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Perché il gasdotto trans-sahariano, oltre all’Europa, riguarda anche la Russia

Il Trans-Saharan Gas Pipeline (TSGP) è un gasdotto in costruzione di 4.128 chilometri, che dovrebbe portare da 20 a 30 miliardi di metri cubi di gas l’anno dalla Nigeria all’Algeria e da lì verso Italia e Spagna

Il gasdotto africano Trans-Sahariano è un progetto che, una volta completato, potrebbe rappresentare una nuova rotta di rifornimento energetico per l’Europa, sempre nell’ottica di liberarci definitivamente del gas russo. Secondo Il Foglio, però, potrebbe diventare un obiettivo anche per Mosca.

“L’ingresso dei russi nel progetto del gasdotto – si legge sul quotidiano – mostra come la presenza russa nel Sahel e in Africa si traduca in una manovra di accerchiamento nei confronti dell’Europa, alla disperata ricerca di fonti energetiche alternative a quelle messe a disposizione da Mosca”.

IL GASDOTTO TRANS-SAHARAN GAS PIPELINE

Il Trans-Saharan Gas Pipeline (TSGP) è un gasdotto in costruzione di 4.128 chilometri, che dovrebbe portare da 20 a 30 miliardi di metri cubi di gas l’anno dalla Nigeria all’Algeria e da lì verso Italia e Spagna, attraverso i già operanti gasdotti Transmed e Medgaz. L’investimento è tra i 13 e i 20 miliardi di dollari e al momento coinvolge la compagnia algerina Sonatrach e la nigeriana Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC).

Per arrivare nel Nord Africa e poi in Europa, però, il TSGP dovrà transitare per il Niger, un Paese povero e instabile. Ed è proprio lì che potrebbe inserirsi la Russia. La giunta militare del Niger, retta dal generale Abdourahamane Tchiani, dopo la cacciata del contingente francese si è alleata con i russi, che sostengono la guerra ai terroristi di Al Qaeda e a quelli affiliati allo Stato islamico, schierando gli Africa Corps (i mercenari dell’ex Wagner).

IL RUOLO DELLA RUSSIA IN NIGER

Il 26 ottobre scorso, su richiesta del Niger, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune aveva deciso, per la prima volta dal 1973, di inviare militari fuori dai confini del Paese per sostenere la giunta militare. Il giorno prima era stato sventato un tentativo di colpo di Stato, ordito da alcuni oppositori di Tchiani. Segno che, da un lato, la protezione russa non è poi così solido e, dall’altro, che Algeri intende accelerare sul TSGP.

Il 27 ottobre, alla vigilia del terzo vertice Russia-Africa, a Mosca, il ministro degli Esteri algerino, Ahmed Attaf, incontrando il suo omologo Sergey Lavrov, gli ha comunicato che Sonatrach, la compagnia energetica statale algerina, vuole coinvolgere delle aziende russe nel progetto, i cui nomi al momento non sono noti.

La stampa algerina ha parlato della TMK, una società specializzata nella costruzione di tubi con sede a Ekaterinburg, che risulta sottoposta a sanzioni sia da parte dell’Unione Europea che da parte degli Stati Uniti.

Secondo Il Foglio, “la Russia ha dato il suo placet all’intervento militare algerino perché desse il suo contributo militare al mantenimento dello status quo in Niger. L’invito ai russi ad entrare nel progetto del gasdotto Trans-Sahariano sembrerebbe quindi uno scambio di favori tra due Paesi che convergono su un tema: il controllo del Sahel non risponde solo a questioni di alleanze politiche, ma all’esigenza di gestire interessi economici. E il vuoto lasciato dagli europei e dagli Stati Uniti nella regione potrebbe essere un regalo estremamente prezioso per il Cremlino”.

TUTTI VOGLIONO IL GAS AFRICANO

Se venisse coinvolta nel progetto del TSGP, la Russia potrebbe ottenere una “riduzione del danno” rispetto alla decisione europea di sostituite il gas russo con quello di un altro Paese produttore, la Nigeria. Se però Mosca vedesse accresciuto il suo ruolo sul traballante Niger, potrebbe riuscire a mettere indirettamente le mani sui rubinetti del gasdotto.

E questo dovrebbe preoccupare l’Europa e anche l’Italia, visto che, non solo in Niger è ancora presente un contingente militare italiano, ma il Piano Mattei è il principale motore ideologico ed economico per il coinvolgimento del nostro Paese nel TSGP.

Con il gasdotto Transmed che è già in grado di trasportare importanti volumi, i flussi di gas nigeriano permetteranno all’Italia di ridistribuire energia ai partner dell’Europa settentrionale. E ciò sposta il baricentro del mercato energetico europeo dal Mare del Nord e dal Baltico al Mediterraneo, ponendo l’Italia al centro di un nuovo asse di cooperazione Nord-Sud.

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