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Sulle quote è scontro per la fusione Agsm-Aim

Agsm-Aim

La previsione per la chiusura dell’accordo Agsm-Aim è “entro l’estate” ampliando “contemporaneamente l’accordo con un partner industriale (A2A oppure Hera, o Dolomiti o Iren ma con A2A data per favorita”.

È a un passo la fusione tra Agsm Verona ed Aim Vicenza con A2A che rimane alla finestra “con una lettera che chiede di creare un ‘tavolo di discussione’ sulla futura, possibile partnership industriale con le due multiutility venete”. Il Corriere di Verona anticipa il futuro del risiko delle multiutility del nord sottolineando che l’operazione dovrebbe trovare la quadra con la realizzazione di una nuova società “nella quale entrerebbe subito, appunto, un partner industriale, in grado di fornire alcuni apporti ritenuti indispensabili, primo fra tutti quello di un termovalorizzatore che garantisca il completamento del ciclo dei rifiuti”.

TUTTI I MA DELL’OPERAZIONE

Ma c’è un ma. Se da un lato l’intera operazione dovrebbe avvenire in contemporanea “come avevano chiesto il presidente di Agsm, Daniele Finocchiaro, il sindaco di Verona, Federico Sboarina, e l’amministratore unico di Aim Luigi Vivian”, dall’altro fa storcere il naso l’equilibrio delle quote: “L’ipotesi sul tavolo nella riunione vicentina è stata quella di far entrare il partner industriale, chiunque esso sia, con il 30 per cento delle quote, distribuendo il rimanente in parti eguali: 35 per cento ad Agsm e 35 per cento ad Aim. Un’ipotesi che i vicentini accetterebbero più che volentieri, ma che crea invece più di un ‘mal di pancia’ a Verona, visto che Agsm è decisamente più grande di Aim”. Finora si era parlato di una fusione tra le due società “che attribuisse un peso societario del 58% ad Agsm e del 42% ad Aim. Ecco perché un’intesa ‘alla pari’ viene vista con esultanza dai berici ma con più di qualche dubbio dagli scaligeri”.

DAI POSSIBILI PARTNER INDUSTRIALI ARRIVANO RICHIESTE DI CONFRONTO

“Dai lombardi di A2A è intanto arrivata una lettera per chiedere d’istituire subito un tavolo di confronto per la discussione della futura partnership. Analoghe richieste sarebbero state avanzate anche dagli emiliani di Hera, da Dolomiti e da altri. La società di consulenza Roland Berger ha presentato un piano strategico che sembra indicare A2A come partner più conveniente”, ha spiegato il quotidiano. Secondo quel piano, i posti di lavoro nella futura grande multiutility saranno circa 600 in più, con un margine operativo lordo di 243 milioni e quasi 300 milioni di dividendi (cumulati al 2024).

TRE POSSIBILI SCENARI SECONDO ROLAND BERGER

“Roland Berger aveva peraltro previsto tre possibili scenari – prosegue il quotidiano -. Il primo era il mantenimento dello stato attuale, con Agsm e Aim ciascuna per conto proprio, come oggi. Il secondo prevedeva la fusione tra le due società. Il terzo, infine, era proprio quello di una ‘fusione delle due società più l’acquisizione di asset’”. Roland Berger evidenziava proprio “la necessità della collaborazione tra le due multiutility per costruire un’alleanza in grado di acquisire gli asset industriali, anche al di fuori del perimetro delle due aziende, necessari per essere leader nel mercato veneto e competitive sul mercato nazionale”. Che sembra essere appunto “la soluzione concordata la settimana scorsa a Vicenza, fatto salvo il braccio di ferro sul ‘peso’ da attribuire a ciascuna delle due società”.

CHIUSURA ENTRO L’ESTATE

La previsione per la chiusura dell’accordo, precisa ancora il quotidiano veronese è “entro l’estate” ampliando “contemporaneamente (attenzione all’avverbio) l’accordo con un partner industriale (A2A oppure Hera, o Dolomiti o Iren ma con A2A data per favorita”. Sul peso da dare alle due società Sboarina chiarisce “che verrà stabilito in maniera analitica sulla base dell’effettiva dimensione societaria”. Più esplicito il leader della Lega Nicolò Zavarise: “Puntiamo al miglior risultato possibile per Verona sia in termini generali sia sulla questione delle quote”. Vivian “avrebbe peraltro affermato che ‘o si chiude con quote alla pari, oppure Aim potrebbe andar da sola’”. Ma critiche arrivano dall’opposizione e dall’ex presidente di Agsm Michele Croce secondo cui “qualcuno vuole svendere l’ultimo gioiello di Verona, Agsm, ai colossi di Milano (A2A) o di Bologna (Hera)”, ha concluso il Corriere di Verona.