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USA Energia

Perché le elezioni negli USA si giocheranno anche sul fronte energetico

Sul tema delle emissioni come strumento per arrestare il cambiamento climatico, il candidato USA repubblicano Ron DeSantis ha affermato che la priorità è l’affidabilità energetica, mentre Nikki Haley (anche lei repubblicana) ha detto che il nucleare potrebbe essere molto utile nel ridurre le emissioni.

I due candidati repubblicani alle elezioni negli USA Ron DeSantis e Nikki Haley, in un recente dibattito nello Stato dell’Iowa, sono entrambi intervenuti a favore del petrolio e del gas. Il governatore della Florida ha promesso di stimolare una maggiore produzione locale e l’ex governatrice della Carolina del Sud ha sottolineato l’importanza del nucleare nella ridurre le emissioni di CO2.

GIACIMENTI DI SCISTO, EMISSIONI E NUCLEARE

“Sceglieremo Marcello invece dei mullah, e sceglieremo Bakken anziché Pechino”, ha detto Ron DeSantis durante il dibattito, sottolineando che, se diventasse presidente, lo sviluppo dei giacimenti di scisto Bakken e Marcellus sarebbe una sua priorità. Alla domanda su come affrontare il problema delle emissioni come strumento per arrestare il cambiamento climatico, DeSantis ha risposto che la priorità è l’affidabilità energetica, mentre Haley ha detto che il nucleare potrebbe essere molto utile nel ridurre le emissioni.

Entrambi i candidati – scrive Charles Kennedy su Oilprice – si sono impegnati a rimuovere i cosiddetti “sussidi green” che l’amministrazione Biden ha messo in campo per i progetti di transizione. “Il primo giorno come presidente, prenderemo il Green New Deal di Biden e lo getteremo nel bidone della spazzatura”, ha detto DeSantis.

I PROGRAMMI ELETTORALI DI DESANTIS E HALEY

Il governatore della Florida ha promesso che, se diventerà presidente, abbasserà il prezzo della benzina a 2 dollari al gallone, aumentando la produzione nazionale di petrolio. Quest’ultima lo scorso anno ha già raggiunto un record, e si prevede che nel 2024 aumenterà in modo più moderato. Tra gli impegni della campagna di DeSantis legata all’energia c’è anche quello di “sostituire l’ideologia del cambiamento climatico con il dominio energetico in tutte le linee guida di sicurezza nazionale e di politica estera”. E poi incrementare le esportazioni di energia, rifornire le riserve strategiche di petrolio e rivitalizzare l’industria nucleare statunitense.

Nikki Haley – che ha svolto un ruolo chiave nel ritiro degli USA dall’accordo di Parigi da parte del presidente Trump – ha affermato che gli USA dovrebbero intensificare gli sforzi per ritenere Cina e India responsabili delle loro emissioni di CO2, poiché i due Paesi asiatici sono molto peggiori degli Stati Uniti. Entrambi i candidati hanno criticato i piani dell’amministrazione Biden per l’eliminazione graduale delle auto con motore a combustione, e Haley ha evidenziato la mancanza di infrastrutture di ricarica e il danno che i veicoli elettrici più pesanti arrecherebbero alle strade.

LE PREVISIONI DEGLI ECONOMISTI SULLE ELEZIONI NEGLI USA

Secondo Oxford Economics, Biden e i Democratici – che hanno promulgato una legge che cerca di promuovere l’energia pulita, dovrebbero perseguire aumenti delle tasse sulle società e sui ricchi. Secondo gli economisti, alcune aree del mercato azionario potrebbero diventare molto volatili con l’avanzare della corsa e la definizione delle proposte politiche, tra cui quelle relative alla spesa per la difesa o alle normative sull’energia.

Nicole Vettise, Managing Director e Client Portfolio Manager e Nial O’Sullivan, Chief Investment Officer—Multi-Asset Class, EMEA di Neuberger Berman, hanno affermato che “le banche regionali e le società di servizi finanziari potrebbero trarre vantaggio, se i Repubblicani alleggerissero la regolamentazione e riducessero l’attuale controllo sulle commissioni. Inoltre, l’energia tradizionale e le materie prime potrebbero essere rilanciate dalla revoca delle normative ambientali”. Al contrario, in caso di una nuova vittoria di Donald Trump, l’industria delle auto elettriche ed altri settori che sono stati favoriti dall’Inflation Reduction Act potrebbero avere delle difficoltà”.

GLI USA, IL PETROLIO SAUDITA E LE RINNOVABILI

Allargando lo sguardo all’Europa, il mese scorso Federico Rampini, sul Corriere della Sera, spiegava che il petrolio dell’Arabia Saudita “è essenziale se vogliamo cercare di ridimensionare il ruolo di altri due fornitori ostili all’Occidente: Russia e Iran. La produzione di Riad può esercitare un effetto di calmiere sui prezzi. Ne sa qualcosa Joe Biden: anche se l’America è autosufficiente dal punto di vista energetico, i suoi prezzi interni sono determinati dalle dinamiche di mercato. Se scarseggia l’offerta saudita nel resto del mondo, prima o poi il prezzo alla pompa sale anche negli Stati Uniti, e questo rilancia l’inflazione, alimenta il malcontento degli elettori e può riportare alla Casa Bianca il presidente più filo-saudita di tutti i tempi, Donald Trump”.

Inoltre, proseguiva Rampini, noi “abbiamo bisogno di Riad anche per accelerare la transizione verso le rinnovabili. L’Arabia Saudita già oggi investe molto nel solare e nell’idrogeno ed è all’avanguardia mondiale nella desalinizzazione dell’acqua: una tecnologia che darà risposte vitali alle aree del mondo più colpite dalla siccità”.

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