelamente, lo Stato conferma il sostegno alle convenzioni internazionali come quella di Bonn, per la tutela delle specie migratorie, e la CITES, sul commercio di flora e fauna minacciate, per un totale di 446.000 euro.
ECCELLENZE MEDITERRANEE E ZONE ASPIM
Si approfondisce anche il ruolo delle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM), istituite dalla Convenzione di Barcellona del 1978. In Italia se ne contano 11, tra cui spiccano Portofino, Miramare, Tavolara-Punta Coda Cavallo e le isole Egadi. Far parte di questa lista d’eccellenza comporta responsabilità accresciute nel monitoraggio degli habitat e delle specie minacciate.
Per queste aree, il riparto 2026 prevede quote specifiche: 31.000 euro per ciascuna delle zone di Importanza Mediterranea e 15.000 euro per le altre aree marine protette, a supporto di studi scientifici sistematici necessari per salvaguardare gli habitat in cui le specie vivono e si riproducono.
OBIETTIVI 2026-2028: IMPOLLINATORI E ADATTAMENTO CLIMATICO
Guardando al prossimo triennio, il MASE ha fissato obiettivi ambiziosi per gli enti gestori. Per i parchi nazionali, la priorità sarà il consolidamento delle conoscenze sugli insetti impollinatori, colmando le attuali lacune informative attraverso protocolli standardizzati forniti dall’ISPRA. “L’obiettivo è incrementare ed ampliare il livello delle conoscenze ottenuto, anche al fine di colmare alcune lacune presenti, sugli insetti impollinatori”, si legge nel piano.
Per le aree marine protette, invece, il focus si sposta sullo studio dei cambiamenti climatici. Entro il 2028, i gestori dovranno elaborare strategie e piani di adattamento specifici, mettendo in campo misure di gestione capaci di mitigare gli effetti del riscaldamento globale sugli ecosistemi sommersi.

