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Crisi carburante aerei Europa

Voli a terra e aeroporti deserti: l’Europa ha solo 6 settimane di autonomia. Birol dell’AIE lancia l’allarme

Conto alla rovescia per il trasporto aereo continentale: il blocco di Hormuz e i danni record alle raffinerie rischiano di fermare i viaggi per i prossimi due anni.

L’Europa si trova a un passo da una paralisi dei cieli senza precedenti nella storia moderna. Secondo quanto rivelato dal Direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Fatih Birol, le riserve di carburante per l’aviazione civile (jet fuel) nel Vecchio Continente basteranno per coprire appena le prossime sei settimane.

In un’intervista esclusiva rilasciata all’Associated Press nella sede dell’AIE a Parigi, Birol ha lanciato un avvertimento che gela le speranze di una rapida ripresa: se il blocco navale e le ostilità legate alla guerra con l’Iran non dovessero cessare immediatamente, le compagnie aeree saranno costrette a una raffica di cancellazioni “a breve termine”. Lo shock energetico che stiamo vivendo è stato definito dal vertice dell’AIE come la crisi più grave mai affrontata, capace di colpire non solo i portafogli ma la mobilità stessa dei cittadini globali.

L’EUROPA NELLA MORSA DELLA PIÙ GRANDE CRISI ENERGETICA

Il cuore del problema risiede nel blocco dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, l’imbuto geografico dove transita la maggior parte del petrolio e del gas mondiali. Fatih Birol non ha usato mezzi termini per descrivere la gravità della situazione: “In passato c’era un gruppo musicale chiamato ‘Dire Straits’ (situazione critica).

Oggi noi siamo realmente in una situazione critica che avrà ripercussioni devastanti sull’economia mondiale”. Più il conflitto si trascinerà, spiega Birol con lo sguardo rivolto alla Torre Eiffel dal suo ufficio parigino, peggiori saranno le conseguenze per la crescita del Pil e per l’inflazione. Il risultato immediato è già sotto gli occhi di tutti: “prezzi più alti della benzina, del gas e dell’elettricità”, in una spirale che non sembra avere fine.

NESSUNA NAZIONE È IMMUNE ALLO SHOCK DEL GOLFO

Sebbene i titoli dei giornali si concentrino spesso sulle grandi economie, l’AIE avverte che i Paesi destinati a pagare il prezzo più alto saranno quelli in via di sviluppo in Asia, Africa e America Latina.

Tuttavia, l’economista turco ha chiarito che la ricchezza non sarà uno scudo sufficiente: “Alcuni paesi possono essere più ricchi di altri, ma nessuno è immune a questa crisi”. Senza una riapertura incondizionata dello stretto, i prodotti petroliferi semplicemente finiranno. In Europa, Birol anticipa che sentiremo parlare molto presto di voli cancellati tra le principali capitali per la pura mancanza fisica di cherosene nei serbatoi degli aeroporti.

IL PERICOLO DEI PEDAGGI E L’EFFETTO DOMINO SUI COMMERCI

L’AIE guarda con estrema preoccupazione anche al sistema di “pedaggio” che l’Iran sta tentando di imporre per il passaggio delle navi nello stretto. Birol ha preso una posizione netta contro questa pratica, sostenendo che se diventasse permanente creerebbe un precedente pericolosissimo che potrebbe estendersi ad altre rotte vitali, come lo Stretto di Malacca.

“Se modifichiamo le regole del gioco ora, sarà quasi impossibile tornare indietro”, ha avvertito, ribadendo che il commercio mondiale ha bisogno che il greggio fluisca senza condizioni politiche o ricatti economici dal punto di produzione a quello di consumo.

INFRASTRUTTURE DEVASTATE E UN BIENNIO PER LA RIPRESA

Il quadro delineato per il futuro prossimo è cupo. Sebbene ci siano oltre 110 petroliere e 15 navi cisterna di gas liquefatto ferme nel Golfo pronte a partire, la loro liberazione sarebbe solo un palliativo temporaneo. Il danno vero è strutturale: oltre 80 infrastrutture energetiche chiave nella regione sono state colpite dai bombardamenti.

Di queste, più di un terzo ha subito danni definiti “gravi o gravissimi”. Secondo Fatih Birol, anche se la pace fosse firmata oggi, ripristinare i livelli di produzione prebellici richiederebbe tempi lunghissimi: “Sarebbe estremamente ottimistico credere in un miracolo rapido; ci vorrà molto tempo, probabilmente fino a due anni, per tornare alla normalità che conoscevamo prima della guerra”.

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