Sostenibilità

Rinnovabili, istituzioni e regioni a confronto su procedure per ripartire

rinnovabili

Durante il webinar è stato presentato anche lo studio “Il ruolo delle Regioni nella implementazione del PNIEC e nel raggiungimento dei target di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile” a cura di Agici.

Anev ed Elettricità Futura hanno presentato il Manifesto “Come migliorare le procedure autorizzative e raggiungere gli obiettivi delle rinnovabili al 2030 – I 5 impegni che le Associazioni chiedono alle Regioni di portare avanti per affrontare la transizione energetica. (Cliccando QUI il testo del documento). L’illustrazione dei vari punti, da parte dei presidenti Simone Togni e Simone Mori, si è svolta durante il webinar da loro promosso “Ripartire dopo il lockdown: le Regioni al centro della transizione energetica” che ha ospitato gli interventi del Ministro per la Pubblicazione Amministrazione Fabiana Dadone e del Ministro per gli Affari regionali e Autonomie Francesco Boccia. Durante il webinar è stato presentato anche lo studio “Il ruolo delle Regioni nella implementazione del PNIEC e nel raggiungimento dei target di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile” a cura di Marco Carta e Raffaele Tiscar di Agici. (Cliccando QUI l’abstract del documento e QUI la presentazione).

COSA DICE LO STUDIO

Lo studio è stato condotto su quattro regioni campione – Lombardia, Umbria, Lazio e Sicilia – e ha analizzato tre aspetti: 1) la dotazione infrastrutturale degli impianti FER (eolico e fotovoltaico), delle reti elettriche e dei sistemi di storage e le prospettive future; 2) il quadro autorizzatorio nazionale e regionale per la costruzione delle suddette infrastrutture; 3) Gli strumenti attivabili per il superamento delle criticità relative alle procedure autorizzative e per il conseguente rapido sviluppo di impianti FER.

L’Italia, come noto,intende perseguire un obiettivo di copertura, nel 2030, del 30% del consumo finale lordo di energia da fonti rinnovabili (consumo finale lordo di energia di 111 Mtep, di cui circa 33 Mtep da fonti rinnovabili). Tale target, individuato dal PNIEC ancora in fase di discussione, è assolutamente sfidante: nel prossimo decennio la potenza fotovoltaica installata dovrà triplicare e l’eolico raddoppiare rispetto all’esistente. A questo si deve aggiungere una potenziale riduzione (o quantomeno una forte incertezza)del contributo delle seguenti tecnologie: l’idroelettrico, le cui criticità sono connesse al prossimo recepimento regionale della modifica sul regime concessorio di grande derivazione, che potrebbe anche stabilire minori livelli di producibilità; le biomasse, il cui costo di generazione non sembra ancora competitivo per uno sviluppo in grid parity come per il fotovoltaico e l’eolico. Senza dimenticare le non poche criticità degli impianti fotovoltaici ed eolici attualmente installati, tra cui gli ostacoli agli interventi di repowering, i vincoli paesaggistici sempre crescenti, la disomogeneità della regolazione e la contrarietà aprioristica allo sviluppo di iniziative in alcuni territori,ecc.

COME RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI

Per il raggiungimento degli obiettivi al 2030 , sarà necessario puntare su un modello che preveda la coesistenza tra generazione utility scale e di piccola taglia. Se la prima infatti deve scontrarsi con i limiti connessi alla disponibilità dei terreni, la generazione distribuita sul territorio sconta invece alcuni limiti intrinseci come la difficoltà di movimentare investimenti fotovoltaici oltre i 3 GW/anno solo con investimenti delle famiglie e degli imprenditori,se non con una mole di incentivi che il sistema Italia non si può più permettere. Mentre per l’eolico ci sono ampi margini per rendere più moderno ed efficiente il parco esistente con nuove pale e sistemi IoT e nuove pale con maggiore potenza. Ne consegue anche un forte impulso a realizzare piccoli impianti (ma servono procedure semplificate per realizzazione, messa in esercizio e gestione) e il ricorso a misure comuni per grandi e piccoli impianti, oltre a misure specifiche per la salvaguardia e il potenziamento degli impianti esistenti.

LE PROPOSTE PER SUPERARE LE CRITICITA’

Dall’analisi condotta nello studio emerge una centralità di Regioni ed Enti locali per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e per far ripartire l’industria italiana delle rinnovabili: si parte dalla delega alle province nei contesti complessi, delle procedure autorizzative, con regole certe e uniformi al fine di ridurre i tempi, aumentare la qualità del procedimento stesso e garantire una maggiore efficacia dei controlli una volta realizzati gli impianti. Serve poi personale qualificato e un rafforzamento delle competenze, unito a forte digitalizzazione delle procedure; ma anche recepire la normativa PAUR da parte di tute le regioni al fine di avere impatti positivi sui tempi e a la qualità del processo autorizzativo. E ancora: semplificare le procedure autorizzative per impianti a terra in aree dismesse o agricole degradate; iter semplificati per revamping e repowering, per le connessioni di rete non impattanti sul territorio o con specifiche lunghezze di rete; rapporto di collaborazione Regione-province; sportello unico regionale per tutti i procedimento su realizzazione, trasformazione, ampliamento delle FER; mappatura integrata del territorio per avere un quadro delle aree idonee; ruolo centrale della pianificazione territoriale condivisa con i portatori di interessi; servizio di monitoraggio Fer per garantire efficienza; forte coinvolgimento dei territori anche con Dibattito pubblico; superamento delle saturazioni virtuali; scrematura delle richieste favrendo i progetti effettivamente realizzabili; disciplina della materia dell’energy storage; sfruttamento dell’evoluzione tecnologica anche con normative regionali; sfruttare le potenzialità delle centrali dismesse.

IL MANIFESTO

Il Presidente di Anev Simone Togni, si è soffermato sui primi due punti del Manifesto – rispetto dei termini dei procedimenti e semplificazioni autorizzative per tipologia di area: “Un provvedimento mirato alla semplificazione della normativa è ciò di cui il settore eolico ha bisogno e che rivendica da tempo. È necessario che le procedure autorizzative prevedano un contemperamento dei diritti costituzionali ponendo al primo posto la salvaguardia della salute e poi l’ambiente e il paesaggio. Dare la possibilità al settore eolico di produrre energia pulita contribuendo al raggiungimento degli obiettivi del Pniec e alla decarbonizzazione dell’economia significa salvaguardare il Pianeta Terra e mettere al primo posto la salute pubblica. L’eolico è oggi una tecnologia matura che necessita di vedere eliminate le resistenze burocratiche di ogni sorta per evitare le lungaggini oggi non più accettabili. Riteniamo molto positiva quindi l’iniziativa del Governo su questo tema e speriamo si possa arrivare fino alla fine per raggiungere i risultati sperati”.

L’intervento di Simone Mori, Presidente di Elettricità Futura ha invece sottolineato l’importanza del percorso già avviato dalla filiera industriale in un’ottica di sostenibilità: “Il nostro Paese ha un piano chiaro e condiviso di decarbonizzazione che può essere un fondamentale volano di rilancio per l’economia. Ora è il momento del fare: le imprese hanno le risorse finanziarie e tecnologiche necessarie per traguardare gli obiettivi previsti dal Piano Energia e Clima al 2030 in termini di crescita e occupazione. La vera sfida è quella di una amministrazione che faciliti gli investimenti, che si assuma le responsabilità dello sviluppo sostenibile, implementando delle procedure autorizzative condivise. Serve un salto di qualità, e proprio per questo abbiamo pensato di stimolare una discussione che partisse dall’analisi di casi concreti relativi a quattro regioni, per arrivare a formulare proposte di lavoro condivise e rapidamente implementabili”.

Le conclusioni dello studio sono state al centro del dibattito della tavola rotonda a cui hanno partecipato rappresentati istituzionali e dirigenti delle Regioni su citate: Raffaele Cattaneo, Assessore all’Ambiente e Clima Regione Lombardia, Paolo Alfarone, Dirigente dell’Area Infrastrutture Energetiche Regione Lazio, Stefano Nodessi Proietti, Direttore Governo del Territorio, ambiente e protezione civile Regione Umbria. (QUI L’ARTICOLO CON IL RESOCONTO DELLA GIORNATA)