Sostenibilità

Pniec e obiettivi Ue: ecco cosa hanno detto al convegno Anev

eolico enel

Anev ha celebrato la Giornata mondiale del vento con un convegno sul Pniec e sugli strumenti per raggiungere gli obiettivi UE

In occasione della Giornata mondiale del vento, il 15 giugno, l’ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) ha organizzato il convegno “Piano integrato energia e clima. Gli strumenti da mettere in campo per raggiungere gli obiettivi UE”.

All’evento – introdotto e moderato dal presidente dell’ANEV Simone Togni – hanno partecipato Gianni Girotto (M5S), Luca Squeri (Forza Italia), Gianluca Benamati (Partito Democratico), Francesco Vetrò (GSE), Edoardo Zanchini (Legambiente), Giovanni Battista Zorzoli (FREE) e Luciano Barra (Direzione generale energia, MISE).

Una parola su tutte ha dominato il convegno: semplificazione. Gli speaker hanno infatti insistito sulla necessità di rendere più agevole l’iter autorizzativo per l’approvazione dei progetti legati alle energie rinnovabili. Normative semplici e soprattutto chiare eliminerebbero le incertezze per gli investitori, favorendo nel contempo il raggiungimento degli obiettivi fissati nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030, che delinea il percorso dell’Italia verso la decarbonizzazione.

Nelle parole del presidente dell’ANEV, Simone Togni: “la semplificazione della normativa è un passaggio fondamentale per raggiungere gli obiettivi posti dal PNIEC e sapere che il governo si sta impegnando per la definizione di un provvedimento in tal senso è senz’altro positivo. Il settore eolico deve poter operare senza ostacoli burocratici per contribuire con il proprio potenziale al raggiungimento dei target per la lotta al cambiamento climatico e la riduzione della CO2. Il paesaggio e l’ambiente non possono escludersi a vicenda, ma necessitano di un’armonizzazione urgente, senza la quale le conseguenze dovute ai cambiamenti climatici potrebbero avere aspre conseguenze sul pianeta. Serve in concreto un’azione che definisca chiaramente le aree dove non necessita il parere della Soprintendenza, così come deve essere chiarita la procedura semplificata che consenta il rinnovamento degli impianti eolici senza appesantimenti burocratici. Infine, si deve superare l’attuale blocco dello spalma-incentivi alla luce del fatto che i nuovi impianti non ricevono incentivi, come evidente, ma solo una stabilizzazione dei ricavi.”

“Si prosegue nel percorso della semplificazione e dell’incremento della velocità per il dispiegamento delle rinnovabili”, ha assicurato Gianni Girotto, presidente della X Commissione permanente del Senato (Industria, commercio, turismo). “C’è anche un tema di utilizzo delle aree agricole”: di lasciare ai proprietari terrieri, cioè, la possibilità – se lo desiderano – di installare degli impianti energetici sui propri campi, magari nelle aree meno produttive, in modo da recuperare “i cinque milioni di ettari perduti negli ultimi anni” per inutilizzo.

Secondo Luca Squeri, deputato e membro della X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo), “c’è necessità di introdurre una semplificazione normativa per dare agli imprenditori certezze su cosa si può fare e cosa no: c’è ancora tanta incertezza, che è la cosa peggiore per chi vuole investire”. Gianluca Benamati, vicepresidente della X Commissione della Camera, è sostanzialmente d’accordo: “L’eolico è una delle realtà più promettenti perché l’avanzamento tecnologico è molto significativo. Il tema vero è quello di semplificare”.

Togni ha poi ricordato il paradosso quasi “kafkiano” che gli operatori del settore delle rinnovabili devono affrontare: l’iter autorizzativo dura almeno cinque anni per i progetti eolici; ma l’evoluzione tecnologica procede sempre più spedita ed è possibile che, al momento dell’autorizzazione, le tecnologie siano ormai diventate obsolete. Per modificarle, però, bisognerebbe iniziare un nuovo processo autorizzativo. Ecco perché, secondo Togni, è necessario aggiornare le linee guida del 2010 ed estenderle anche al mini e micro-eolico.

Eolico che, nelle parole del presidente del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) Francesco Vetrò, è “un pilastro del sistema elettrico nazionale”. Il mini-eolico, tuttavia, ha avuto un’evoluzione non sempre organica e non sempre con un adeguato background tecnologico. Al contrario, il grande eolico ha dimostrato crescente efficienza, affidabilità e competitività, grazie al continuo sviluppo tecnologico. Particolarmente promettente sembra essere l’eolico offshore, che finora però ha trovato poco spazio nelle acque profonde italiane.

“Il tema delle incertezze nelle autorizzazioni” – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – “è il principale ostacolo” allo sviluppo dell’eolico. “Intorno agli impianti eolici si possono costruire delle comunità energetiche, ma è tutto impossibile finché non si decide di semplificare. La politica italiana deve accompagnare gli imprenditori”.

Secondo Zanchini, in Italia l’eolico è cresciuto a ritmi lenti. “Bisogna installare maggiore capacità; bisogna mettere mano alle linee guida, che hanno dieci anni e sono inadeguate. Alcune regioni, inoltre, hanno deciso di vietare l’eolico a priori, considerandolo una minaccia al paesaggio italiano”.

“Bisogna essere in grado”, ha concluso Zanchini, “di affrontare i confronti con i territori, attraverso inchieste pubbliche e trasparenti, per dare risposte alle preoccupazioni dei cittadini”.

Giovanni Battista Zorzoli, presidente di FREE, ha citato il piano Colao per ribadire come, in Italia, la durata dell’iter autorizzativo per gli impianti sia superiore alla fase realizzativa degli stessi.