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Putin Russia Gas

Perché il fatto che l’Italia non compri più il gas dalla Russia non è un problema

Secondo Matteo Villa dell’ISPI, “le bollette sono meno alte rispetto all’aumento del prezzo unitario della materia prima gas (+70%) perché il prezzo in bolletta include altri costi, che restano molto più costanti nel tempo”
“In tanti sono convinti che non comprare gas dalla Russia significhi condannarci a una vita di stenti. È falso. Già oggi, la materia prima la paghiamo poco più che nel 2021. Questo significa che le bollette sono più alte del 25% circa, non del doppio o del triplo”. Così su X Matteo Villa, Head of DataLab dell’ISPI. “Il motivo per cui le bollette sono meno alte rispetto all’aumento del prezzo unitario della materia prima gas (+70%) – ha aggiunto Villa – deriva dal fatto che il prezzo in bolletta include altri costi, che restano molto più costanti nel tempo”.

LE IMPORTAZIONI DI GNL

A partire dal maggio del 2022, l’Italia ha iniziato ad importare GNL dalla Russia. Nel primo trimestre 2023 quelle da Mosca hanno contato per il 3% sul numero totali di importazioni di GNL. Il nostro Paese importa gas anche attraverso il gasdotto TAP, che parte dall’Azerbaigian e attraversa la Grecia. Secondo Eurostat, nel gennaio 2023 abbiamo importato da Baku circa 750 milioni di metri cubi di.

MATTEO VILLA: “IL RICATTO DELLA RUSSIA SUL GAS STA FINENDO”

Poco più di un mese fa lo stesso Villa, sempre su X, aveva sottolineato che “il ricatto del gas russo è (quasi) finito. Nel giro di un solo anno, l’Italia è passata da pagare 13 miliardi di euro a Mosca per il suo gas, a soli 2 miliardi, quindi ci sono 11 miliardi in meno a disposizione della Russia per finanziare l’invasione”.

Nel 2021 l’Italia aveva pagato 25 miliardi di euro per tutto il suo gas naturale, nel 2022 il combustibile ci è costato 69 miliardi. Già da quest’anno però torneremo a pagare molto meno. Per l’analista “la crisi non è ancora finita, ma bisogna prendere atto del fatto che il ricatto di Mosca non morde più come ha fatto nel 2022”.

IL RAPPORTO ACER-CEER SUL MERCATO INTERNO DI GAS

Di recente il rapporto annuale Acer-Ceer – che monitora il mercato interno del gas nel periodo 2022-2023 – aveva rilevato che, “dopo lo shock del 2022, l’equilibrio tra domanda e offerta del mercato europeo è migliorato grazie alle consistenti importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) e alla significativa diminuzione della domanda. Ciò ha fatto sì che i prezzi si avvicinassero ai livelli pre-crisi”. Ciononostante, “l’offerta globale di gas è ancora complessivamente limitata, esponendo i prezzi a sviluppi inattesi. La ripresa della domanda di Gnl da parte della Cina rimane un importante fattore di influenza sui prezzi dell’Ue in futuro”. Secondo Acer-Ceer i prezzi del gas in Europa “saranno più esposti alla concorrenza globale, di conseguenza più volatili. La riduzione della domanda contribuirà agli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione europea, ma deve avvenire senza intoppi, per preservare l’economia e la sicurezza degli approvvigionamenti che il gas offre al sistema energetico Ue”.

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