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Urso e Stellantis puntano il dito contro l’Ue per la crisi dell’auto, ma c’è un paradosso nella legge italiana

Urso chiede all’Europa di riconoscere pienamente la neutralità tecnologica. Sullo sfondo restano il nodo Stellantis e il paradosso dei biocarburanti

L’Ue deve definire le riforme del Green Deal entro l’anno per evitare che la transizione crei il deserto industriale nell’automotive. È il messaggio lanciato dal ministro Urso nel corso del tavolo sull’automotive che si è svolto questa mattina a Palazzo Piacentini. Il faro per la riforma del Green Deal deve essere la neutralità tecnologica, secondo il ministro, un principio che però non è sempre al centro delle norme italiane. Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, ha chiesto all’Ue di congelare le leggi per almeno 10 anni per favorire investimenti e produzioni su larga scala a prezzi di acquisto accessibili. Il Piano del gruppo non convince però il sindacato USB, che sposta la lente sulle strategie industriali per Cassino e Termoli.

AUTOMOTIVE, URSO E STELLANTIS PUNTANO IL DITO CONTRO BRUXELLES

Il principale colpevole della crisi dell’automotive europeo è l’Ue stessa, colpevole di aver dato vita alle “follie del Green Deal”, che avrebbe spalancato le porte alla Cina, mettendo in ginocchio l’industria europea. È l’accusa lanciata nel corso del tavolo sull’Automotive oggi dal ministro Urso contro Bruxelles, insieme alla richiesta di accelerare sulle riforme europee perché diversi costruttori sono in grave difficoltà. “Non c’è più tempo da perdere: il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee. Se non interveniamo subito, la transizione si trasformerà in deindustrializzazione”, ha detto il ministro, sottolineando l’importanza di riconoscere subito pienamente il principio di neutralità tecnologica e anticipare l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act, previsto per il 2029, che introdurrà i requisiti Made in Europe e Low Carbon.

“Le regole europee, a causa della loro scarsa aderenza alla realtà di un mercato in profonda trasformazione, stanno penalizzando tutta l’industria. Ciò, vale in modo particolare per i veicoli commerciali leggeri e per le auto piccole”, ha fatto eco Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, sottolineando che per favorire investimenti e produzioni su larga scala e mantenere prezzi di acquisto accessibili, è importante congelare la regolamentazione per almeno 10 anni”.

IL PARADOSSO DEI BIOCARBURANTI

Alcune politiche italiane stesse, però, sono le prime a non seguire pienamente il principio della neutralità tecnologica sostenuto a Bruxelles. Il primo passo, secondo Unem, è il riconoscimento dei biocarburanti nei fringe benefit delle auto aziendali.

“Non comprendiamo perché i carburanti rinnovabili riconosciuti come strumenti utili alla decarbonizzazione continuino a essere esclusi da importanti misure nazionali come la tassazione agevolata dei fringe benefit delle auto aziendali. È una contraddizione che va superata per rendere le politiche pubbliche coerenti con il principio della neutralità tecnologica e con la posizione italiana nel contesto europeo”, ha aggiunto Murano.

Il secondo step è l’introduzione di strumenti a sostegno della riconversione green delle raffinerie, infrastrutture strategiche in chiave di sicurezza energetica del Paese, tutela dell’occupazione e lo sviluppo di filiere industriali innovative, dalla chimica circolare al recupero avanzato dei rifiuti. “Servono strumenti che ne accompagnino la trasformazione e valorizzino il contributo che possono offrire alla transizione energetica e all’economia circolare”, ha concluso Murano.

LA STRATEGIA ITALIANA PER IL RILANCIO DELL’AUTOMOTIVE

Nel corso del tavolo che si è svolto a Palazzo Piacentini il ministro Urso ha toccato anche il tema del Dpcm Automotive, in attesa di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e del Piano di Stellantis. Il numero 1 del Mimit ha rivendicato l’aspetto innovativo del decreto, che destina il 70% delle risorse a sostegno della filiera attraverso gli Accordi per l’innovazione e i mini Contratti di sviluppo, con un occhio di riguardo per le Pmi. Effettivamente, a differenza dei vecchi piani basati quasi interamente sui sussidi all’acquisto (Ecobonus per i consumatori), questo provvedimento punta a sostenere direttamente la produzione e la transizione industriale della filiera. Un’evoluzione che va nella direzione suggerita anche dalla Corte dei conti nella recente analisi condotta dalla Corte dei conti sulla gestione degli Ecobonus dal 2019 al 2025.

Circa 400 milioni di euro sono, invece, destinati a interventi sulla domanda e a nuove formule di mobilità sostenibile. Tra le novità principali emergono incentivi per il rinnovo di flotte di furgoni o furgoncini; il noleggio Sociale a Lungo Termine per cittadini con un ISEE inferiore a 30.000 euro; il bonus colonnine domestiche e gli incentivi per le minicar e l’incentivo per convertire auto a benzina e diesel in vetture a GPL e metano (retrofit).

STELLANTIS TRA INVESTIMENTI E INCERTEZZA

Il ministro Urso ha sottolineato che il Governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’attuazione del Nuovo Piano di Stellantis, verificando il rispetto degli impegni assunti. “Cinque miliardi di euro in nuove tecnologie, piattaforme e modelli più in sintonia con il mercato, insieme a 7 miliardi di contratti ogni anno per la filiera della componentistica, indicano la strada per salvaguardare tutti gli stabilimenti, l’occupazione e rilanciare la produzione. Un risultato ancora più significativo se confrontato con quanto sta accadendo altrove, a cominciare dalla Germania”, ha affermato il ministro.

L’Unione Sindacale di Base (USB) in una nota sottolinea, però, la situazione degli stabilimenti di Termoli e Cassino. Infatti, gli stabilimenti sono ancora privi di una prospettiva industriale adeguata con impegni verificabili su nuovi modelli, volumi, investimenti, occupazione e coinvolgimento della filiera nazionale, secondo il sindacato. “A Termoli la cancellazione della gigafactory ACC ha lasciato un vuoto strategico che le produzioni ibride annunciate non sono in grado di colmare. A Cassino continuano a mancare nuovi modelli, volumi sufficienti e un percorso concreto di rilancio. Il sostegno agli investimenti, alla ricerca e alla riconversione della componentistica, così come l’iniziativa italiana per modificare le regole europee, rappresentano elementi importanti. Non possono però essere utilizzati per considerare superata la crisi strutturale dell’automotive italiano”, si legge nella nota diffusa da USB.

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