Scenari

Piano energia-clima: per Terna servono capacity maket, più interconnessioni e storage

Terna

Sono questi, in sintesi, i punti toccati da Luigi Ferraris, amministratore delegato e direttore generale di Terna, in audizione di fronte alla commissione Attività produttive della Camera

Sono tre le direttrici da seguire per raggiungere gli obiettivi dal piano energia-clima: innanzitutto avviare un meccanismo di capacity maket per realizzare un phase out del carbone ordinato in continuità con la qualità del servizio, avviando al contempo nuova capacità rinnovabile. In secondo luogo intervenire sulle infrastrutture adeguando la rete alle nuovi condizioni di mercato, favorendo soprattutto le nuove dorsali sud-nord e le interconnessioni con l’estero. Terzo punto, creare sistemi di storage in particolare di tipo idroelettrico e dotarci di strumenti necessari per garantire questo sviluppo. Sono questi, in sintesi, i punti toccati da Luigi Ferraris, amministratore delegato e direttore generale di Terna, in audizione di fronte alla commissione Attività produttive della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e adeguamento della strategia energetica nazionale al piano nazionale energia e clima per il 2030.

NEGLI ULTIMI DIECI ANNI CRESCITA IMPORTANTE DELLA CAPACITA’ RINNOVABILE

Terna“Un dato interessante riguarda la capacità installata nel fotovoltaico e nell’eolico nel periodo 2008-2015 – ha sottolineato Ferraris -. Già oggi l’Italia ha visto una crescita importante in questi 10 anni della capacità rinnovabile: la capacità fotovoltaica è passata dagli 0,4 GW del 2008 a circa 20 GW alla fine del 2018, la componente eolica è cresciuta da 3,5 Gw a 10 GW. Se andiamo a verificare il livello di mix nel periodo, vediamo che nel 2018 si sono osservate giornate, per esempio a maggio 2018, in cui la componente rinnovabile ha raggiunto il 46% del fabbisogno nazionale fino ad arrivare in alcune giornate al 60% su base giornaliera il 13 maggio o a coprire l’80% in alcune ore della giornata particolarmente soleggiata”.

SI ASSOTTIGLIA IL MARGINE DI RISERVA NAZIONALE: IL PAESE È SEMPRE PIÙ A RISCHIO SICUREZZA

“Va osservato, peraltro, che a fianco a questa crescita, nel periodo 2008-2018 abbiamo assistito a una progressiva decrescita della capacità termoelettrica a tal punto che a fine 2018 abbiamo riscontrato una capacità disponibile nell’ordine dei 58 GW a fronte dei 76 del 2013 – ha evidenziato il manager di Terna -. Nell’arco del decennio, quindi, ma soprattutto negli ultimi 2-3 anni, abbiamo visto da una parte una crescita importante delle rinnovabili e il progressivo calo della capacità termoelettrica. Questo anche perché le regole attuali prevedono che il mercato della generazione funzioni su meccanismi che danno priorità al dispacciamento delle rinnovabili, riducendo le ore di funzionamento degli impianti termoelettrici. Ciò ha avuto come prima conseguenza una contrazione del margine di riserva nazionale, un dato importante che ci dice qual è il nostro margine di sicurezza per far fronte a situazioni di clima estremo o di cambiamento dell’assetto del sistema energetico del paese. I 7GW a fine 2018 rappresentano sostanzialmente l’import dall’estero. Evidentemente ciò ci dice che stiamo entrando in una fase in cui la sicurezza del sistema può essere sottoposta a rischi non irrilevanti”.

CON I TARGET DEL PIANO ENERGIA-CLIMA SEMPRE PIÙ IMPORTANTE LO STORAGE IDROELETTRICO MA ANCHE ELETTROCHIMICO (QUANDO SARÀ MATURO)

Rispetto ai target del piano clima-energia, ha precisato Ferraris, “la stima a fine 2030 vede un’ipotesi di contributo della produzione delle rinnovabili pari a circa il 55% su base annua del fabbisogno. Vanno però osservati gli effetti di questa introduzione: le rinnovabili come è intuitivo sono” intermittenti “coprono cioè una parte ma non tutta la domanda di energia della giornata. Se ipotizziamo un aprile 2030 con tutte le rinnovabili in esercizio riscontriamo un fenomeno di cui occorre tenere conto: e cioè che le rinnovabili eccedono nell’arco della giornata quella che è la domanda stimata. La conseguenza è che se non prendiamo adeguati provvedimenti rischiamo di trovarci in una situazione in cui durante il giorno andiamo in over generation, cioè in un eccesso di disponibilità di rinnovabili rispetto alla domanda. Chiaramente, se non troviamo il modo per trattenere e stoccare questa capacità rischiamo di essere inefficienti e di non utilizzare appieno quelle che sono le potenzialità di questo strumento. Occorre quindi lavorare anche sulla capacità di stoccaggio – ha ammesso Ferraris -: oggi le tecnologie disponibili sono ancora l’idroelettrico cioè i pompaggi e le batterie elettrochimiche che sono delle tecnologie in evoluzione ma che non ci consentono ancora di raggiungere delle dimensioni tali da immagazzinare livelli di energia importanti”. Insomma, ha chiarito Ferraris “nel percorso di decarbonizzazione diventa di fondamentale dotarsi di sistemi di stoccaggio di energia, siano essi idroelettrici o elettrochimici, per avere una stabilità del sistema e garantire adeguatezza alle oscillazioni della capacità rinnovabile”.

OCCORRE RAFFORZARE LE INTERCONNESSIONI, IN PARTICOLARE QUELLE NORD-SUD E QUELLE CON L’ESTERO

Quali sono quindi gli elementi necessari per raggiungere i target 2030 in sicurezza, seguendo il processo di decarbonizzazione? “Sicuramente è importante avere dei segnali di prezzo di lungo termine per quanto riguarda sia la capacità termoelettrica sia quella idroelettrica visto che dobbiamo ragionare su un percorso che va oltre i 10-15 anni. Abbiamo la necessità lato Terna – ha aggiunto il manager – di intervenire con investimenti infrastrutturali importanti sulle reti di alta tensione per favorire l’integrazione delle rinnovabili e soprattutto per interconnettere i punti in cui abbiamo la maggior concentrazione di produzione delle rinnovabili rispetto ai punti in cui abbiamo la maggior concentrazione dei consumi. Già oggi le rinnovabili sono particolarmente concentrate al sud mentre la maggior parte dei consumi industriali è al nord dove tra l’altro è stata chiusa una buona fetta della capacità termoelettrica. Infatti, se andiamo a considerare regioni come Lombardia e Veneto vediamo che sono in deficit energetico e sono importatori da regioni limitrofe o da paesi vicini là dove ci sono interconnessioni con l’estero”. Un esempio su tutti, ha evidenziato Ferraris “è la necessità di rafforzare la connessione sud-nord. Oggi abbiamo un’unica dorsale che passa per l’autostrada Firenze-Roma. Dovremo necessariamente investire per fare in modo di avere un collegamento più forte tenendo conto dei diversi flussi tra nord e sud”.

SICUREZZA ITALIANA GIÀ SOTTO PRESSIONE IN DIVERSE OCCASIONI ANCHE RECENTI

“Abbiamo già sperimentato nel recente passato situazioni in cui la sicurezza italiana è stata messa sotto pressione – ha ricordato Ferraris -: nel luglio del 2015 ci sono state punte di caldo e picchi di consumo energetico, prevalentemente indotto dall’utilizzo dei condizionatori, che ha portato i consumi sui 60GW. Così come nel gennaio del 2017 sono state attivate alcune azioni necessarie per affrontare le situazioni di crisi per il freddo intenso in Italia e Francia dove le centrali nucleari erano in manutenzione straordinaria. Siamo andati in pressione e abbiamo dovuto utilizzare lo strumento dell’interrompibilità. Stesso discorso nel luglio-agosto 2017 a causa della scarsa idraulicità. Ecco perché, con una certa regolarità ormai da qualche anno, ci siamo messi in condizione di poter utilizzare alcuni strumenti per far fronte a situazioni di criticità visto l’assottigliamento del livello di sicurezza. Strumenti come l’utilizzo di tutta la capacità termoelettrica richiamando in esercizio impianti indisponibili, lavorando sugli autoconsumanti con contratti di interrompibilità istantanea e sviluppando contratti a termine come Uvac e Uvam già in corso ma che in termini dimensionali sono ancora marginali. Ma occorre anche bloccare le ulteriori dismissioni di capacità in attesa che si realizzi questo percorso virtuoso di implementazione di nuova capacità storage e adeguamento della rete”.

UNA SITUAZIONE NON SOLO ITALIANA: È IL PREZZO DELLA TRANSIZIONE

terna“Ricordo che questa situazione non è solo italiana: stiamo vivendo in un contesto in cui i paesi più importanti in Europa come Francia, Germania e Benelux stanno incontrando le stesse difficoltà legate al percorso di transizione che vede la chiusura di impianti nucleari e a carbone e la transizione energetica verso più rinnovabili con massicci investimenti in interconnessioni. La Germania, per esempio, ha piani di decine di miliardi di euro di interconnessioni per connettere la nuova capacità eolica offshore con le zone ad alto consumo. Siamo quindi in una fase di transizione che impone anche dei meccanismi di sussidiarietà tra Stati per la copertura del rischio energetico”, ha spiegato Ferraris.

AVVIARE IL MECCANISMO DI CAPACITY MARKET ENTRO GIUGNO E ACCELERARE E SEMPLIFICARE I PROCESSI AUTORIZZATIVI

“Tornando al capacity market – ha proseguito l’ad di Terna – per traguardare l’obiettivo di chiusura del carbone al 2025 è necessario avviare proprio il meccanismo di capacity market con urgenza, possibilmente entro giugno, in maniera tale da poter lanciare delle aste che ci consentano di far entrare in esercizio nuova capacità pulita – visto che stiamo parlando di impianti con requisiti emissivi più restrittivi -, entro il 2022-23, in tempo utile per il percorso utile di chiusura del carbone. È importante in questo senso l’accelerazione e la semplificazione dei processi autorizzativi per poter traguardare questi obiettivi ambiziosi. Ciò naturalmente implica anche una regia istituzionale importante affinché le azioni si muovano in parallelo e non in sequenza perché non possiamo più permettercelo visto che non siamo più in una situazione di eccesso di capacità come eravamo qualche anno fa”.

L’AZIONE DI TERNA È BASATA SULL’INTEGRAZIONE DELLE RINNOVABILI ESISTENTI E CHE ARRIVERANNO PER FAVORIRE LO SBOTTIGLIAMENTO DEL SISTEMA

Qual è l’azione di Terna in questo contesto? “Abbiamo programmato il nostro piano di investimenti decennali recentemente sottoposto al Mise prevedendo una serie di interventi per agevolare la decarbonizzazione e cioè l’integrazione delle rinnovabili esistenti e che arriveranno, per favorire lo sbottigliamento di alcune zone a favore di una maggiore efficienza di mercato, lavorando sulla sicurezza del sistema – ha precisato Ferraris -. Un altro aspetto che mi preme sottolineare è che stiamo andando incontro a un sistema caratterizzato da una maggiore generazione distribuita che si trascina dietro un funzionamento della rete elettrica diverso rispetto al passato. La nostra rete è stata concepita fino agli anni ’90 assumendo che le grandi centrali, 700-800 all’epoca, producessero energia e la trasmettessero attraverso la rete ad alta, media e bassa tensioni fino all’utente finale. In questi 15-20 anni le cose sono cambiate radicalmente: in primis perché non ci sono più 800 centrali ma 800mila e stiamo andando verso il milione. E se ci proiettiamo al 2030 avremo milioni di piccole centrali perché il consumatore è diventato anche produttore di energia e questo presuppone un funzionamento diverso della rete che si deve necessariamente trascinare dietro anche degli investimenti finalizzati a stabilizzare la frequenza e il funzionamento della rete. Cambiando anche la gestione del rischio”. “Per noi al primo posto – ha chiarito poi – c’è la sostenibilità e dal 2018 abbiamo fatto più di 330 visite sul territorio per trovare soluzioni tecnologiche meno impattanti possibili per le comunità locali. Complessivamente andiamo ad investire 12 miliardi di euro in dieci anni per accompagnare questa transizione energetica. Con un impatto sul pil 1 a 1: il 96% dei nostri investimenti va tutto sull’economia reale con effetto moltiplicatore”, ha ammesso l’ad di Terna. energivore

FONDAMENTALE DOTARSI DI CAPACITÀ AGGIUNTIVA A GAS CHE DEVE FUNGERE DA BACKUP. E GLI ACCUMULI IDROELETTRICI SU CUI OCCORRE TROVARE UNA FORMULA DI REMUNERAZIONE

“Per provare a sintetizzare quello che secondo noi deve essere un percorso da seguire per il phase out del carbone e arrivarci preparati, abbiamo provato a creare una sorta di matrice che ci dice da un lato quali sono gli interventi necessari e dall’altra quali gli strumenti. È importante dotarsi di capacità aggiuntiva a gas che deve fungere da backup nei momenti in cui abbiamo il calo della produzione di rinnovabili, la costruzione di accumulo sia esso idroelettrico o elettrochimico – ha sottolineato Ferraris -. Riteniamo che almeno 3000 MW di capacità idroelettrica, soprattutto nel centro-sud, siano importanti anche alla luce dell’evoluzione delle condizioni meteorologiche e potrebbero essere un’opportunità per valutare l’acqua in ottica multiuso. Anche se sugli accumuli idroelettrici bisogna trovare una formula di remunerazione che tenga conto della specificità dell’asset che è quello di essere una sorta di magazzino dell’energia in cui prevale non tanto quante ore funziona ma l’esistenza e il funzionamento in determinare ore della giornata, andando in sostanza verso una remunerazione del capitale investito più che oraria. E anche qui auspichiamo l’avvio di una cabina di regia istituzionale trasversale che consenta di avviare questi processi in parallelo. Stesso discorso per i pompaggi dove immaginiamo una sorta di meccanismo basato sui ricavi riconosciuti che tenga conto del capitale investito più una copertura dei costi variabili, senza superare un certo cap”.

IL DISPACCIAMENTO DEVE ESSERE CENTRALIZZATO IN UN UNICO OPERATORE

“Sempre sul piano clima-energia ci siamo focalizzati, infine, sui meccanismi di copertura della domanda di energia nel corso della giornata decentrata e gestita dai distributori locali. Noi pensiamo che in questo momento storico il dispacciamento debba essere centralizzato in un unico operatore che ha la responsabilità anche della sicurezza nazionale. In questo caso Terna. Ciò perché riteniamo che assicuri una maggiore stabilità e sicurezza del sistema senza rischiare di non mettere in moto il meccanismo di bilanciamento e osmosi tra i vari operatori – ha evidenziato Ferraris -. Ci vuole insomma una regia centrale che consenta di coprire domanda e offerta tenendo conto anche dell’import estero. Per quanto riguarda l’autoconsumo chiediamo solo di avere una formula di incentivazione più trasparente e non solo legata all’esenzione del pagamento delle parti variabili per evitare che ci possano essere sperequazioni”.

EVENTI METEO SEMPRE PIÙ ESTREMI METTONO SOTTO STRESS LA RESILIENZA DEL SISTEMA ELETTRICO

“Negli ultimi anni abbiamo avuto un aumento esponenziale degli eventi meteorologici estremi che sottopongono il sistema elettrico a degli stress che non erano originariamente previsti né ipotizzabili. Ci dobbiamo abituare perché stanno diventando più frequenti mettendo sotto pressione la resilienza dei nostri asset. Allora dobbiamo fare degli interventi precisi che possono mitigare i problemi. Ma anche interventi strutturali di sviluppo affinché il Kwh possa passare per più di una strada e linee interrate là dove è possibile. Stiamo investendo molto anche su innovazione e tecnologia: nello scorso piano sono stati stanziati 600 milioni di euro per digitalizzare delle reti”, ha concluso Ferraris.