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Trivelle, cosa deciderà il governo? Maggioranza divisa

Entro la fine di settembre si attende la decisione del Governo sul PiTESAI, piano che individua le zone idonee allo sfruttamento di idrocarburi nella nostra Penisola. Maggioranza divisa sulle Trivelle

Governo al lavoro per la realizzazione del PiTESAI, il Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee, ossia la cartografia che dovrebbe indicare le zone del Bel Paese dove sarà consentita l’attività di ricerca di nuovi depositi di idrocarburi.

Dopo anni di lotte territoriali e dopo un referendum fallito si è arrivati alla decisione di redigere un piano dettagliato che individui le zone idonee allo sfruttamento degli idrocarburi, piano che dovrebbe essere pronto entro la fine di settembre 2021, come ribadito dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.

La chiusura della consultazione pubblica sul Piano è prevista per il 14 settembre 2021.

MAGGIORANZA DIVISA SULLE TRIVELLE

Il governo sta cercando una soluzione alla questione trivelle, incontrando alcuni ostacoli all’interno dell’ampia maggioranza, con la Lega che spinge per una ripartenza mentre il Movimento 5 Stelle vuole bloccare qualsiasi nuova attività.

Il piano, spiega Il Sole 24 Ore, si limiterà a fornire alcuni criteri per poter identificare le aree in cui si potrà tornare a fare attività di ricerca e estrazione: criterio geologico per valutare il rischio geominerario dell’area interessata; di effettivo interesse minerario; criterio geo-amministrativo per escludere in futuro a priori l’apertura delle attività di ricerca e coltivazione di nuove zone marine.

Ai criteri si abbinano dei vincoli assoluti, derivanti da norme di legge già in atto nelle zone marine e dalle limitazioni imposte per la salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale.

AREE IDONEE E NON IDONEE

Il PiTESAI riguarderà solo 15 Regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto.

La bozza del piano, composta da 183 pagine, in sostanza parla di aree idonee e aree non idonee, specificando ad esempio che nelle prime riprenderanno i permessi di ricerca e le concessioni mentre i siti improduttivi da più di 7 anni dovranno essere chiusi.

Per le aree non idonee, invece, non si accetteranno nuovi permessi e si procederà alla revoca dei permessi di prospezione e delle domande di ricerca.

Le concessioni vigenti o in fase di proroga saranno valutate caso per caso con un’analisi costi/benefici.

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