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Agrivoltaico Agricoltura

Perché la norma sull’agrivoltaico del DL Agricoltura non piace alle associazioni

Secondo Elettricità Futura, Italia Solare ed altri, l’articolo 5 del decreto legge 62/2024 sull’Agricoltura “potrebbe impattare negativamente sulla produzione di energia rinnovabile”

Oggi la Commissione Industria e Agricoltura del Senato ha svolto le audizioni sul ddl 1138 (decreto legge 63/2024) di Elettricità Futura, Italia Solare, Alleanza per il Fotovoltaico, ANIE, Commissari straordinari Acciaierie d’Italia, Confindustria, FIOM-CGIL, FIM-CISL, UILM, UGL metalmeccanici, Legambiente, ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) e AssoESCo.

DL AGRICOLTURA, ELETTRICITÀ FUTURA: L’ART. 5 AVRÀ DELLE CONSEGUENZE NEGATIVE

“Secondo noi – ha dichiarato il direttore generale di Elettricità Futura, Edoardo de Luca – l’articolo 5, nel limitare l’installazione di impianti fotovoltaici a terra, comporterà delle conseguenze. In primis, sarà più difficile tagliare i costi dell’energia elettrica, che è un priorità per il settore. Vi sarà poi un ulteriore aggravio per le imprese energivore, perché servono i grandi impianti rinnovabili per stipulare contratti di lungo periodo per dare energia a basso costo alle imprese manifatturiere. Infine, ci saranno difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, nazionali ed europei”.

DL AGRICOLTURA, ITALIA SOLARE: STATO E REGIONI COOPERINO SULLE AREE NECESSARIE

“A nostro avviso l’articolo 5 è sbagliato”. Lo ha dichiarato il presidente di Italia Solare, Paolo Rocco Viscontini. “In alternativa – ha spiegato – si potrebbe intervenire attraverso una di queste azioni: individuare le aree necessarie agli obiettivi al 2023 e le aree di accelerazione; estendere le aree agricole su cui è possibile installare impianti fotovoltaici con moduli a terra in base a tre criteri: le aree su cui si installano impianti configurati per l’autoconsumo; il recupero di alcune delle aree già classificate idonee dal comma 8 dell’articolo 20 del decreto legislativo 199/2021 (aree di bonifica e aree prossime alle aree industriali, artigianali e commerciali); la classificazione o conferma di classificazione di tutte queste aree come già idonee, con idoneità sempre preservata anche dalle regioni”.

Per il presidente di Italia Solare, “alla luce della nuova classificazione e nelle more dell’attuazione della direttiva europea, non si proceda al percorso sulle aree idonee previsto dal decreto legislativo 199/2021, perché si interferirebbe, temporalmente e come contenuti, con quanto necessario per attuare la direttiva 2023/241. È opportuno e auspicabile che Stato e Regioni cooperino da subito per individuare le aree necessarie e le aree di accelerazione, nel cui ambito sarà comunque da ribadire la ripartizione tra le regioni e gli obiettivi nazionali. Precisare che nelle aree agricole sia sempre consentita la possibilità di installare impianti agrivoltaici, anche non elevati da terra, purché sia salvaguardato l’obiettivo di continuità dell’attività agricola”.

LEGAMBIENTE: SFRUTTARE SITI DA BONIFICARE PER FOTOVOLTAICO A TERRA

“Noi – ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente – sosteniamo con forza l’utilizzo dell’agrivoltaico, cioè di quel sistema che permette di coniugare in modo significativo la produzione energetica da rinnovabili con l’utilizzo del suolo agricolo, in un’ottica che dà continuità alla dimensione agricola del territorio: da una parte avere i pannelli solari sospesi a distanza di 6-7 metri, ma anche poter entrare con le macchine agricole ed effettuare le coltivazioni necessarie, creando una sinergia positiva tra coltivazione agricola e produzione energetica”.

“Nel Dl Agricoltura – ha aggiunto Gentili – sottolineiamo che dal nostro punto di vista andrebbero inseriti, all’interno delle aree dov’è possibile il fotovoltaico a terra, i siti oggetto di bonifica individuate ai sensi del titolo V parte quarta del Dl n. 3 aprile 2006 n. 152, i terreni all’interno dei siti di interesse nazionale e siti di interesse regionale da bonificare. Sono aree in cui anche se fosse possibile, non è utile né salutare coltivare, quindi è meglio utilizzarle per il fotovoltaico a terra, ovviamente senza ostacolare l’avvio dei procedimenti di bonifica”.

DL AGRICOLTURA, ASVIS: IL GOVERNO DIA CORSO AGLI IMPEGNI SU CLIMA E AMBIENTE

“Il Dl – ha affermato il direttore scientifico dell’ASviS, Enrico Giovannini – presenta misure di risposta emergenziale per il settore agricolo, ma mancano misure preventive e di natura strategica, perché gli shock che il settore sta vivendo sono destinati a ripetersi a causa del degrado degli ecosistemi e del mancato perseguimento del principio ‘one health’ – cioè un’agricoltura sana per persone sane – che è uno dei principi fondamentali a livello internazionale”.

“A tal fine – ha proseguito Giovannini – raccomandiamo che il governo dia corso agli impegni sul clima e ambiente, specificamente orientando il supporto pubblico all’agricoltura per attività che aumentino i livelli di remunerazione in collegamento a pratiche che rafforzano la resilienza, la salute umana, animale e degli ecosistemi; siano portati a regime i meccanismi di verifica di coerenza delle politiche definite nella Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, anche per la necessità di valutare che le misure di sostegno a breve termine siano coerenti con gli obiettivi a lungo termine; il governo affronti urgentemente i citati elementi necessari per accelerare il conseguimento del Goal 2 nelle sue diverse articolazioni. Da questo punto di vista, il Dl contiene alcune misure necessarie affinché le aziende agricole abbiano a disposizione strumenti immediati di difesa e sostegno per far fronte alla crisi, ma accanto alle misure urgenti occorrono interventi strutturali e gestionali per favorire lo sviluppo sostenibile del settore e una giusta transizione ecologica”.

ALLEANZA PER IL FOTOVOLTAICO: L’ART. 5 AVRÀ UN EFFETTO DRAMMATICO SUL SETTORE

Secondo Filippo Fontana, portavoce dell’Alleanza per il Fotovoltaico, “l’articolo 5 del Dl nasconde un potenziale impattante per tutto il settore delle energie rinnovabili e in particolare per il fotovoltaico, che non esito a definire drammatico; il tutto, secondo noi, a fronte di benefici insignificanti per il settore agricolo, per la tutela dei terreni e per la loro produttività”.

“L’articolo 5 – ha aggiunto Fontana – vieta l’80% delle nuove iniziative del fotovoltaico e dell’agrivoltaico, a cui noi operatori stiamo lavorando da mesi, se non da anni. Il divieto manca l’obiettivo di garantire la tutela dei terreni agricoli e la loro produttività per due motivi: il primo è che lo sviluppo del fotovoltaico di grande taglia non è incompatibile con la produzione alimentare, il secondo motivo è che la maggior parte dei terreni tutelati dall’articolo 5 sono già improduttivi e incolti”.

FOTOVOLTAICO, ANIE: ANCHE INSTALLANDO IN ZONE AGRICOLE, L’IMPATTO SAREBBE SOLO DELLO 0,4%

“La tematica discussa dal decreto legge è sui nostri tavoli da tempo. I problemi principali secondo noi sono il fatto che l’Italia ha bisogno di almeno 50-60 GW di fotovoltaico, ma i dati mostrano che, anche se le nuove installazioni avvenissero tutte in zone agricole, l’impatto sarebbe intorno allo 0,4%”. Così il delegato di ANIE Rinnovabili, Andrea Cristini, che ha aggiunto: “l’apertura che abbiamo visto nella normazione potrebbe essere una riapertura, nell’art. 20 c. 8 del D.Lgs. 199/2021, del C-ter 1 (le aree agricole racchiuse in un perimetro di 500 metri prospicienti le aree industriali) – e questo andrebbe a beneficio delle comunità energetiche, degli impianti ad uso industriale e anche di qualche impianto utility scale – e del C-quater”.

DL AGRICOLTURA, ASSOESCO: IL DL È INCOERENTE RISPETTO AI DISPOSITIVI PRECEDENTI

“Rappresento un po’ di preoccupazione – ha esordito Giacomo Cantarella, presidente di AssoESCo – rispetto a quanto introdotto dal Dl, in relazione al fatto che vediamo qualche incoerenza rispetto al corpo dei dispositivi precedenti, che genera una turbolenza sui processi già avviati in termine di sviluppo degli impianti”.

Cantarella ha aggiunto che AssoESCo “accoglie positivamente la salvaguardia delle iniziative di sviluppo realizzate ai fini della costituzione di una comunità energetiche rinnovabili. L’uso di suolo agricolo ai fini del fotovoltaico è estremamente marginale rispetto alla superficie agricola complessiva. L’esclusione di tutte le aree agricole in maniera generalizzata la riteniamo essere in contrasto con la raccomandazione europea 1343/2024, che dà come indirizzo che i Paesi membri dovrebbero limitare al minimo le zone di esclusione, massimizzando quindi lo spazio consentito per lo sviluppo di progetti rinnovabili”.

CONFINDUSTRIA: L’ARTICOLO 5 POTREBBE IMPATTARE SULLA PRODUZIONE DI RINNOVABILI

Per Aurelio Regina, delegato Energia di Confindustria, “la norma del Dl che prevede limitazioni all’uso del suolo agricolo per l’installazione dei pannelli fotovoltaici a terra secondo noi rischia di andare oltre la sua finalità, perché potrebbe impattare negativamente sulla produzione di energia rinnovabile che è necessaria a soddisfare i requisiti di decarbonizzazione delle imprese industriali, per cui l’Italia si è impegnata in sede internazionale”.

LA QUESTIONE DELL’EX ILVA DI TARANTO

Sono intervenuti poi i rappresentanti di alcune sigle sindacali, che hanno parlato delle ripercussioni del decreto sui lavoratori degli impianti dell’Ex Ilva di Taranto.

FIOM-CGIL: FAR RIPARTIRE PRODUZIONE, ANCHE ACQUISTANDO ACCIAIO

“I nove impianti ex Ilva sparsi per il territorio nazionale – ha spiegato Loris Scarpa, responsabile settore siderurgia FIOM-CGIL – occupano direttamente poco più di 10.000 persone e ne coinvolgono non meno di 20.000 con l’indotto e altre attività. Vi sono quotidianamente, tra cassa integrazione e smaltimento ferie, non meno di 3.500-4.000 lavoratori. Per noi è necessario che riparta la produzione, anche acquistando bramme di acciaio”.

FIM-CISL: CAPIRE COME VERRANNO SPESE RISORSE PER EX ILVA

“Riteniamo sia fondamentale conoscere nel concreto in che modo, attraverso un puntuale cronoprogramma, saranno spese le risorse economiche inserite tra gli interventi nel Dl 63/2024, per assicurare la continuità operativa degli impianti Ex Ilva, e per assicurare la tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza dei lavoratori”. Così Biagio Prisciano, segretario generale aggiunto di FIM-CISL Taranto.

UILM: PIANO RIPARTENZA RISCHIA DI CONTRAPPORTE LAVORATORI E TERRITORI

Per Davide Sperti, segretario generale UILM Taranto, “il problema dell’Ex Ilva è che non si fa mai una discussione d’insieme, perché non esiste un piano industriale. Il piano di ripartenza che ci è stato rappresentato anche in Confindustria – che mira, solo al 2024, al raddoppio della produzione – rischia di contrapporte lavoratori e territori, perché considerata la penuria di risorse, ci sono impianti neanche contemplati nella ripartenza, come quelli di laminazione a caldo e a freddo, che insieme raggruppano oltre 1.800 lavoratori per cui l’unica certezza oggi è l’uso della cassa integrazione sine die”.

UGL METALMECCANICI: PREOCCUPATI PER MANCANZA PARACADUTE PER LAVORATORI

Secondo il nostro punto di vista, ha dichiarato Daniele Francescangeli, vicesegretario nazionale UGL Metalmeccanici, “il decreto mette le aziende siderurgiche al centro dell’attenzione, in un mercato europeo che necessitava di questo. Per quanto riguarda l’Ex Ilva, quando ci hanno presentato il piano industriale abbiamo espresso gli aspetti positivi ma anche quelli negativi, uno su tutti il fronte dell’occupazione: è l’indotto che ci preoccupa molto, perché non sono previsti dei paracadute per i lavoratori. Se andiamo verso il rilancio dell’azienda e dell’intero settore siderurgico italiano, non possiamo perdere queste professionalità. Nei prossimi incontri tenteremo quindi di mettere al centro le politiche sugli ammortizzatori sociali”.

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