Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente potrebbe mettere a rischio l’approvvigionamento di materie prime critiche. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha già fatto lievitare i tempi di navigazione, come sottolineato lunedì da Energia Oltre
La crisi in Medio Oriente estende la sua ombra oltre i carburanti. Il conflitto potrebbe mettere a rischio l’approvvigionamento di materie prime critiche, secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha già aumentato a dismisura i tempi di navigazione. Un tema sollevato lunedì scorso da Energia Oltre. Alla luce della situazione, lo stesso Urso ha chiesto al Garante dei Prezzi di discutere in Commissione Allerta Rapida anche delle possibili ripercussioni della chiusura dello Stretto di Hormuz sulla fornitura di queste commodities.
L’ALLARME DI URSO: POSSIBILE RISCHIO APPROVVIGIONAMENTO MATERIE PRIME CRITICHE
La guerra in Medio Oriente sta creando la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale. L’AIE stima che a marzo la guerra taglierà l’offerta globale di petrolio di 8 milioni di barili al giorno, pari a quasi 250 milioni di barili in totale, con inevitabili conseguenze negative sui prezzi. Ma non c’è solo la crisi dei carburanti ad agitare il sonno di Urso. Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente rischia di avere conseguenze tangibili anche sull’approvvigionamento dei minerali cruciali per la transizione energetica e digitale.
Come sottolineato da Energia Oltre lunedì, la crisi dello Stretto di Hormuz e del Mar Rosso ha già alzato un muro di costi davanti a ogni nuovo impianto fotovoltaico o parco eolico. Infatti, I ritardi di 15 giorni nelle consegne di terre rare e componenti per gli impianti stanno già mandando in sofferenza i cantieri medio-grandi. Se il conflitto dovesse prolungarsi, i fornitori di materie prime critiche, Cina in primis, potrebbero decidere di dirottare le risorse verso altri Paesi non impattati dal blocco dello Stretto di Hormuz.
“Il protrarsi della crisi in Medio Oriente rischia di determinare difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime critiche, fondamentali per diversi settori produttivi: dall’elio – essenziale per la produzione di chip e per la microelettronica, e in larga parte proveniente dal Qatar – alle risorse necessarie per la filiera del cemento, fino ai fertilizzanti indispensabili per l’agricoltura”, ha detto il ministro nel corso della riunione odierna della Commissione Allerta Rapida che si è tenuta al Mimit, convocata per analizzare i possibili effetti dell’escalation delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici e sui prodotti di consumo.
Un incontro che non ha portato a un piano concreto, ma il Mimit sottolinea che “sarà utile a fornire ulteriori elementi di approfondimento e valutazione per le azioni che il Governo potrà intraprendere nei prossimi giorni, quando sarà più chiaro l’impatto e la durata del conflitto”. Interventi che saranno orientati, “a sostenere i ceti meno abbienti e a contrastare in modo efficace l’eventuale impatto inflattivo derivante dall’aumento dei costi dell’autotrasporto dei beni”.
URSO: AUMENTI CARBURANTI IN ITALIA INFERIORI DI ALTRI PAESI, NESSUNO PENSA A TAGLIO ACCISE
Nel corso del tavolo convocato al Mimit il ministro ha difeso la scelta del Governo di temporeggiare sulle “accise mobili”, sottolineando che attualmente nessuna delle principali economie europee – come Germania, Francia e Spagna – ha introdotto un taglio delle tasse sui carburanti. Al contrario, diversi Paesi starebbero predisponendo misure di controllo sulla filiera distributiva, simili a quelle già introdotte dal nostro Governo, secondo il ministro. Inoltre, l’aumento dei prezzi dei carburanti alla pompa in Italia è ancora nettamente inferiore rispetto a quanto avviene negli altri principali Paesi europei, secondo Urso. Secondo i dati pubblicati nel Weekly Oil Bulletin della Commissione europea, la scorsa settimana, gli aumenti registrati in Italia sono stati inferiori rispetto a quelli degli altri Paesi: per la benzina, un aumento del 4,5% in Italia, contro il 10% in Germania, il 7,7% in Spagna e il 4,8% in Francia. Per il gasolio, l’Italia ha dovuto fronteggiare un aumento dell’8,6%, rispetto al 20% in Germania, al 14,8% in Francia e al 14,2% in Spagna.
Nel corso dell’incontro convocato al Mimit è emerso anche che le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati si sono attestate, alla chiusura di ieri rispetto a venerdì 27 febbraio, su livelli superiori di 19,3 centesimi al litro per la benzina e di 33,7 centesimi al litro per il gasolio. Per quanto riguarda i prezzi alla pompa, i valori odierni medi nazionali in modalità self per benzina (1,82 €/l) e gasolio (2,05 €/l) risultano più elevati, rispetto a venerdì 27 febbraio 2026, rispettivamente di 15,3 centesimi e 32,2 centesimi al litro.


