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Piano Mattei

Meloni vuole Bruxelles nel Piano Mattei, Pichetto vuole l’Italia nel nucleare e Iren vuole investire 8 mld in progetti per l’ambiente

Secondo Meloni, Bruxelles dovrà “investire in infrastrutture e formazione in Africa, seguendo l’esempio che si accinge a proporre l’Italia”. Pichetto, nel frattempo, spinge sul ritorno dell’energia nucleare in Italia attraverso i piccoli reattori modulari che rappresentano “una scelta naturale”.  Infine, l’ad di Iren, Luca Dal Fabbro, racconta l’impegno del gruppo in termini di sostenibilità. Ecco cosa dicono i giornali

Manca poco al vertice Italia – Africa, che si terrà il 28 e il 29 gennaio. Nel corso del summit, il governo di Giorgia Meloni presenterà il Piano Mattei. L’obiettivo principale del piano strategico è quello di costruire un nuovo partenariato tra Italia e Stati del continente africano, anche se la Meloni ha già le idee chiare sul quale debba essere il ruolo dell’Europa nel piano.

Nel frattempo Pichetto guarda con attenzione alla ricerca nel settore del nucleare con l’apporto di eccellenze italiane e sul Piano Mattei, al Corriere della Sera dichiara:  «un primo caposaldo del piano è legato allo sviluppo in alcuni Paesi di coltivazioni per produrre biocarburanti».

Infine, l’ad di Iren, Luca Dal Fabbro, a La Stampa racconta i piani del gruppo in termini di sostenibilità con 8 miliardi di investimenti che saranno dedicati a progetti che riguardano la tutela della risorsa idrica, l’economia circolare, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica.

PIANO MATTEI: MELONI VUOLE L’EUROPA NEL PROGETTO

Cresce l’attesa per il vertice Italia – Africa, che si terrà il 28 e il 29 gennaio, al quale parteciperanno oltre cinquanta delegazioni provenienti da tutto il mondo, in particolare dai Paesi africani, oltre ai vertici dell’Unione europea e delle principali organizzazioni internazionali. Nel corso del summit, il governo di Giorgia Meloni presenterà il Piano Mattei. L’obiettivo principale del piano strategico è quello di costruire un nuovo partenariato tra Italia e Stati del continente africano, anche se la Meloni ha già le idee chiare sul quale debba essere il ruolo dell’Europa nel piano. A riprendere la questione, oggi, è il quotidiano La Repubblica che racconta come pochi giorni fa, conversando con i ministri interessati al dossier, Giorgia Meloni “l’ha messa giù così: per votare la prossima Commissione Ue — il senso del suo ragionamento — porrò tra le condizioni l’impegno a far diventare europeo il progetto italiano del Piano Mattei. (…) Significa, ha sintetizzato la leader, che anche Bruxelles dovrà investire in infrastrutture e formazione in Africa, seguendo l’esempio che si accinge a proporre l’Italia. E significa anche che dovrà essere sempre l’Europa a garantire — attraverso una sua missione o comunque grazie alla partecipazione di personale proveniente dai suoi Paesi membri — la sicurezza, il rispetto dei diritti umani e il riconoscimento del diritto d’asilo ai migranti ospitati in appositi hotspot nel continente”.

L’idea del governo, dunque, “è aprire centri di raccolta lungo le coste del Maghreb, ma anche in specifiche aree subsahariane, sul modello di quelli previsti dall’accordo tra Roma e Tirana. Ecco, con queste ambizioni Meloni si prepara a ospitare lunedì a Roma la prossima Conferenza Italia-Africa. Il primo passo verso il Piano Mattei”; riporta La Repubblica.

Meloni, dunque, punta ad arruolare Bruxelles nel progetto. Inoltre, spiega il quotidiano, “intende mobilitare l’intero sistema economico nazionale verso l’area a Sud del Mediterraneo, convincendo i Paesi africani che soltanto grazie al finanziamento delle infrastrutture e dei progetti di formazione possa crescere una classe mediacapace di assicurare lo sviluppo”

La premier, però, cercherà di sfruttare anche un’altra coincidenza: il 2024 è anche l’anno della presidenza italiana del G7 e Palazzo Chigi assicurerà massimo spazio al dossier africano nel corso del summit pugliese. Perciò, “Meloni vuole invece spingere i membri europei del G7 a guardare soprattutto al continente africano, anche per ridimensionare la penetrazione cinese e russa in Africa. Un espansionismo economico e militare che rischia di procurare enormi problemi all’Europa nei prossimi anni. Non soltanto sul fronte migratorio, ma anche su quello della sicurezza energetica e del terrorismo”; scrive La Repubblica.

NUCLEARE, PICHETTO: PIANO NAZIONALE PER PICCOLI REATTORI

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in un’intervista al quotidiano Il Corriere della Sera, affronta la questione relativa al nucleare e, in particolare, al fatto che il governo francese si appresta a finanziare lo sviluppo di piccoli reattori nucleari che sfruttano gli scarti di altri reattori. A lavorare per la Francia sarà anche Newcleo fondata da un italiano, Stefano Buono.

In merito, il ministro – al Corriere della Sera – dichiara: «Guardiamo con attenzione alla ricerca nel settore del nucleare con l’apporto di eccellenze italiane, a cominciare da Enea. Un segnale inequivocabile è stato dato istituendo la “Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile”. In quell’occasione si è avviato il percorso per un piano nazionale per la produzione di energia attraverso piccoli reattori, che potrebbero entrare in esercizio in sei o sette anni. Ritengo sia una scelta naturale perché i piccoli reattori si possono costruire in poco tempo e occupano pochissimo spazio. Il meccanismo è quello che vede lo Stato garantire un quadro autorizzativo e regolatorio, oltre che un sistema di incentivi per produrre energia da impianti di questo tipo.

I BENEFICI DEL PIANO MATTEI IN AMBITO ENERGETICO

Il ministro Pichetto, nell’intervista al quotidiano Il Corriere della Sera, affronta anche la questione relativa al piano Mattei ed ai benefici lo stesso che garantisce in ambito energetico. Il ministro, infatti, al quotidiano spiega che un primo caposaldo del piano è «legato allo sviluppo in alcuni Paesi di coltivazioni per produrre biocarburanti, il secondo progetto riguarda la produzione di idrogeno da importare in Europa. Infine, importare energia prodotta da nuovi impianti fotovoltaici in aree come il Sahara».

COMUNITÀ ENERGETICHE: DOMANDE DA MARZO

Infine, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, al Corriere della Sera, affronta la questione relativa al decreto che incentiva la creazione delle comunità energetiche. In concreto, spiega Pichetto, «il decreto assicura un vantaggio tariffario a famiglie, persone fisiche e piccole e medie imprese che si mettono insieme per produrre e consumare la propria energia da fonti rinnovabili. Per chi realizza questo tipo di iniziativa è prevista una tariffa incentivante sull’energia prodotta e condivisa dai membri della comunità. A questo si aggiunga un contributo a fondo perduto, fino al 40% degli investimenti sostenuti, se si tratta di un comune con meno di 5 mila abitanti».

«In totale ci sono 5,7 miliardi di euro, la dotazione per i contributi a fondo perduto vale 2,2 miliardi finanziati dal Pnrr. Lo scopo è spingere i territori a produrre e condividere energia rinnovabile», aggiunge il ministro.

In merito al numero di comunità energetiche che sorgeranno, Pichetto, al Corriere della Sera, dichiara: «Le stime sono molteplici, ragionevolmente potrebbero nascere circa 20 mila comunità, con una potenza installata di 7 Gigawatt»

Inoltre, sulle le regole per accedere agli incentivi, il ministro aggiunge: «Il regolamento sarà predisposto dal Gse in trenta giorni. A partire dal mese di marzo si potranno presentare le domande per realizzare una comunità energetica, beneficiando degli incentivi».

L’IMPEGNO DI IREN PER L’AMBIENTE VALE 8 MILIARDI

Iren – per il secondo anno consecutivo – promuove il Premio ESG Challenge, destinato alle dieci migliori tesi triennali o magistrali che trattano il tema della sostenibilità e delle sfide Esg (Environmental, social and governance).

Luca Dal Fabbro, ad di Iren, in un suo intervento su La Stampa, affronta il tema della sostenibilità legato all’impegno del gruppo e spiega: “il nostro gruppo da sempre ha tradotto la sostenibilità in impegni concreti e realizzabili. Il piano industriale Iren prevede oltre 10 miliardi di euro di investimenti, da qui al 2030, dei quali più dell’80% classificati come sostenibili, ovvero dedicati a progetti che riguardano la tutela della risorsa idrica, l’economia circolare, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Il premio Esg Challenge Iren ha l’obiettivo di stimolare sia nella comunità economica e finanziaria che in quella accademica la discussione sui temi Esg e sul valore della sostenibilità come driver di sviluppo per il Paese”.

Passando al digitale e all’AI, Dal Frabbro aggiunge: “Il digitale e le sue evoluzioni in termini di intelligenza artificiale rappresentano uno dei principali elementi abilitanti per la transizione energetica ed ecologica (e dunque della sostenibilità). Pensiamo ad esempio al settore dell’energia, dove la digitalizzazione rappresenterà lo strumento per integrare la produzione decentralizzata di energia rinnovabile nel mix energetico, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili importati e la volatilità dei prezzi. Un sistema sempre più complesso che avrà il suo fondamento su strumenti digitali diffusi e infrastrutture di dati condivise, con potenziali rilevanti: la sola applicazione delle tecnologie digitali ai principali settori industriali (manifattura, energia, residenziale ecc) ha il potenziale di apportare da qui al 2030 una riduzione media delle emissioni di CO2 di circa il 20% a livello globale”.

“La sola applicazione dell’Intelligenza Artificiale – spiega Dal Fabbro – migliorerà del 15% l’efficientamento energetico nei prossimi 3-5 anni e potrà avere un contributo fino al 45% nel raggiungimento dei target di riduzione delle emissioni stabiliti nell’Accordo di Parigi. Il digitale, tuttavia, sta diventando esso stesso un forte consumatore di risorse ed energia. Cresce il numero di connessioni, ma ancora più velocemente le quantità di informazioni che vengono trattate (dal 2015 gli utenti internet a livello globale sono quasi raddoppiati, mentre il traffico internet è aumentato di ben sette volte). Circa il 5% dei consumi mondiali di energia sono oggi determinati dai terminali e dalle infrastrutture di rete, ed entro il 2030 l’IA è stimata raggiungere il 4% della domanda mondiale di energia elettrica, in particolare nella fase di addestramento degli algoritmi”.

 

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