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Schwedt a secco: Mosca chiude i rubinetti e l’oleodotto della salvezza resta un miraggio da 400 mln

Mentre il greggio kazako svanisce, il raddoppio della condotta Rostock-Schwedt è bloccato dalla burocrazia UE e dai veti polacchi: la raffineria tedesca rischia ora lo stop definitivo.

Quattrocento milioni fermi da tre anni in attesa di un verdetto che Bruxelles non ha ancora emesso. Nel frattempo, la raffineria PCK di Schwedt ha smesso di ricevere il petrolio kazako: Mosca ha chiuso i rubinetti dell’oleodotto di transito Druzhba il 1° maggio e quello che sembrava un problema rinviabile è diventato qualcosa di più urgente.

L’ARTERIA CHE NUTRE SCHWEDT

La conduttura Rostock-Schwedt è lunga 202 chilometri e non è mai stata sufficiente. Collega il porto baltico alla raffineria tedesco-orientale al confine con la Polonia, ma il diametro è quello di un’altra epoca e il greggio che riesce a trasportare non basta.

Di ammodernamento se ne parla dall’estate del 2022, quando la crisi energetica scatenata dall’aggressione russa all’Ucraina ha palesato il nervo scoperto della dipendenza tedesca dalle forniture di Mosca. L’anno dopo, il direttore generale della PCK, Ralf Schairer, ha messo nero su bianco la richiesta: 400 milioni di euro al ministero federale dell’Economia, allora guidato dal verde Robert Habeck, per allargare e ammodernare la tubatura. Il problema è che la raffineria non è pubblica, appartiene ai suoi azionisti privati, e finanziare con soldi dello Stato un’infrastruttura privata richiede il via libera dell’Unione Europea. Quella pratica è ancora aperta.

UN PROCEDIMENTO EUROPEO ANCORA APERTO

Christian Göerke, deputato della Linke al Bundestag ed ex ministro delle Finanze del Brandeburgo, ha provato a capire a che punto siamo. A cavallo tra febbraio e marzo di quest’anno ha scritto al ministero, ora guidato da Katherina Reiche della Cdu. La risposta è arrivata, ma non ha chiarito molto: la ministra starebbe elaborando una nuova strategia per il sito e per il territorio, e questo potrebbe incidere anche sulla procedura europea.

Görke ha interpretato la risposta come un segnale preoccupante. Il timore è che il progetto venga silenziosamente accantonato, sacrificato in nome dei tagli al bilancio federale che rischiano di estendersi anche agli interventi infrastrutturali previsti nel porto di Rostock e nell’area di Schwedt stessa.

TEMPI STRETTI E ORIZZONTI LONTANI

Anche se nell’immediato arrivasse da Bruxelles il via libera, i tempi di completamento non sarebbero brevi. Progettazione, appalti, cantiere: niente sarebbe pronto prima del 2028, più probabilmente del 2029. In un’intervista al quotidiano locale Nordkurier, Görke non usa mezzi termini: “Sono ormai quattro anni che aspettiamo. Il governo attuale e quello precedente hanno entrambi mancato l’obiettivo. L’oleodotto andava potenziato mentre costruivamo le alternative con il Kazakistan, non dopo”.

Quella finestra ora si è chiusa. Con il blocco russo del greggio dal Kazakistan in vigore, la PCK dipende da complesse rotte alternative e ancora di più da una conduttura che non è stata toccata e la cui modernizzazione rimane, per il momento, una promessa incompiuta.

TRATTATIVE IN CORSO CON VARSAVIA

Sullo sfondo si muove anche un fronte diplomatico. Fonti governative riferiscono che il sottosegretario all’Energia Frank Wetzel sta conducendo colloqui con il governo polacco per trovare una soluzione alternativa alle forniture, ad esempio attraverso un flusso dal porto di Danzica. Ma i negoziati si sono rivelati finora complicati. La parte polacca ha fino ad oggi opposto un rifiuto netto alla possibilità di rifornire Rosneft Deutschland attraverso l’oleodotto da Danzica, ritenendo che l’attuale gestione fiduciaria della società non sia sufficiente a sancire una reale discontinuità con Mosca.

Görke avanza la proposta di nazionalizzare Rosneft Deutschland, dissipando così le riserve sia di Bruxelles che di Varsavia. Un’opzione che però l’esecutivo continua a non voler percorrere. Nel frattempo, circolano da tempo indiscrezioni su un possibile interesse della compagnia petrolifera polacca Orlen ad acquisire le quote che Rosneft Deutschland detiene nella PCK di Schwedt, un’eventualità che potrebbe sbloccare più di un nodo in una volta sola. Ma per il momento le bocce sono ferme.

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