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Perché l’eolico offshore in Europa sta rallentando

Produrre un monopalo rappresentativo in Europa costa circa il 38% in più rispetto a marzo 2020: il costo di produzione stimato è passato da 2,50 a 3,46 milioni di dollari per chilotonnellata

Il mercato europeo dei monopali per l’eolico offshore sta passando da preoccupazioni legate a una capacità produttiva insufficiente a una fase di scarso utilizzo degli impianti, causata dallo slittamento in avanti delle tempistiche dei progetti.

I produttori europei hanno investito fortemente in stabilimenti più grandi, in grado di fornire le fondazioni di dimensioni XXL necessarie per le turbine eoliche offshore di ultima generazione; tuttavia, i ritardi nei progetti e la lentezza nelle decisioni di investimento fanno sì che la domanda non cresca di pari passo con la nuova capacità produttiva.

RYSTAD: LA CAPACITÀ PRODUTTIVA EUROPEA DI MONOPALI AUMENTERÀ

Rystad Energy stima che la capacità produttiva europea di monopali XXL+ passerà da circa 1,2 milioni di tonnellate nel 2024 a 2,7 milioni di tonnellate entro il 2027. Si prevede che il tasso di utilizzo degli impianti si attesterà intorno al 32% nel 2026 e nel 2027, per poi scendere appena al 19% nel 2028.

Il livello di saturazione degli impianti migliorerà verso la fine del decennio, man mano che un maggior numero di progetti entrerà in fase di produzione, raggiungendo quasi il 50% nel 2031 sulla base dell’attuale pipeline.

I COSTI DI PRODUZIONE DELL’EOLICO OFFSHORE

Questo cambiamento sta già incidendo sull’economia dei contratti. Produrre un monopalo rappresentativo in Europa costa circa il 38% in più rispetto a marzo 2020: il costo di produzione stimato è passato da 2,50 a 3,46 milioni di dollari per chilotonnellata.

Tuttavia, i prezzi di vendita sono diminuiti rispetto ai picchi del 2022, poiché i fornitori competono per aggiudicarsi le future commesse produttive. Per un monopalo rappresentativo da 1,6 chilotonnellate, Rystad Energy stima che il margine del fornitore europeo sia sceso da circa 0,93 milioni di dollari (scenario di riferimento 2024) a circa 0,20 milioni di dollari attuali, una cifra pari a circa il 3% del prezzo di vendita.

GLI INVESTIMENTI EUROPEI PER AUMENTARE LA CAPACITÀ PRODUTTIVA

Il cambiamento è particolarmente evidente se confrontato con la situazione del mercato nel 2021 e nel 2022. Quando, nel dicembre 2021, Ocean Winds prenotò la capacità produttiva di monopali nell’azienda cinese Dajin Heavy Industry per il progetto Moray West, la disponibilità di slot produttivi presso i fornitori europei consolidati era estremamente limitata.

Sif aveva siglato il contratto per Dogger Bank C appena un mese prima, dichiarando che le tre fasi del progetto Dogger Bank avrebbero garantito commesse ben oltre il 2024; anche EEW disponeva di un consistente portafoglio ordini. All’epoca, Dajin descriveva il mercato come caratterizzato da colli di bottiglia nella capacità produttiva.

Questo contesto ha contribuito a giustificare un’ondata di investimenti europei volti ad aumentare la capacità produttiva. Sif, ad esempio, ha successivamente più che raddoppiato la propria capacità annua, portandola a circa 500 chilotonnellate grazie all’espansione di Maasvlakte 2 e acquisendo la possibilità di realizzare fondazioni di dimensioni nettamente superiori. Investimenti analoghi in tutta Europa hanno portato la capacità produttiva di tipo “XXL+” – tecnicamente significativa – a superare ampiamente i livelli di domanda contrattualizzata a breve termine.

IL RUOLO DELLE AZIENDE CINESI

I fornitori cinesi operano ora in un contesto competitivo profondamente mutato. Invece di limitarsi a colmare le lacune lasciate dagli stabilimenti europei in difficoltà produttiva, essi si propongono su un mercato in cui anche i fornitori europei necessitano di nuove commesse.

Rystad Energy stima che l’attuale costo di produzione cinese per i monopile si attesti intorno ai 2,03 milioni di dollari per chilotonnellata, una cifra inferiore di circa il 41% rispetto al parametro di riferimento europeo. Questo divario di costi offre ai fornitori cinesi maggiore flessibilità nell’assorbire le spese di trasporto, i costi legati alle emissioni di carbonio e margini ridotti quando puntano a progetti europei.

Secondo il modello di riferimento di Rystad Energy basato su un’unità da 1,6 chilotonnellate, un monopile cinese può arrivare in Europa a un costo di circa 6,35 milioni di dollari — includendo il trasporto marittimo e l’applicazione del meccanismo UE di adeguamento del carbonio alla frontiera (CBAM) — a seconda del margine del fornitore e del trattamento CBAM applicato.

Il prezzo di vendita europeo comparabile, secondo il medesimo modello, si aggira sui 6,69 milioni di dollari. L’analisi evidenzia come i maggiori costi commerciali e logistici possano ridurre il vantaggio competitivo della Cina, senza tuttavia annullarlo del tutto.

IL MERCATO EUROPEO

Il mercato europeo resta dominato dai produttori locali: Sif detiene circa il 31% del tonnellaggio di monopile oggetto di contratti certi nel dataset attuale di Rystad Energy ed EEW circa il 22%, mentre Dajin rappresenta all’incirca il 12%. Tuttavia, la fornitura di monopile è più facilmente frazionabile tra diversi produttori rispetto a quella delle turbine offshore; ciò consente agli sviluppatori di coinvolgere ulteriori fornitori nelle gare d’appalto senza dover loro affidare l’intero progetto.

Il rischio a lungo termine è che l’attuale eccedenza produttiva non sia destinata a durare. Gli stabilimenti per la produzione di monopile comportano elevati costi fissi, e diversi investimenti recenti sono stati effettuati sulla base di previsioni di rapida crescita dell’eolico offshore e di fondazioni di dimensioni progressivamente maggiori.

Qualora i ritardi nei progetti mantenessero basso il tasso di utilizzo degli impianti europei per diversi anni, i fornitori potrebbero rinviare ulteriori investimenti, sospendere l’attività di alcune linee produttive o, in ultima analisi, ritirare capacità produttiva dal mercato.

La situazione in Germania esemplifica questa incertezza: tra il 2023 e il 2025 sono stati assegnati siti per 17,8 GW di capacità eolica offshore, mentre progetti per circa 16 GW potrebbero potenzialmente rientrare in un meccanismo volontario di restituzione dei siti proposto dal settore.

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