Skip to content
blackout

Sabotaggio a Berlino: l’attentato alla rete elettrica riaccende l’incubo della vulnerabilità infrastrutturale

L’interruzione di corrente è stata causata da un atto di sabotaggio che ha colpito un ponte per cavi nel distretto di Steglitz-Zehlendorf. Per giorni, migliaia di utenze sono state prive di elettricità, con ripercussioni su attività produttive, comunicazioni e servizi pubblici.

L’incendio doloso su un’infrastruttura elettrica nel sud-ovest di Berlino è bastato a lasciare per quasi una settimana senza corrente decine di migliaia di utenze e a riaccendere il dibattito sulla tenuta delle infrastrutture critiche tedesche. Il blackout, scattato sabato 3 gennaio alle 6 del mattino e che è stato risolto nella sua totalità solo nella giornata di ieri, 7 gennaio, ha coinvolto inizialmente circa 45.000 famiglie e 2.200 imprese. Uno dei quartieri più popolosi e vasti della capitale (Steglitz -Zehlendorf) è stato ridotto al buio e al gelo: niente luce, niente riscaldamento, niente collegamenti per le comunicazioni. Supermercati e scuole chiuse, sorveglianza della polizia intensificata per l’aumento dei furti nelle abitazioni. All’esterno, neve e temperature di diversi gradi sotto lo zero. Servizi di emergenza, peraltro deficitari, hanno accompagnato per quasi una settimana la vita dei cittadini coinvolti, mostrando anche lacune sul versante della gestione delle catastrofi. Un segnale per nulla tranquillizzante in tempi di conflitti geopolitici, in cui le infrastrutture energetiche rappresentano bersagli sensibili.

L’episodio, rivendicato ben due volte dal gruppo di estrema sinistra “Vulkangruppe”, classificato dal sindaco della capitale come atto terroristico e ora al vaglio della Procura federale, ha portato al centro dell’attenzione pubblica la vulnerabilità del sistema energetico e le sue implicazioni per sicurezza, economia e servizi essenziali.

IL BLACKOUT COME CAMPANELLO D’ALLARME

L’interruzione di corrente è stata causata da un atto di sabotaggio che ha colpito un ponte per cavi nel distretto di Steglitz-Zehlendorf. Per giorni, migliaia di utenze sono state prive di elettricità, con ripercussioni su attività produttive, comunicazioni e servizi pubblici. L’attentato ha mostrato come un’azione mirata possa generare effetti a catena rilevanti, sollevando interrogativi sulla capacità di prevenzione e risposta del sistema.

Nel settore energetico, da tempo si analizzano scenari che vanno oltre il singolo evento. L’ipotesi più critica è quella di attacchi coordinati e simultanei in più regioni del paese, capaci di mettere sotto pressione i meccanismi di emergenza e di distribuzione delle risorse. In uno scenario del genere, la gestione delle priorità tra i Länder e il coordinamento degli interventi diventerebbero fattori determinanti per limitare i danni.

RISCHI CRESCENTI E NUOVE MINACCE

L’Ufficio federale per la protezione della popolazione e l’aiuto in caso di catastrofi (Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe, Bbk) ha confermato che anche blackout multipli rientrano nelle valutazioni di rischio. Da anni l’ente lavora su analisi preventive, esercitazioni e linee guida operative, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza e garantire la continuità dell’azione pubblica anche in contesti complessi.

Dall’inizio della guerra in Ucraina, il numero di attacchi fisici alle infrastrutture energetiche è aumentato sensibilmente. Oltre ai danneggiamenti a sottostazioni, trasformatori e tralicci, sono stati segnalati episodi sospetti all’interno di strutture operative e un incremento dei sorvoli non autorizzati di droni su impianti sensibili. A questo si aggiunge la pressione sul fronte digitale, con tentativi di intrusione informatica che le aziende del settore descrivono come quotidiani.

RESPONSABILITÀ PUBBLICHE E PRIVATE

Gli operatori mantengono un profilo prudente sulle misure adottate. L’Handelsblatt scrive che i gestori delle reti di trasmissione, come Amprion e 50Hertz, riferiscono di un costante coordinamento con le autorità di sicurezza e dell’esistenza di piani di emergenza e ripristino testati regolarmente, pur riconoscendo che una protezione assoluta non è possibile. Analoga impostazione arriva dalla Deutsche Energy Terminal GmbH, società federale che gestisce i terminali di gas naturale liquefatto, che sottolinea la verifica periodica dei propri concetti di sicurezza e il dialogo continuo con le istituzioni competenti.

Nel dibattito si inserisce anche l’Associazione federale dell’industria energetica e idrica (Bundesverband der Energie- und Wasserwirtschaft, Bdew), che evidenzia i limiti strutturali di una sorveglianza totale su centinaia di migliaia di chilometri di reti. Secondo l’associazione, la prevenzione e la rapidità di reazione restano centrali, ma la difesa dal terrorismo e dalle minacce ibride rientra tra i compiti fondamentali dello Stato.

Il confronto si estende infine alla dimensione politica e sociale: rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche implica costi rilevanti e scelte strategiche condivise. Il blackout di Berlino ha così trasformato un evento locale in un caso emblematico, mettendo in luce le fragilità di un sistema chiamato a garantire sicurezza energetica, continuità dei servizi e fiducia collettiva in uno scenario di rischi sempre più complessi. di fronte ai quali la Germania si ritrova più scoperta di quanto pensasse.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su