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Energia

Tasse sulle auto elettriche, boom delle rinnovabili, nomine partecipate rinviate. Cosa c’è sui giornali di oggi

Tasse sulle auto elettriche, eolico e solare da record, calano fossili e nucleare, nomine partecipate rinviate a giugno inoltrato. La rassegna dei giornali

Confusione del Governo sulle auto elettriche. Giorgetti annuncia nuove tasse per le alimentazioni alternative, mentre il collega Urso anticipa che presto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il piano di ecoincentivi. Bisognerà aspettare giugno inoltrato per conoscere le nuove nomine delle partecipate pubbliche. Intanto, eolico e fotovoltaico vincono lo scettro di fonti energetiche che sono cresciute più velocemente nel corso della storia.

AUTO ELETTRICHE, IL GOVERNO PENSA A NUOVE TASSE

“Auto elettriche, con una mano dai e con l’altra prendi. E’ la schizofrenica fotografia delle ultime dichiarazioni dei ministri del governo Meloni. Da una parte il ministro Adolfo Urso annuncia il piano di ecoincentivi dedicato anche alle auto elettriche che sarà presto pubblicato in gazzetta ufficiale. Dall’altra il ministro Giancarlo Giorgetti dichiara di essere al lavoro per affrontare lo spostamento delle accise del carburante alle nuove forme di alimentazione”, si legge sull’edizione odierna de La Stampa.

“(…) Parliamo di un progetto su cui il ministro Giorgetti ha già iniziato al lavorare, sottolinea il quotidiano Gedi. “La vendita dei carburanti d’altronde è una macchina da soldi poderosa per il bilancio pubblico. Il gettito incassato dallo stato dalle accise e dall’Iva su benzina, gasolio e Gpl ogni anno attorno ai 40 miliardi di euro, secondo le stime di Unem. Perdere questo incasso, quasi garantito ogni anno visto che si tratta di imposte che difficilmente possono essere evase e legate a una domanda molto rigida, sarebbe un colpo mortale per l’erario. D’altronde, da ogni litro di benzina lo stato, ai valori odierni, incassa quasi 1 euro e 10 centesimi tra accise e Iva. Ben più della metà della spesa per l’automobilista”, aggiunge il quotidiano Gedi.

“(…) Le vendite di veicoli a batterie in Italia vanno a rilento, e al momento l’impatto sulle casse pubbliche è sostanzialmente impercettibile. Secondo i dati di Aci, i veicoli elettrici circolanti nel 2023 erano appena 239.379 su quasi 54 milioni (camion, furgoni e moto inclusi). Una goccia nel mare: meno di uno ogni 200. Anche nel caso più estremo in cui l’elettricità di ricarica fosse esentasse (e cos’ non è, lo vedremo), alle casse dello stato mancherebbero all’appello circa 200 milioni di euro. Lo stesso accade per il bollo, che in molte regioni + gratuito per cinque anni per chi acquista un’auto elettrica: in questo caso il mancato gettito si aggira intorno ai 340 milioni di euro, su un totale di 7 miliardi raccolti ogni anno. Complessivamente stiamo dibattendo di un incasso simile a quello garantito dalla sugar tax, che il governo non ha faticato a rinviare per il quinto anno di fila trovando i fondi in un paio di giorni”, conclude il giornale.

ENERGIA, NOMINE PARTECIPATE A GIUGNO INOLTRATO

“Bisognerà aspettare giugno inoltrato per assistere al gran ballo delle nomine delle partecipate pubbliche. Il clima di contrapposizione all’interno dell’esecutivo Meloni, emerso su una serie di temi sensibili, ultimo le modifiche retroattive al Superbonus, suggerisce di rinviare al dossier a dopo le elezioni europee dell’8 e 9 giugno. Sarà dunque un’estate calda quella che vedrà gli alleati di governo alle prese con i nuovi board di Cassa depositi e prestiti, Ferrovie dello Stato e Rai”, si legge sull’edizione odierna de Il Corriere della Sera.

“(…) Ma se l’attesa sarà lunga non è detto che venga ripagata da novità eclatanti. A partire dai vertici di Cassa depositi e prestiti: mercoledì scorso le Fondazioni bancarie, azioniste di minoranza di Cdp, hanno presentato la lista dei tre nomi che comporranno il prossimo cda. La lista comprende il nome del presidente uscente, che verrà quindi confermato alla presidenza per un altro triennio e per il terzo mandato”, continua il maggiore quotidiano nazionale.

“(…) Sul cda di Ferrovie si gioca una delle partite più impegnative per Giorgia Meloni. Anche qui la premier preferirebbe la continuità: l’ad attuale Luigi Ferraris si è fatto apprezzare per la cautela e per la sua esperienza in fatto di privatizzazioni. Ma sul futuro della parteciapta Matteo Salvini vuole essere il dominus, quindi dopo aver pensato all’ad di Trenitalia, Luigi Corradi e a quello storico di Atm, Arrigo Giana, alla fine parrebbe propendere per Stefano Donnaruma”, aggiunge il Corriere della Sera.

RINNOVABILI, EOLICO E SOLARE DA RECORD

“Basterebbe un solo dato per spiegare quanto sta accadendo sotto i nostri occhi: eolico e fotovoltaico sono le fonti energetiche che sono cresciute più velocemente nel corso della storia. Nessun’altra fonte energetica è passata così rapidamente da una produzione di 100 a 1.000 Terawattora all’anno: ci sono voluti otto anni per il solare e dodici per l’eolico. Non regge il passo il gas naturale, che ha impiegato 28 anni. E nemmeno il carbone, con il quale si arriva a 32 anni”, si legge su La Repubblica di oggi.

“(…) Per restare alle rinnovabili, all’energia idroelettrica ci sono voluti 39 anni, ma va ricordato che stiamo parlando di una tecnologia che si è sviluppata alla fine dell’Ottocento e che ha contribuito al successo della Seconda rivoluzione industriale. Fa in parte eccezione l’energia nucleare: la fissione dell’atomo è passata da 100 a 1.000 Terawattora in dodici anni, ma a differenza dell’eolico è in calando. È uno dei dati più significativi contenuti nell’ultimo rapporto di Ember, il think tank europeo che si occupa di transizione e cambiamenti climatici e che ha appena pubblicato la sua revisione annuale sullo stato dell’energia a livello globale”, continua il quotidiano Gedi.

“(…) I dati del dossier lasciano ben pochi dubbi sul futuro che ci aspetta. Punto primo: le fonti rinnovabili stanno crescendo abbastanza velocemente da arrivare già alla fine di quest’anno a superare la domanda di energia nel mondo, per quanto in ulteriore crescita. Il che significa che siamo ormai prossimi al picco della produzione di energia da fonti fossili. E, di conseguenza, anche al picco delle emissioni inquinanti. (…) Punto secondo: nel 2023 la corsa delle rinnovabili è proseguita inarrestabile. Merito soprattutto del solare, che ha compensato la frenata dell’eolico, che ha “solo” confermato” la crescita dell’anno precedente, e il calo dell’energia idroelettrica che ha sofferto per la seconda stagione consecutiva degli effetti negativi di una prolungata siccità. Il risultato finale parla di energie rinnovabili che hanno soddisfatto per la prima volta oltre il 30% della domanda globale di elettricità, mentre le fonti fossili sono in calo al 60% del totale e il nucleare è sceso sotto il 10%”, conclude il giornale.

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