Il provvedimento riscrive le regole per l’installazione degli impianti e potenzia i controlli del GSE; le opposizioni denunciano caos burocratico e l’estensione del golden power al settore finanziario. Ora la palla per la conversione definitiva passa alla Camera
Il Governo ha ottenuto il via libera (dopo aver posto la questione di fiducia al Senato) sul decreto-legge “Transizione 5.0″, un passaggio decisivo per la conversione in legge del provvedimento entro la scadenza perentoria del 20 gennaio, data entro cui dovrà ottenere il semaforo verde anche dalla Camera. Ad annunciarlo in Aula a Palazzo Madama era stato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sottolineando l’urgenza di rendere operative le misure che spaziano dagli incentivi fiscali per le imprese alla radicale revisione della disciplina sulle aree idonee per gli impianti a fonti rinnovabili. Il testo, già passato al vaglio dell’8ª Commissione, punta a sbloccare gli investimenti legati al PNRR, armonizzando le necessità di decarbonizzazione con la tutela del patrimonio paesaggistico italiano e la competitività industriale.
LE NOVITA’: IL NUOVO ASSETTO DEGLI INCENTIVI FISCALI E IL RUOLO DEL GSE
L’articolo 1 del disegno di legge introduce una disciplina più rigorosa per l’accesso ai crediti d’imposta destinati all’innovazione digitale ed energetica. Secondo quanto riportato nella relazione del senatore Etelwardo Sigismondi, le imprese avranno tempo fino al 27 novembre 2025 per presentare le comunicazioni sugli investimenti. Per evitare sovrapposizioni inefficienti, viene introdotto un divieto di cumulo con il precedente piano Transizione 4.0: i beneficiari dovranno scegliere uno dei due regimi entro la medesima scadenza. Un cambiamento sostanziale riguarda la vigilanza: il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) assume compiti di controllo tecnico e monitoraggio sulle certificazioni di risparmio energetico, precedentemente in capo al Ministero dell’Ambiente. Il GSE avrà il potere di revocare i crediti in caso di irregolarità, con il conseguente recupero degli importi maggiorati di sanzioni e interessi. Per l’anno 2025, l’operazione è sostenuta da uno stanziamento di 250 milioni di euro.
LA RIFORMA DELLE AREE IDONEE E LA SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA
Il cuore pulsante del provvedimento risiede nell’articolo 2, che riscrive integralmente la normativa sulle aree destinate all’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici. La nuova disciplina confluisce nel “Testo unico delle rinnovabili” (d.lgs. 190/2024), superando i blocchi causati dai recenti annullamenti del TAR Lazio. Il provvedimento stila un elenco esaustivo di zone idonee sulla terraferma, includendo aree industriali, siti già antropizzati e porzioni di territorio agricolo, pur con forti limitazioni. Entro 120 giorni, le Regioni e le Province autonome dovranno individuare ulteriori aree attraverso proprie leggi regionali, garantendo il coinvolgimento degli enti locali e rispettando gli obiettivi di potenza minima installata per il 2030 (burden sharing). Per quanto riguarda l’energia offshore, vengono considerate idonee di diritto le piattaforme petrolifere in disuso e le acque nel raggio di due miglia nautiche da esse, oltre alle aree portuali per impianti eolici fino a 100 megawatt.
L’EQUILIBRIO TRA AGRICOLTURA ED ENERGIA: IL NODO DELL’AGRIVOLTAICO
Un tema centrale riguarda la difesa del suolo agricolo dalla “cementificazione energetica”. Il decreto stabilisce che l’installazione di pannelli a terra sia limitata, favorendo invece l’agrivoltaico di precisione. Per garantire la continuità delle attività colturali e pastorali, gli impianti dovranno prevedere moduli elevati o rotanti. Durante l’esame in Commissione, è stato inserito l’obbligo di una dichiarazione asseverata: un professionista abilitato dovrà certificare che l’impianto agrivoltaico sia in grado di preservare almeno l’80% della produzione agricola lorda vendibile. In caso di violazione di questo parametro, scatteranno sanzioni amministrative pesanti e il rischio di smantellamento. L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è evitare che le rinnovabili diventino un alibi per sottrarre terreni produttivi alla sovranità alimentare del Paese.
L’ESTENSIONE DEL GOLDEN POWER AL SETTORE FINANZIARIO
Nelle fasi finali della discussione in Commissione, il Governo ha introdotto un emendamento, l’articolo 2-bis, che estende i poteri speciali dello Stato (golden power) ai comparti finanziario, creditizio e assicurativo. Questa mossa, difesa dal senatore De Priamo come un atto di tutela degli interessi nazionali e della sicurezza economica, ha sollevato forti dubbi nelle opposizioni. La senatrice Gabriella Di Girolamo (M5S) ha definito l’intervento “inconferente” rispetto al resto del decreto e ha avvertito sul rischio di nuove procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea, citando il precedente caso UniCredit. Secondo le minoranze, la norma mancherebbe di definizioni precise e contrappesi democratici, esponendo lo Stato a contenziosi legali internazionali senza rafforzare realmente la stabilità finanziaria dei risparmiatori.
DIBATTITO IN AULA: LE CRITICHE DI M5S, PD E ITALIA VIVA
Il clima parlamentare è rimasto teso per tutta la durata del dibattito. La senatrice Gisella Naturale (M5S) ha parlato di “caos amministrativo”, accusando l’esecutivo di aver affossato le imprese con il passaggio disastroso dalla Transizione 4.0 alla 5.0. Analoga la posizione di Elena Sironi (M5S), che ha lamentato la mancanza di attenzione verso i sistemi di accumulo energetico e il ripristino della natura. Dal fronte di Italia Viva, il senatore Ivan Scalfarotto ha definito il decreto “il segno del fallimento della politica industriale del Governo”, criticando l’assenza di una visione strategica per i settori energivori e il made in Italy. Franco Basso (PD) ha inoltre puntato il dito sul definanziamento delle comunità energetiche e la mancata premialità per le Regioni virtuose, prevedendo un futuro di ricorsi legali che bloccheranno lo sviluppo dei territori.
LA REPLICA DELLA MAGGIORANZA E LE PROSPETTIVE VERSO IL 2030
Il relatore Sigismondi e il senatore De Priamo hanno rispedito al mittente le critiche, parlando di “fake news” e sottolineando che i dati del primo anno mostrano un volume di investimenti superiore al passato. La maggioranza ha rivendicato la necessità di un “bagno di realismo” dopo anni di dipendenza energetica dall’estero, che nel 2022 toccava il 75%. Il Sottosegretario Claudio Barbaro ha ammesso alcune difficoltà metodologiche dovute alla sovrapposizione con la legge di bilancio, ma ha ribadito la dignità del lavoro svolto in Commissione per mediare tra le istanze territoriali e gli obblighi europei. La strategia complessiva, secondo l’esecutivo, mira a un modello integrato dove convivano rinnovabili, idroelettrico e una futura apertura al nucleare di ultima generazione, garantendo energia a costi accessibili senza deturpare il paesaggio italiano.


