Il piano segreto di Bruxelles per fermare l’invasione dei prodotti cinesi spacca l’Ue. Tutti i dettagli
La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, è pronta a calare l’asso e a chiedere ai massimi funzionari dell’UE di approvare una linea durissima e senza precedenti per colpire le importazioni cinesi sovvenzionate dallo Stato. Una mossa che, come rivela il quotidiano Politico, sta preparando il terreno per uno scontro fratricida con quei paesi europei che ancora tremano all’idea di tagliare i ponti economici con Pechino.
LA DIPENDENZA DELL’UE DALLA CINA CRESCE
Il deficit commerciale dell’UE nei confronti della Cina è letteralmente esploso, passando dai 312 miliardi di euro del 2024 ai 360 miliardi di euro dello scorso anno. Un trend che si conferma anche nel primo trimestre del 2026. L’Europa è invasa da beni a basso costo. Infatti, le merci cinesi che non possono varcare i confini americani a causa dei dazi protezionistici imposti da Trump, si stanno riversando in massa sul mercato europeo.
“Il dibattito di oggi deve confermare il crescente consenso in Europa sulla necessità di agire contro lo China Shock 2.0”, ha dichiarato senza giri di parole a Politico il capo dell’industria UE, Stéphane Séjourné. “Non possiamo permettere che l’Europa sia la vittima di una strategia predatoria che sta distruggendo la nostra industria. Servono nuovi strumenti, nuove misure e una nuova volontà politica”.
A fargli eco anche il Commissario per il Clima, Wopke Hoekstra, che chiede una “linea dura” e lancia un paragone con la Russia che fa riflettere: “Sono preoccupato per la nostra significativa dipendenza dalla Cina, dove abbiamo praticamente lo stesso track record che avevamo con la Russia”.
I DUE BLOCCHI NELL’UE
L’Ue è spaccata in due sulla possibilità di bloccare l’ondata di prodotti cinesi. Fino ad oggi, la Germania ha sempre fatto da scudo alla Cina per proteggere le sue esportazioni. Oggi però, come spiegato dall’analista Tim Rühlig a Politico, persino colossi come Berlino “stanno iniziando a sentire il bruciatore sotto i piedi”, e la resistenza tedesca sta crollando di fronte a una manifattura nazionale messa in ginocchio da Pechino. La Francia, invece, spinge apertamente per misure punitive ed indagini preventive massicce. Nel 2024 l’UE aveva imposto dazi fino al 35% sulle auto elettriche cinesi, ma Pechino ha aggirato l’ostacolo inondando il mercato con i modelli ibridi plug-in, rimasti esenti da tasse.
Dall’altro lato della barricata, la Spagna ha preso pubblicamente le distanze dall’asse d’acciaio franco-tedesco. Il ministro dell’Economia spagnolo, Carlos Cuerpo, ha sconfessato il documento d’azione guidato da Parigi, preferendo la via del “dialogo” alla guerra aperta. E anche figure interne alla Commissione come Teresa Ribera chiedono prudenza, convinte che la cooperazione serva all’Europa più dello scontro frontale.
LA STRATEGIA DI VON DER LEYEN
Ursula von der Leyen e il suo braccio destro Björn Seibert stanno cavalcando la crisi economica per vincere la resistenza dei paesi scettici. La Presidente della Commissione Europea porterà la proposta di colpire le importazioni cinesi al tavolo del G7 a guida francese del 15 giugno e, infine, al Consiglio Europeo del 18 giugno a Bruxelles per spingere i primi ministri a schierarsi.
Non ci saranno proposte scritte immediate, rivelano le fonti diplomatiche di Politico, per dare il tempo alla Commissione di affilare le armi. Il vero e proprio piano da guerra commerciale contro la Cina sarà svelato durante il discorso annuale sullo Stato dell’Unione a settembre.


