Fact checking e fake news

Se il Comune di Brindisi ostacola la decarbonizzazione della centrale Enel

L’amministrazione comunale, al contrario di Enel, ritiene che sia assolutamente necessaria la Via, corroborata inoltre da una Valutazione di impatto sanitario, per il progetto di sostituzione delle unità a carbone esistenti con nuove a gas nella centrale di Cerano

Entro il 2025 tutte le centrali elettriche di Italia dovranno abbandonare il carbone. E quindi, essendo lontani da un’autosufficienza delle rinnovabili, saranno riconvertite. Energia oltre vi aveva iniziato a raccontare della retrosia degli enti locali, restii alla Phase Out.

In questi giorni è arrivato il parere ufficiale del Comune di Brindisi rispetto alla riconversione delle due centrali elettriche pugliesi.

Una, tra le più grandi d’Europa, è quella di Cerano, a Brindisi Sud, di Enel, l’altra Brindisi Nord di A2A.

Per Brindisi, Sud Enel ha presentato al Mise istanza per l’attivazione del procedimento di verifica all’assoggettabile a Via per il “progetto di sostituzione delle unità a carbone esistenti con nuove a gas nella centrale di Cerano”.

L’amministrazione comunale, al contrario di Enel, ritiene che sia assolutamente necessaria la Via, corroborata inoltre da una Valutazione di impatto sanitario.

La verifica di “assoggettabilità a Via ha consentito sin qui al proponente di non dover necessariamente intraprendere un percorso di valutazione di impatto sanitario integrato con la stessa Via”. Il Comune di Brindisi, invece, ritiene che “la dimensione e la complessità dell’opera debba necessariamente mettere in campo lo studio degli effetti sanitari sulla popolazione e il risk assessment, anche laddove vi fosse la percezione di una generale condizioni di miglioramento dovuto alla completa rinuncia al carbone quale combustibile, da effettuare in coerenza con il decreto del Ministero della Salute”. Tutto questo deriva del decreto del 27 marzo 2019, nato per Ilva ma esteso a tutte le nuove autorizzazioni in area sin, sulle “Linee guida per la valutazione di impatto sanitario”.

Rispetto alle carenze progettuali invece, il dirigente comunale ha evidenziato che nella relazione preliminare ambientale “è esplicitato che la centrale non è attualmente rifornita da gas naturale e pertanto è necessario realizzare un nuovo collegamento a partire dal gasdotto Snam” che si trova a circa sette chilometri a Nord dall’asse attrezzato del sito di Cerano.

“La soluzione di percorso e posizionamento del metanodotto, a un esame della documentazione trasmessa da Enel, non risulta definita nel progetto preliminare poiché deve essere ancora concordata con Snam”, si legge nella relazione. “L’istanza manca quindi della progettazione (almeno preliminare) relativa all’opera connessa all’infrastruttura energetica, indispensabile per il funzionamento dell’impianto; occorre invece che la progettazione sia unica e integrata, al fine di non eludere la visione complessiva degli impatti ambientali, consumo di suolo, rischio di incidente rilevante. Tale circostanza è consolidata dalla ratio delle normative italiana e comunitaria in materia di Via ed è ripetuta dalla giurisprudenza”.

Non solo. L’intervento, secondo l’amministrazione, deve necessariamente inquadrarsi anche nell’ambito della pianificazione di Terna, il gestore della rete nazionale ad alta tensione, rispetto alle opere e agli impianti che la variazione comporterà lungo l’infrastruttura e a supporto di questa.

Il Piano di sviluppo di Terna – si legge nella delibera di giunta- non ha ancora, declinato l’asset della decarbonizzazione in modo pieno ed esaustivo, ovvero non risulta chiaro quali e quanti interventi dovranno essere ospitati del territorio comunale e provinciale per garantire la piena attuazione della Sen e del Piano nazionale integrato per l’energia e per il clima.

Molti di questi interventi, infatti, determineranno ulteriore occupazione di suolo e, se non correttamente localizzati, potranno comportare anche una diminuzione della possibilità di sequestro naturale di carbonio del suolo e di altre risorse naturali di cui si prevedesse l’utilizzo, l’occupazione o il consumo.

Il passaggio dal carbone al gas, inoltre, per l’amministrazione comunale di Brindisi deve comunque comportare un ragionamento sui cambiamenti climatici conseguenti all’utilizzo di fonti fossili. E su questo tema pare il Sindaco Rossi voler rincorrere le associazioni ambientaliste locali contrarie alla riconversione a metano, considerato

Infine, la giunta “sottolinea tra le altre cose la inadeguatezza dell’analisi su quantità e tipologia di rifiuti provenienti dalla demolizione delle strutture ed il rischio di rilascio di contaminanti nel suolo e nelle acque di falda; la mancanza del ricorso ad evidenti e documentate strategie di compensazione della Co2 che tengano conto della sua effettiva produzione a regime; l’assenza di soluzioni progettuali volte a garantire una sensibile riduzione degli impatti già prodotti sulle matrici ambientali; ed infine il fatto che le trasformazioni progettuali prefigurano elevati risvolti socio-economici, per cui occorre un’adeguata ed appropriata valutazione costi-benefici, anche a supporto di un ventaglio adeguato di alternative progettuali”.

Che però non ci sono.

La richiesta di Enel di non assoggettare il progetto a Valutazione d’impatto ambientale, dunque, è stata respinta per tutte queste motivazioni.

Su Brindisi Nord invece A2A ha presentato al Ministero Ambiente progetto per istallare otto motori alimentati a gas da attivare per coprire la domanda di punta della rete.

Rispetto a questo un secco no è stato espresso dal Comune.

Il diniego nasce dal fatto che la vecchia centrale è ferma dal 2012, soggetta a bonifica mai completata e con 20 dipendenti ancora in attivo. Ma tanto basta al Comune per ritenere che il nuovo impianto proposto comporterebbe emissioni aggiuntive nel sito, mentre, secondo l’Ente civico, non vi sono adeguate misure compensative sotto i profili ambientale e sanitario.

Inoltre nel progetto presentato non è incluso, come anche per Cerano, lo schema di adduzione del gas con la conseguente valutazione di possibili rischi in caso di incidenti rilevanti. A ciò si aggiunge che le ricadute occupazionali sarebbero poco rilevanti (massimo 10 unità).
“Su quel sito – spiega il sindaco Riccardo Rossi – ci aspettiamo progetti che riguardino l’utilizzo della retroportualità, produzione di energia da fonti rinnovabili e accumulo ma anche economia circolare. Come prospettato dai vertici dell’azienda qualche mese fa, auspichiamo che vengano realizzati gli impianti per la separazione di vetro e plastica che porterebbero una buona ricaduta dal punto di vista occupazionale sul territorio e sarebbero anche coerenti con la sostenibilità ambientale che vogliamo per questa città”.

Insomma, come avevamo ipotizzato, questa volta le aziende sono pronte per rispettare la strategia energetica nazionale e la Phase Out. Ma se gli enti locali li ostacolano sarà difficile decarbonizzare le centrali entro il 2025.