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Stoccaggio gas Europa Hormuz

Stoccaggi di gas al minimo storico del 72%: per l’Europa scatta l’allarme e serve un taglio del 7% ai consumi

Lo studio di Ieefa stima in 3 miliardi il costo delle importazioni extra per coprire il deficit provocato dalla guerra Usa-Iran. Con lo stop al Gnl russo da gennaio 2027 e le iniezioni estive in calo, Berlino e Madrid corrono ai ripari mentre l’Italia detiene il 18% delle riserve.

Le riserve europee di gas naturale scivolano ai livelli più bassi degli ultimi quindici anni alla vigilia dell’inverno, trasformando la dipendenza dagli stoccaggi in una pesante vulnerabilità finanziaria e di sicurezza energetica per l’Unione Europea. Al 3 ottobre 2026, i depositi sotterranei comunitari risultano riempiti appena al 72,4%, il valore percentuale più contenuto mai registrato per questo periodo dell’anno dall’inizio delle rilevazioni storiche nel 2011. Questo deficit di scorte, sommato all’entrata in vigore del divieto totale sulle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) dalla Russia a partire da gennaio 2027, imporrà ai Ventisette di ridurre la domanda invernale di gas del 7% su base annua, per un volume complessivo equivalente a circa 14 miliardi di metri cubi (bcm).

Il quadro e le stime quantitative emergono dal rapporto di analisi pubblicato dall’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), che evidenzia come il tentativo di compensare i mancati volumi stoccati ricorrendo a carichi addizionali sul mercato globale comporterebbe un esborso straordinario di 3 miliardi di euro. Una cifra lievitata del 12% rispetto ai costi del 2025 a causa della fiammata dei listini innescata dal conflitto tra Stati Uniti e Iran.

IL DEFICIT DI STOCCAGGIO E L’IMPATTO DELLO STOP AL GNL RUSSO

Le tensioni geopolitiche, i corsi elevati delle materie prime e il pericolo di ondate di freddo improvvise stanno convergendo sull’equilibrio energetico continentale. Riserve sotterranee così esigue riducono il margine di protezione dell’Unione Europea di fronte a possibili deviazioni dei carichi di Gnl verso i mercati asiatici, a nuove interruzioni nelle rotte mediorientali o alla perdita strutturale del gas liquefatto russo dal prossimo gennaio. Secondo i modelli di Ieefa, nel corso della stagione termica compresa tra novembre e marzo i depositi europei potranno erogare al mercato 7,3 miliardi di metri cubi di gas in meno rispetto all’inverno precedente.

Tale contrazione non prelude a un esaurimento totale delle riserve, ma innesca una criticità fisica: all’abbassarsi dei volumi immagazzinati cala la pressione dei giacimenti, rallentando la velocità con cui il gas può essere estratto e rendendo complessa la risposta del sistema a eventuali gelate tardive, come quella verificatasi nel gennaio 2026. Uscire dall’inverno con stoccaggi depressi comporterebbe inoltre una campagna di riempimento estivo molto più onerosa nel 2027, alimentando una nuova spirale rialzista sulle quotazioni.

LA TRAPPOLA DELLO SPREAD: PERCHÉ INIETTARE GAS D’ESTATE NON È PIÙ REDDITIZIO

Il meccanismo ordinario di funzionamento dei depositi si fonda sul differenziale stagionale dei prezzi: gli operatori commerciali acquistano la materia prima durante l’estate a listini più contenuti, la stoccano e la rivendono in inverno traendo profitto dalla forbice tra le due stagioni (summer-winter spread). Tuttavia, il progressivo assottigliamento di questo divario ha azzerato i margini economici necessari a coprire i costi vivi di affitto e manutenzione degli impianti sotterranei. Durante parte dell’ultima campagna di iniezione, lo spread è persino scivolato in territorio negativo, con i contratti del gas estivo scambiati a premio rispetto a quelli per consegna invernale.

Di conseguenza, immobilizzare capitale per stoccare metano si è trasformato da strategia remunerativa in rischio finanziario, provocando un rallentamento marcato delle iniezioni. I volumi immessi nel periodo estivo hanno segnato una contrazione del 30% tra il 2022 e il 2025, mentre nel trimestre aprile-giugno 2026 i conferimenti sono scesi del 16% rispetto all’anno precedente, spiegando il motivo per cui l’Ue si ritrova oggi con i serbatoi fermi al 72,4%.

CONSUMI IN RISALITA E IMPORTAZIONI PIATTE: IL CAMBIO DI PARADIGMA POST-2022

Prima dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, gli impianti di stoccaggio fungevano da semplice riserva polmone, mentre i flussi via tubo – prevalentemente russi – assorbivano con la loro flessibilità le variazioni della domanda. Oggi l’Europa dipende direttamente dai depositi per superare i mesi freddi. I dati Eurostat indicano che la quota dei consumi invernali coperta dalle riserve è cresciuta dal 25% del 2021-22 al 30% del 2025-26, toccando un picco del 33% nel 2024-25, stagione in cui i prelievi sono risultati superiori di circa il 50% rispetto al biennio precedente.

Questa dinamica deriva da due fattori concomitanti. Da un lato, i consumi invernali, crollati da circa 222 miliardi di metri cubi nel 2021-22 a 185 miliardi nel 2022-23 grazie ai risparmi d’emergenza, si sono stabilizzati attorno ai 200 miliardi nelle ultime due stagioni, segnalando che la fase dei tagli agevoli alla domanda si è conclusa. Dall’altro, le importazioni complessive di gas nell’Ue sono rimaste sostanzialmente piatte, con i volumi del 2025 allineati a quelli del 2023. Senza una crescita degli arrivi dall’estero, la risalita dei consumi ha gravato per intero sugli stoccaggi, esponendo il sistema a rincari violenti.

LA MAPPA DELLA CAPACITÀ UE: IL PESO DI GERMANIA E ITALIA

La capacità tecnica complessiva dei depositi di gas nell’Unione Europea ammonta a circa 108 miliardi di metri cubi, ma la sua collocazione geografica è fortemente concentrata. Sei Paesi detengono da soli circa l’80% del potenziale totale: la Germania controlla la quota principale con circa il 22%, seguita dall’Italia con il 18%, dai Paesi Bassi con il 13%, dalla Francia con l’11%, dall’Austria con il 9% e dall’Ungheria con il 6%. All’estremo opposto, nove Stati membri – Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Malta e Slovenia – risultano privi di impianti sotterranei sul proprio territorio e fanno affidamento sugli accordi di solidarietà previsti dalla normativa europea per tutelare i propri fabbisogni.

LE MOSSE D’EMERGENZA DEI GOVERNI: I SUSSIDI DI OLANDA, GERMANIA E SPAGNA

Di fronte alla ritrosia degli operatori privati a stoccare metano a prezzi elevati, diversi governi nazionali sono intervenuti con misure dirette. Nei Paesi Bassi, l’esecutivo ha varato a giugno 2026 una sovvenzione fino a 993 milioni di euro a favore della compagnia statale EBN Capital per incrementare le riserve. A fine settembre, la Germania ha dato disposizione all’importatore pubblico SEFE di acquisire e stoccare entro il 15 dicembre 8 terawattora (TWh) di gas, corrispondenti a circa il 3% della capacità nazionale.

La Spagna ha invece aumentato di oltre un quarto le riserve strategiche di Gnl stoccate presso i propri terminali di rigassificazione. Sul piano regolatorio comunitario, l’obbligo introdotto nel 2022 di raggiungere il 90% di riempimento entro il 1° novembre ha dovuto fare i conti con la realtà dei mercati: con l’impennata dei corsi legata alla guerra tra Stati Uniti e Iran, la Commissione europea ha invitato gli Stati a rivedere al ribasso l’obiettivo portandolo all’80%, al fine di scongiurare acquisti dettati dal panico. Lo scorso settembre, il Commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen ha sollecitato i governi a proseguire nel percorso di riduzione dei consumi energetici per fronteggiare livelli di stoccaggio “eccezionalmente bassi”.

LA RICETTA DI IEEFA: MENO DEPOSITI E PIÙ POMPE DI CALORE CONTRO LA CRISI

Nelle conclusioni del rapporto, l’istituto di ricerca avverte che investire risorse finanziarie per espandere le capacità fisiche di stoccaggio rischia di vincolare l’Europa ai combustibili fossili per i decenni a venire. La risposta strutturale risiede invece nel contenimento della domanda attraverso l’efficienza energetica, l’elettrificazione industriale, le energie rinnovabili e la diffusione delle pompe di calore, interventi capaci di smussare i picchi di consumo invernale che mettono sotto pressione le infrastrutture.

L’efficacia di questa traiettoria trova riscontro nei dati industriali: nella sola Germania, Ieefa evidenzia che l’installazione di quasi 1,1 milioni di pompe di calore residenziali tra il 2022 e il 2025 ha consentito al Paese di risparmiare 1,3 miliardi di euro in importazioni di Gnl nel triennio 2023-2025. Un percorso confermato dalle stime dell’European Heat Pump Association, secondo cui nei primi sei mesi del 2026 le vendite di pompe di calore residenziali in dodici Paesi europei sono cresciute dell’11% su base annua, favorite anche dalle decisioni di alcuni governi di alleggerire il carico fiscale sull’elettricità.

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