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Perché l’economia circolare non circola in Italia

Economia Circolare

Scende il tasso di circolarità in Italia, ma il Paese “tiene” rispetto alle altre economie d’Europa. I numeri del quarto Rapporto nazionale sull’economia circolare 

Non decolla l’economia circolare in Italia, mentre la carenza di materie prime mette a dura prova i mercati. Secondo il quarto Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia, tra il 2018 e il 2020 il tasso di circolarità è sceso dal 9,1% all’8,6%.

Nonostante questo, l’Italia risulta tra i migliori Paesi in Europa, con un tasso di riciclo che tocca quasi il 70%.

AUMENTANO I CONSUMI

Il rapporto, realizzato dal CEN (Circular Economy Network), la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile assieme a un gruppo di aziende e associazioni di impresa, in collaborazione con Enea, evidenzia che negli ultimi cinque anni i consumi italiani sono cresciuti di oltre l’8% (superando i 100 miliardi di tonnellate di materia prima utilizzata in un anno), a fronte di un incremento del riutilizzo di appena il 3% (da 8,4 a 8,65 miliardi di tonnellate): sprechiamo ancora una gran parte dei materiali estratti dagli ecosistemi.

Dunque, il BelPaese non ha invertito la rotta e non ha centrato l’obiettivo del disaccoppiamento tra crescita economica e uso delle risorse: Pil e consumo di materiali viaggiano in parallelo e la ripresa del 2021 mostra come i due valori si stiano riportando sugli stessi livelli precedenti alla pandemia.

UN’ITALIA RESILIENTE (E VIRTUOSA)

Nonostante i numeri negativi, però, l’Italia – spiega il Cen – “tiene”: nel quadro delle prime cinque economie europee si posiziona al primo posto per gli indicatori più importanti di circolarità, assieme alla Francia.

In media in Europa nel 2020 sono state consumate circa 13 tonnellate pro capite di materiali, ma con grandi differenze tra i Paesi. In particolare, guardando alle cinque maggiori economie al centro dell’analisi di questo Rapporto – Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna – le differenze sono consistenti: si va dalle 7,4 tonnellate per abitante dell’Italia alle 17,5 della Polonia. La Germania è a quota 13,4 tonnellate, la Francia a 8,1, la Spagna a 10,3.

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RICICLO AL 70%

Buone anche le percentuali di riciclo. Come da rapporto, in Italia la percentuale di riciclo di tutti i rifiuti ha raggiunto quasi il 68%: è il dato più elevato dell’Unione europea. Tra le cinque economie osservate, l’Italia è quella che al 2018 ha avviato a riciclo la quota maggiore di rifiuti speciali (quelli provenienti da industrie e aziende): circa il 75%. Per quanto riguarda i rifiuti urbani (il 10% dei rifiuti totali generati nell’Unione europea) l’obiettivo di riciclaggio è del 55% al 2025, del 60% al 2030 e del 65% al 2035. Nel 2020 nell’UE 27 è stato riciclato il 47,8% dei rifiuti urbani; in Italia il 54,4%. Sempre nel 2020 i rifiuti urbani avviati in discarica in tutta l’UE sono stati il 22,8%. Dopo la Germania, le migliori prestazioni sono quelle di Francia (18%) e Italia (20,1%).

L’UTILIZZO DI MATERIE PROVENIENTE DAL RICICLO

Il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo nell’UE, invece, è stato pari al 12,8%. In Italia, sempre nello stesso anno, il valore ha raggiunto il 21,6%, secondo solamente a quello della Francia (22,2%) e di oltre 8 punti percentuali superiore a quello della Germania (13,4%). Spagna (11,2%) e Polonia (9,9%) occupano rispettivamente la quarta e la quinta posizione.

IL CONSUMO DI SUOLO

Facciamo peggio, invece, sul fronte del consumo del suolo. nel 2018 nella UE a 27 Paesi risultava coperto da superficie artificiale il 4,2% del territorio. La Polonia era al 3,6%, la Spagna al 3,7%, la Francia al 5,6%, l’Italia al 7,1%, la Germania al 7,6 %.

ECOINNOVAZIONE

Maglia nera anche per l’ecoinnovazione: nel 2021 dal punto di vista degli investimenti in questo settore l’Italia appare al 13° posto nell’UE con un indice di 79. La Germania è a 154.

RIPARAZIONE DEI BENI

Guardiamo alla riparazione dei beni: n Italia nel 2019 oltre 23.000 aziende lavoravano alla riparazione di beni elettronici e di altri beni personali (vestiario, calzature, orologi, gioielli, mobilia, ecc.). Siamo dietro alla Francia (oltre 33.700 imprese) e alla Spagna (poco più di 28.300). In questo settore abbiamo perso quasi 5.000 aziende (circa il 20%) rispetto al 2010.

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