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Petrolio, prezzi da record dopo gli attacchi agli impianti dell’Arabia Saudita

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Cosa succede (e perchè) al prezzo del petrolio

Attacco al petrolio. Gli attacchi con i droni a due maxi raffinerie saudite rivendicati dai ribelli yemeniti Houthi scuotono il mercato del greggio, che ha registrato un balzo senza precedenti. Andiamo per gradi.

IL PREZZO DEL PETROLIO

Partiamo dalle conseguenze. Questa mattina, in apertura di contrattazioni i future sul Brent sono schizzati di 12 dollari in pochi secondi, fino a quota 71 dollari. Si tratta di un aumento del 20% che non ha precedenti. Nelle ore successive, le quotazioni si sono stabilizzate intorno a 65-66 dollari, più 10%.

COSA E’ SUCCESSO IN ARABIA SAUDITA

A procare il balzo del prezzo del petrolio sono stati i 17 attachi totali, avvenuti sabato, a due importanti stabilimenti petroliferi in Arabia Saudita appartenenti ad Aramco, l’azienda statale saudita di idrocarburi. Ad essere messi fuori uso sono gli impianti situati nell’est del paese, a Khurais e Abqaiq.

Gli attacchi, avvenuti con i droni, sono stati rivendicati dai ribelli yemeniti Houthi.

UN DANNO SENZA PRECEDENTI

Quello subito da Aramco e dall’Arabia Saudita in generale è un danno senza precedenti. Secondo le stime di Bloomberg, infatti, è prevista una perdita di 5,7 milioni di barili al giorno, quasi il 6% della produzione mondiale. Una perdita superiore ai 5,6 milioni persi nel 1979 con la rivoluzione iraniana.

AUMENTO DEL COSTO DEL CARBURANTE?

Le conseguenze di tutto questo potrebbero concretizzarsi nell’aumento del costo della benzina. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ha spiegato all’agenzia Agi che c’è “il rischio di un’impennata dei prezzi del petrolio per un periodo di 7-10 giorni” anche “sopra i 100 dollari al barile”. E questo si tradurrebbe in un aumento dei prezzi della benzina.

IL TWEET DI TRUMP

“Siccome abbiamo fatto così bene con l’energia negli ultimi anni (grazie, signor Presidente!), siamo un esportatore netto di energia, e ora il produttore di energia numero uno al mondo. Non abbiamo bisogno di petrolio e gas del Medio Oriente, e infatti abbiamo pochissime petroliere, ma aiuteremo i nostri Alleati!”, ha scritto su twitter il presidente Usa Donald Trump

USA ACCUSANO IRAN

Gli attacchi, dicevamo, sono stati rivendicati dai ribelli yemeniti Houthi. MA gli Usa diffidano e puntano il dito contro l’Iran. “Non c’è alcuna prova che (i droni, ndr) siano arrivati dallo Yemen”, ha sostenuto il segretario di Stato americano Mike Pompeo, accusando direttamente l’Iran per questo “attacco senza precedenti alle forniture energetiche mondiali”.

LA RISPOSTA DELL’IRAN

“Queste accuse ed affermazioni inutili e cieche sono incomprensibili e prive di senso”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Abbas Mussavi, aggiungendo che queste accuse servono solo a “giustificare future azioni” contro l’Iran.

LA POSIZIONE DELLA COREA DEL NORD

Intanto, la Corea del Sud considera la possibilità di utilizzare le riserve di greggio. “Coopereremo con i raffinatori per assicurare il greggio da altri Paesi produttori, e faremo del nostro meglio per gestire le fluttuazioni del prezzo nei prezzi dei prodotti petroliferi interni”, scrive il il Ministero del Commercio, dell’Industria e dell’Energia di Seul in una nota in cui precisa di non prevedere un impatto nel breve periodo nelle forniture di greggio dall’Arabia Saudita. “Se la situazione peggiora, considereremo l’uso di riserve di greggio per stabilizzare i prezzi del petrolio”.