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Pniec: le posizioni di Saipem, Gse, Gme, Rse, Confindustria e Mit

Pniec

Le audizione in commissione Attività produttive alla Camera sull’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al Pniec per il 2030.

Il gas come combustibile di transizione, efficienza energetica, elettrificazione e analisi costi-benefici. Di questo e di molto altro hanno parlato i rappresentati di Saipem, Gse, Gme, Rse, Confindustria e Mit intervenendo in audizione in commissione Attività produttive alla Camera in merito all’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al piano nazionale energia e clima per il 2030.

CAIO E CAO: AIUTIAMO SETTORE NELLA TRANSIZIONE ENERGETICA, GAS È TRANSITION FUEL

“Abbiamo deciso di giocare un ruolo di leadership, aiutando tutto il settore nella transizione energetica”, ha esordito il presidente di Saipem, Francesco Caio, in un’audizione alla Camera sul Pniec. “Ci piace posizionarci come un solution provider ovvero come azienda che mette a servizio di tutti gli attori internazionali le proprie competenze e le proprie tecnologie per facilitare la transizione verso un’ energia più pulita quindi di ingegneria della sostenibilità”, ha sottolineato Caio.

Alle parole di Caio si sono aggiunte quelle dell’amministratore delegato di Saipem, Stefano Cao che ha evidenziato la posizione dell’azienda nel futuro: “Abbiamo deciso strategicamente che la transizione energetica è già cominciata e non c’è alternativa e non facciamo altro che avviare e rinforzare tutte quelle attività che siano a supporto della transizione energetica. L’obiettivo esterno che è stato fissato è quello della roadmap 2050 che prevede una serie di passaggi graduali. Rinnovabili e gas elementi sono gli elementi più importanti di questa transizione energetica”, ha proseguito Cao che guardando all’Italia (Saipem ha il 96% delle sue attività all’estero, ndr) ha sottolineato esiste “una fonte che può supportare la transizione che è il gas”. “Altri stanno sfruttando le risorse che ci sono soprattutto nell’Adriatico”, ha precisato. Il gas naturale è “definito come transition fuel”, ovvero un combustibile in grado di accompagnare la transizione energetica fino a quando “le nuove energie saranno in grado di sopperire a quelle tradizionali”. Per quanto riguarda le rinnovabili, l’ad di Saipem ha sottolineato che l’azienda sta compiendo sforzi considerevoli nel comparto eolico (lo dimostrano i contratti per la costruzione di parchi eolici offshore in Scozia e Taiwan, ndr) e sta investendo nella ricerca su idrogeno, correnti marine, solare concentrato e anche su “temi più futuribili come l’eolico ad alta tensione”.

GSE ASPIRA AD AVERE RUOLO IN GOVERNANCE E MONITORAGGIO PIANO

Nel Pniec le priorità vanno agli “investimenti in efficientamento dell’edilizia e del sistema elettrico. Su quest’ultimo bisognerà fare sia grandi impianti sia piccoli con aste e Ppa nel primo caso e nel secondo caso sistemi di autoconsumo con accumulo – ha evidenziato in audizione Luca Benedetti del Gse -. Importante affrontare il tema dell’evoluzione degli oneri pagati dai consumatori la cui curva è in decrescita perché escono i vecchi impianti. Ma la cosa importante è guardare all’energia prodotta dalle fonti rinnovabili perché dobbiamo porci la domanda se questi impianti una volta usciti dall’incentivazione continueranno a produrre e con che efficienza”. Infine spazio a biocarburanti, biometano e mobilità elettrica, ha chiarito Benedetti.

Il Pniec suggerisce “una pianificazione integrata, forte connessione tra i diversi ambiti e un ruolo attivo della domanda”, ha proseguito il presidente del Gse Francesco Vetrò: “Il Gse gestisce meccanismi di sostegno delle fonti rinnovabili ma anche di supporto a cittadini e imprese e ha un importante ruolo di assistenza alla P.a. In ultima istanza non possiamo negare che il Gse aspira ad avere un ruolo di governance nell’attuazione del piano e per il suo monitoraggio”.

In un documento depositato in commissione sono stimati in oltre circa 185 miliardi gli investimenti aggiuntivi fino al 2030, in particolare su rinnovabili, reti e accumuli, previsti dal Pniec con una compensazione occupazionale tra lavori nelle fossili e quelli nelle rinnovabili.

GME: IN PROSPETTIVA ORGANIZZARE MERCATI DELLA FLESSIBILITÀ

“Il nostro contributo in prospettiva è organizzare mercati della flessibilità favorendo la partecipazione da un lato di aggregatori per piccoli consumatori e dall’altro creare piattaforme di flessibilità con cui i distributori locali possono trovare risorse per bilanciare la rete locale di distribuzione in coordinamento con il gestore della rete nazionale”, ha detto il respondaible dei mercati del Gme Stefano Alaimo.

RSE: ELETTRIFICAZIONE DEI CONSUMI È UN ELEMENTO CHIAVE

Per Maurizio Delfanti, ad di Rse, “l’elettrificazione dei consumi è un elemento chiave per centrare gli obiettivi di sostenibilità”. Inoltre non “bastano nuove fer ma bisogna aggiungere elementi di governo” per le rinnovabili come “i sistemi di accumulo”. In questo senso “c’è la necessità di incoraggiare l’accumulo distribuito, vicino ai consumatori finali favorendone l’aggregazione per fare in modo che siano più sfruttabili a beneficio dell’intero sistema”. Infine, “c’è la necessità di promuovere lo smart charging, cioè che le colonnine domestiche siano completate con sistemi che ne garantiscano il governo da un sistema centrale”.

CONFINDUSTRIA: NEL PNIEC SERVE UNA PIÙ ATTENTA ANALISI COSTI-BENEFICI

Il Pniec è “un documento di importanza strategica del paese” ma “c’è la necessità di integrarlo con una più attenta analisi costi-benefici rispetto alle scelte soprattutto in termini di impatto e tenuta del sistema”, ha detto Andrea Bianchi, direttore Politiche industriali di Confindustria. “Si stima che per raggiungere gli obiettivi del Pniec siano determinati volumi di investimenti di oltre 300 miliardi, quindi abbiamo bisogno di uno sforzo collettivo forte” soprattutto perché “non sono chiare le coperture economiche”. Altra criticità è il rafforzamento del “modello di governance inserendo le Regioni nelle cabine di regia per governare il processo” e, l’integrazione nel Pniec “del contributo che potrebbe derivare dall’economia circolare”. “Confindustria è pronta ad accettare la sfida per la decarbonizzazione dell’economia nazionale in particolare per i settori Ets. Non possiamo comunque esimersi dal ricordare che la sfida deve essere accompagnata da necessari strumenti di difesa per i settori industriali particolarmente esposti a delocalizzazione per effetto degli oneri diretti e indiretti che ne conseguono – ha evidenziato il direttore di Confindustria -. Anche nel 2030 si prevede che il principale contributo alla decarbonizzazione venga fornito dai settori Ets. Andrebbe a nostro parere considerata la possibilità di una revisione dell’impianto della politica di decarbonizzazione che contempli una ricalibrazione degli sforzi tra i settori Ets e i settori non-Ets” soprattutto verso questi ultimi. “Si ritiene che, piuttosto che mettere in discussione le quote gratuite dell’Ets, il Pniec debba introdurre anche in Italia la compensazione dei costi indiretti prevista dall’Ets e già applicata dai principali paesi manifatturieri europei”.

Sul phase out del carbone “non abbiamo obiezioni ma serve una forte sinergia tra rete elettrica e gas e interconnettività con l’estero”. Dal punto di vista delle rinnovabili Bianchi ha evidenziato che “Confindustria è pienamente consapevole del ruolo cruciale che ha nelle politiche di decarbonizzazione. La realizzazione di tali obiettivi deve essere perseguita con modalità non discriminatorie sia dal punto di vista tecnologico, che settoriale, che permettano di estendere al settore industriale la partecipazione ad assetti di autoproduzione e autoconsumo efficienti e rinnovabili, come lo sviluppo delle local energy community. La crescita delle rinnovabili non può infatti essere slegata dalla crescita industriale e la partecipazione attiva dei consumatori manifatturieri sarà necessaria anche per garantire prezzi competitivi per l’energia. L’evoluzione della capacità da rinnovabili dovrebbe andare verso la generation parity grid, in modo da ridurre la necessità di incentivazione, portando più benefici che oneri sulle bollette dei consumatori”.

In linea generale “si ritiene necessario promuovere le iniziative di revamping e repowering in grado di valorizzare siti già oggetto di investimenti in passato”, ha spiegato Bianchi. “L’efficienza energetica ha un ruolo fondamentale, soprattutto utilizzando il vettore energetico ma occorre superare l’approccio sulle singole tecnologie; nonostante l’Italia abbia un’intensità energetica inferiore alla media Ue permane un potenziale altissimo soprattutto nel settore edilizio”. Sul mercato del gas la “strategia per accrescere la competitività è fondamentale per il basso impatto ambientale” idi questa fonte “e per alimentare i processi produttivi. Per la fase di transizione il Pniec fa espresso riferimento al gas come materia prima che giocherà un ruolo fondamentale. Il nostro punto di vista è noto sul trasformare l’Italia in un hub del gas: ma occorre completare l’integrazione dei mercati e ampliare le rotte e le fonti di approvvigionamento valutando le scoperte dei grandi giacimenti del Mediterraneo”.

DIREZIONE DIGHE MIT: 155 DIGHE NECESSITANO DI INTERVENTI DI MANUTENZIONE STRAORDINARIA

Per Angelica Catalano della Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche del Ministero delle Infrastrutture “a fronte di un quadro costantemente aggiornato delle condizioni di sicurezza c’è un oggettivo problema dato dall’età media delle dighe pari a 65 anni, età media che per le opere idroelettriche raggiunge i 74 anni di età mentre per quelle irrigue è di 50 anni”. Tra le criticità emerse in questo senso “155 dighe necessitano di interventi di manutenzione straordinaria”.