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Terre rare, l’Italia punta sull’Australia per ridurre la dipendenza dalla Cina

Sace e Australia Occidentale rafforzano la cooperazione sui minerali critici. L’intesa punta a diversificare gli approvvigionamenti italiani e sostenere la transizione energetica. A ottobre è previsto il memorandum d’intesa sulle filiere industriali strategiche

Il gruppo assicurativo-finanziario italiano controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze Sace e il Governo dell’Australia Occidentale hanno firmato giovedì 6 agosto una dichiarazione congiunta per rafforzare la collaborazione nei settori dei minerali critici, delle tecnologie per la transizione energetica e delle filiere industriali strategiche. L’accordo è propedeutico alla sottoscrizione di un memorandum of understanding prevista per ottobre, che definirà le linee guida della collaborazione tra imprese nello sviluppo di filiere industriali strategiche.

La dichiarazione è stata firmata da Guglielmo Picchi, presidente di SACE S.p.A, e Rebecca Tomkinson, Agente Generale per l’Australia Occidentale per Regno Unito ed Europa, riguarda le catene di approvvigionamento delle materie prime critiche, i progetti e le opportunità di business e prevede un ulteriore coinvolgimento su progetti e iniziative legati alla transizione energetica.

MATERIALI CRITICI E NUOVE FILIERE

L’Australia Occidentale è indicata dal Governo regionale australiano come un fornitore globale di minerali critici e materiali per batterie. Il commercio tra Italia e Australia Occidentale ha superato i 900 milioni di dollari australiani nell’ultimo anno finanziario. Il ministro australiano per le miniere, il petrolio e l’esplorazione  Daniel Pastorelli ha dichiarato: “L’Australia Occidentale sta contribuendo ad alimentare la transizione energetica globale attraverso il nostro settore dei minerali critici, leader a livello mondiale».

L’ASSE CON L’ITALIA

Al centro dell’intesa ci sono anche le terre rare, in particolare neodimio e praseodimio (NdPr), utilizzati per la produzione di magneti permanenti ad alte prestazioni e destinati, tra gli altri impieghi, ai motori elettrici e alle tecnologie energetiche avanzate. L’Australia Occidentale è un hub rilevante per litio, nichel, rame, manganese, cobalto e terre rare.

Secondo i dati del Quaderno sulle materie prime critiche e strategiche (Mpc) citati da La Stampa, nel 2024 l’Italia ha importato materie prime critiche per 12,7 miliardi di euro, con oltre il 90% costituito da Mpc raffinate. Cinque materiali hanno rappresentato oltre l’87% dei flussi, principalmente rame, oltre il 39%, e alluminio, 25%.

LA DIVERSIFICAZIONE DELLE FORNITURE

Il tema della diversificazione delle catene di approvvigionamento è al centro anche dell’azione italiana sui minerali critici. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha indicato nel maggio 2026 la necessità di ridurre le dipendenze strategiche da catene eccessivamente concentrate, promuovendo la diversificazione delle fonti, partenariati strategici con Paesi ricchi di tali risorse e investimenti nelle capacità di estrazione, lavorazione, recupero e riciclo. In particolare, secondo il Mimit, l’Unione europea dipende dalla Cina per circa il 98% delle terre rare, con Pechino centrale anche nelle fasi di lavorazione e trasformazione. Nel 2025 dalla Cina è arrivato il 46,8% delle importazioni Ue di terre rare in peso, pari a circa 7.100 tonnellate. La dipendenza dalla Cina già era stata stigmatizata da Gianclaudio Torlizzi (che ne aveva parlato a Startmag), e che ha applaudito l’accordo con l’Australia in un messaggio affidato ad X: “Oggi si è compiuto un salto di qualità nella politica nazionale sulle materie prime. Il Governo Italiano – attraverso @SACEgroup – ha firmato una lettera di collaborazione con il West Australia sulle materie prime critiche”.

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