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Piano energia-clima: le posizioni di AssoEsco, AssoTermica e AssogasMetano

Pniec

Puntare sull’efficienza energetica, ma anche sulla neutralità tecnologica delle fonti e su modifiche all’ecobonus. Senza trascurare l’apporto di biometano e metano per la mobilità, una soluzione già disponibile

Puntare di più sull’efficienza energetica, ecobonus e bonus casa, ma anche su biocombustibili e gas metano per auto. Queste le posizioni espresse in commissione Attività produttive alla Camera dai rappresentanti di AssoEsco, AssoTermica e AssogasMetano nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla Strategia energetica nazionale relativa al Piano nazionale Energia e clima per il 2030.

ASSOESCO: NEL PIANO MANCA IL PRINCIPIO BASILARE DELL’EFFICIENZA ENERGETICA

Il Piano energia e Clima 2030, in generale, “è un ottimo piano anche se al suo interno manca il basilare principio comunitario dell’efficienza energetica. Anche perché bisogna ricordare che il raggiungimento di questo obiettivo consente di raggiungere anche l’altro target, quello sulle fonti rinnovabili. Questo nel piano manca e bisogna cercare di inserirlo”. Lo ha detto Roberto Olivieri, presidente di AssoEsco (Associazione italiana delle energy service company), parlando nel corso dell’audizione in commissione. Secondo Olivieri ci sono molti problemi da risolvere soprattutto per le Esco: “Ad esempio il credito d’mposta per le ristrutturazioni che non viene concessa alle Esco ma solo al beneficiario finale. Stesso discorso sull’iper e il super ammortamento di industria 4.0 perché il meccanismo viene riconosciuto anche qui solo al beneficiario finale”.

Discorso analogo per il Conto Termico, ha proseguito il presidente di AssoEsco: “Qui c’è il problema del non riconoscimento degli energy performance contract per la mancanza di un contratto modellizzato del Gse. Si potrebbe intervenire, allora, riconoscendo intanto delle tipologie ed evitare difficoltà alle Esco ad accedere ai benefici”. Non solo. Secondo Olivieri anche l’operatività del meccanismo dei Titoli di efficienza energetica si sta discostando dal fine per cui era stato creato: “Invece di spingere sull’efficienza energetica incentiva esclusivamente l’innovazione tecnologica. Altro ostacolo sono le agevolazioni alle imprese energivore ma riteniamo che una forte riduzione del costo energetico, a cui comunque non siamo contrari, senza dei criteri di efficientamento non spinga sull’obiettivo dell’efficienza energetica”. Altro ostacolo è rappresentato, poi, dalla riforma tariffaria delle bollette alle quali “sono state aumentate le componenti fisse e ciò non ha agevolato l’efficientamento e la generazione distribuita. Infine la mancanza di una cabina di regia trasparente e funzionale assieme alle associazioni di categoria. Alcuni programmi comunitari da sviluppare che noi valutiamo come favorevoli al sistema italiano, sono le energy community, per favorire la generazione distribuita e avere la possibilità di allineare il Sistema Italia al resto d’Europa nello sfruttamento degli autoconsumi. E la demand response, cioè le unità virtuali abilitate miste cioè la gestione della domanda all’interno del sistema elettrico. È partito un progetto pilota positivo di Terna ma ciò che riscontriamo è subito il nascere di posizioni dominanti da parte del principale operatore. È quindi necessario introdurre delle limitazioni per evitare una mancanza di competitività”.

ASSOTERMICA: PIANO IN GIUSTA DIREZIONI, L’ITALIA STA SPINGENDO SULL’ACCELERATORE. MA SERVE NEUTRALITA’ TECNOLOGICA

“L’Italia è uno dei mercati più importanti d’Europa per quanto riguarda l’ambito della climatizzazione invernale e il secondo mercato di sbocco come apparecchi venduti e come indici di produzione. Di fronte a noi c’è solo la Germania. L’Italia è all’avanguardia da qualche anno per le tematiche dell’efficienza energetica, della sostenibilità ambientale e delle fonti rinnovabili. Il mercato negli ultimi anni si è spostato in modo considerevole sulla spinta di direttive comunitarie e nazionali”, ha detto il segretario di AssoTermica (Associazione produttori di apparecchi e componenti per impianti termici) Federico Musazzi nel corso dell’intervento in commissione. “Quello che fino a tre anni da era lo standard di mercato come le caldaie tradizionali, non è più proposto e si è spostato su caldaie condensazione e tecnologie rinnovabili come pompe di calore e apparecchi ibridi” .“A nostro avviso – ha aggiunto Musazzi – il piano va nella giusta direzione e denota un impegno dell’Italia nel raggiungere degli obiettivi che sono non solo necessari per gli impegni Ue ma anche strategici per lo sviluppo dell’industria italiana. Vediamo che l’Italia stia spingendo di più della media europea sulla riduzione dei consumi e delle emissioni. E per quanto riguarda lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Anche la crescita attesa delle rinnovabili termiche dell’1,3% annuo è sicuramente un fattore che se ben tradotto in una legislazione che consenta di raggiungere questi obiettivi, è un aspetto che vediamo di buon occhio”.

LE PROPOSTE DI ASSOTERMICA: PROLUNGARE L’ECOBONUS

Tre le proposte presentate da AssoTermica ci sono la “neutralità tecnologica” ovvero, ha spiegato Musazzi “il fatto che il processo di decarbonizzazione deve essere sostenibile e non prescindere dal fatto che non esiste una soluzione unica valida in tutte le situazioni. Il mondo dell’edilizia è un mondo estremamente eterogeneo, le fasce climatiche, le tipologie edilizia. Per questo il concetto di neutralità è fondamentale per uno sviluppo armonico. L’industria italiana in questo senso ha un portafoglio di offerte molto flessibile ed eterogeneo. L’efficienza energetica prima di tutto è un secondo tema importante per raggiungere più facilmente gli obiettivi sulle rinnovabili termiche. Infine una semplificazione e una stabilizzazione delle misure”. Il presidente Alberto Montanini ha chiesto in tal senso una “stabilizzazione o quanto meno un prolungamento dell’ecobonus” per “un adeguato periodo” in modo da consentire alla filiera e ai cittadini “di effettuare i lavori con la dovuta calma e programmare gli investimenti”. Il secondo punto è “la maxi rata iniziale”. Attualmente sia per ecobonus sia per il bonus casa l’incentivo è diviso in 10 rate di pari importo: “Copiando l’idea da altri settori proponiamo una maxi rata iniziale pari al valore dell’iva poi le altre rate in 9 parti uguali; questo per indurre, per esempio, i condomini a effettuare lavori”. Inoltre, ha detto Montanini “attualmente c’è una certa sovrapposizione del bonus casa con gli interventi dell’ecobonus: bisognerebbe distinguerli eliminando quelli di efficienza energetica dal bonus ristrutturazioni o elevando l’asticella, cioè prevedendo incentivi solo per gli apparecchi con migliore tecnologia. Attualmente il tasso di sostituzione delle caldaie è inferiore al 4% l’anno, ai minimi in Europa”.

Per quanto riguarda il terzo punto, è necessario “istituire un fondo o più fondi di garanzia e incentivazioni al minor consumo di suolo per favorire interventi di completamento di unità immobiliari incompiute. La crisi economica ha bloccato, infatti, 190 mila unità immobiliari residenziali attualmente incompiute. Ora finire queste unità utilizzando le migliori tecnologie porterebbe molti vantaggi come ad esempio, per i comuni, gli oneri di urbanizzazione”. Anche lo strumento dei Certificati bianchi “è importante ma attualmente il fenomeno, soprattutto per l’edilizia residenziale, si è quasi fermato: bisognerebbe migliorare l’applicazione di questi Tee per poter ridare fiato agli interventi di risparmio energetico su vasta scala. Ma bisognerebbe anche operare in modo mirato per snellire la procedura e renderla più efficace”. L’ultimo punto riguarda “l’obbligo di copertura degli edifici con fonti rinnovabili. Al momento vi è una percentuale fissa uguale per tutti pari al 50% per edifici nuovi o ristrutturazioni rilevanti ma cozza con problemi oggettivi come le caratteristiche degli edifici. Bisognerebbe modulare questa percentuale in funzione della tipologia. Infine occorrerebbe operare in modo efficace per contrastare gli operatori che propongono apparecchi sul mercato in modo impunito che non raggiungono le soglie previste dalle leggi”. E “promuovere l’etichetta energetica degli apparecchi installati. Infine ricordiamo il contributo dei biocombustibili”.

ASSOGASMETANO: BIOMETANO E METANO SUBITO DISPONIBILI. CON LE AUTO ELETTRICHE CREIAMO INDOTTO PER ALTRI PAESI

Per il presidente di Assogasmetano Paolo Vettori il parco circolante oggi conta “una pletora di mezzi che può avere effetti benefici per la decarbonizzazione con l’Emilia Romagna che rappresenta la punta di diamante”. Quanto vale la filiera del Cng e del biometano? “Il settore – ha chiarito Vettori – nel 2016 contava 20 mila addetti, ora ne registra 30 mila. Siamo a oltre 1300 punti di rifornimento e cinquemila officine per un giro d’affari di 2,5 miliardi di euro che non è un risultato di poco conto. Il biometano, secondo il mio giudizio, è quindi la raffineria italiana. Perché dietro c’è tutta una filiera agricola e industriale. I veicoli a metano di oggi, così come quelli a biometano, consentono benefici ambientali immediati” perché è un combustibile “già disponibile, non servono batterie” provenienti per il 94% “da Cina e Usa” e spingendo sulle quali “ci troveremmo a creare un indotto per altri paesi”. Inoltre “abbiamo la potenzialità di 6,5 miliardi di metri cubi di metano e considerando che l’attuale utilizzo è poco più di 1 miliardo possiamo dire che ce n’è in abbondanza per rifornire rete”. Insomma, ha concluso Assogasmetano, le auto a metano e biometano hanno “esiti motoristici e ambientali provati, immediati ed efficaci. Inoltre, la filiera commerciale, industriale e distributiva del Cng, biometano e Lng è pronta, adeguata e disponibile”. Senza dimenticare che il metano e il biometano sono “utilizzabili da oltre 14 milioni di veicoli ancora circolanti fino a euro 4 trasformabili mediante modalità retrofit”. Mentre la tecnologia dei veicoli elettrici è “ancora in fase di sviluppo” e ci sono “dubbi” sul piano ambientale per quanto riguarda l’ibrido.