Sostenibilità

Energia, Aie: ancora un terzo della popolazione mondiale si affida a biomasse per cucina

cucina energia

Secondo l’Energy Access Outlook 2017 entro il 2030 si stima che il 99% nei paesi in via di sviluppo di Asia e America Latina e il 95% in Medio Oriente avranno corrente elettrica a disposizione.

 

Accelera il ritmo degli sforzi per promuovere accesso all’elettricità in tutto il mondo. Il numero di persone che si trovano a non poter utilizzare energia elettrica è sceso per la prima volta nel 2016 a meno di 1,1 miliardi di individui mentre dal 2000 ad oggi quasi 1,2 miliardi di persone hanno ottenuto la possibilità di usufruire di corrente, di cui 500 milioni solo in India. Entro il 2030, comunque, si stima che il 99% nei paesi in via di sviluppo di Asia e America Latina e il 95% in Medio Oriente avranno energia a disposizione. È quanto emerge dall’Energy Access Outlook 2017 dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) che considera l’accesso all’energia il vero e proprio “filo d’oro” che lega crescita economica, sviluppo umano e sostenibilità ambientale. Grazie ai miglioramenti delle tecnologie e alla combinazione di costi in calo per le soluzioni solari decentralizzate, di illuminazione ed elettrodomestici più economici ed efficienti e di nuovi modelli di business che fanno uso di piattaforme digitali e mobili, si sono affacciate sul panorama mondiale nuove opportunità per soddisfare coloro che attualmente non hanno accessibilità all’elettricità. Rimangono tuttavia molte sfide a cominciare dalla cosiddetta “clean cooking”.

I numeri. In Asia gli sforzi più importanti

Gran parte dei progressi è arrivata grazie allo sviluppo asiatico: dal 2000 ad oggi nella regione hanno ottenuto accesso all’elettricità 870 milioni di persone. Per la prima volta, inoltre, si registra una tendenza positiva anche nell’Africa subsahariana, dove gli sforzi di elettrificazione dal 2014 hanno superato la crescita demografica. Tuttavia, si tratta di progressi disomogenei dato che l’Agenzia internazionale per l’energia ha registrato, in generale, un aumento delle persone prive di accesso alla corrente elettrica rispetto al 2000. Al momento, la stragrande maggioranza delle popolazione, il 70%, ha ottenuto accesso ad energia generata da combustibili fossili (45% carbone, 19% gas naturale e 7% petrolio) ma il calo dei costi delle rinnovabili e degli elettrodomestici efficienti, insieme a modelli commerciali innovativi che finanziano l’accesso all’elettricità, stanno avendo un forte impatto e stanno trasformando l’accesso all’energia, soprattutto nelle zone rurali. Negli ultimi cinque anni, le rinnovabili hanno iniziato a guadagnare terreno, così come i sistemi off-grid e mini-grid, e questo cambiamento dovrebbe accelerare. Negli ultimi cinque anni, le energie rinnovabili (principalmente idroelettrica e geotermica) sono state la fonte utilizzata da oltre un terzo dei nuovi allacciamenti mentre le rinnovabili decentrate sono state la fonte del 6% dei nuovi accessi all’elettricità.

La sfida del “clean cooking

L’Aie stima che circa 2,8 miliardi di persone non abbiano accesso alle cosiddette clean cooking facilitiesUn terzo della popolazione mondiale – 2,5 miliardi di persone circa – si affida all’uso tradizionale della biomassa solida per cucinare i pasti. Circa 120 milioni di individui usano cherosene, 170 milioni utilizzano carbone. Qualche progresso si è comunque registrato: dal 2000 il numero di persone nei paesi in via di sviluppo che hanno accesso a metodi puliti di cucina – principalmente Gpl, gas naturale ed elettricità – è cresciuto del 60% mentre il numero di individui che cucinano con carbone e cherosene è più che dimezzato. Tuttavia, la forte crescita demografica nei paesi in via di sviluppo, in particolare nell’Africa subsahariana, ha fatto sì che il numero di chi si affida alla biomassa per cucinare sia aumentato di 400 milioni di unità, nonostante la crescente consapevolezza dei rischi sanitari associati e i decenni di programmi mirati a far conoscere l’accesso alla cucina moderna.

Nei paesi asiatici in via di sviluppo, infatti, 1,65 miliardi di persone (il 43% della popolazione) contano sulla biomassa per cucinare. Ciò rappresenta un aumento di 160 milioni di individui rispetto al 2000. Altri 225 milioni cucinano con carbone e kerosene, in calo rispetto ai 600 milioni del 2000 grazie al passaggio al Gpl, al gas naturale e all’elettricità. Questo cambiamento di utilizzo del combustibile riflette la crescente consapevolezza degli effetti dannosi dell’inquinamento atmosferico domestico dovuto alla cucina, l’intensificazione degli sforzi politici volti a promuovere la diffusione del Gpl e del gas naturale e la crescente urbanizzazione, che facilita l’accesso a combustibili puliti.

A livello mondiale è l’Africa subsahariana la regione che registra i minori progressi. Quasi l’80% della popolazione cucina ancora con biomassa solida, una quota che dal 2000 è diminuita di soli tre punti percentuali. Con la crescita demografica ciò significa che, nonostante il piccolo calo di percentuale, il numero di persone che ancora cucinano con la biomassa solida è aumentato di 240 milioni, raggiungendo quota 780 milioni. Dei 25 paesi del mondo in cui oltre il 90% della popolazione cucina a biomassa solida, 20 sono in Africa subsahariana. Altri 60 milioni di persone (soprattutto in Nigeria e Kenya) usano cherosene.

Le previsioni per il futuro: l’elettrificazione

L’analisi paese per paese delle politiche, degli investimenti e delle tecnologie che sono alla base dello scenario preso in considerazione, osserva l’Aie, mostra un tasso di elettrificazione entro il 2030 del 99% nei paesi in via di sviluppo di Asia e America Latina e del 95% in Medio Oriente. L’enfasi che l’India continua a porre sull’elettrificazione delle famiglie dovrebbe garantire un accesso universale nei primi anni del 2020, con le rinnovabili a fare la parte del leone con il 60% dell’utilizzo. Più indietro l’Africa subsahariana che dovrebbe raggiungere, sempre secondo le previsioni dell’Aie, un tasso di accesso del 59% nel 2030 rispetto al 43% attuale: in sostanza delle 674 milioni di persone ancora prive di accesso all’elettricità che ci saranno nel 2030, il 90 per cento vivrà proprio nell’Africa subsahariana. Entro il 2030, oltre il 60% dei nuovi accessi sarà alimentato da fonti energetiche rinnovabili e i sistemi off-grid e mini-grid forniranno i mezzi per quasi la metà dei nuovi accessi, sostenuti da nuovi modelli di business che utilizzerano tecnologie digitali e mobili.

 

“Cucina” sempre più pulita in Cina e Indonesia

Le politiche di clean cooking porteranno i loro frutti in Cina e Indonesia, mentre in Africa subsahariana e in molte zone in via di sviluppo dell’Asia rimarrà un obiettivo lontano. Entro il 2030 la popolazione che avrà accesso a sistemi puliti di cucina diminuirà lentamente passando dai 2,8 miliardi di persone del 2015 a 2,3 miliardi. I progressi più ampi si avranno nelle aree urbane, a sfavore delle biomasse in calo di oltre il 40%. Nelle zone rurali il calo delle biomasse è stimato in discesa da 2 a 1,8 miliardi di individui pur rimanendo però molto alto in termini percentuali (circa il 60%). Ancora una volta sarà l’Asia a giocare il ruolo di leader: il taglio delle biomasse sarà dal 50% attuale al 33% del 2030 determinato da un mix di crescita economica, urbanizzazione, maggiore disponibilità di Gpl, gas naturale ed elettricità e da un maggiore impegno politico nel promuovere carburanti moderni e migliorare le cotture, motivate dagli obiettivi di riduzione dell’inquinamento atmosferico e dal degrado ambientale delle famiglie soprattutto in Cina, India e Indonesia. Nell’Africa subsahariana, invece, circa 320 milioni di persone avranno accesso alle cucine  pulite nel 2030 anche se la popolazione crescerà di 450 milioni di persone entro il 2030 rendendo inutili gli sforzi.

Gli ostacoli. L’aspetto economico

L’ostacolo maggiore per l’accesso all’energia rimane l’aspetto economico. L’Aie osserva che spesso gli individui privi di energia elettrica pagano per fonti di energia come il cherosene, di più di quanto pagherebbero se avessero accesso all’elettricità: a incidere sono soprattutto i costi iniziali per i sistemi off-grid che possono essere superiori a quelli che la maggior parte dei consumatori è disposta o in grado di pagare. Uno dei principali modelli di business emersi che fornisce soluzioni si concentra su aree coperte da reti mobili ma non da reti elettriche. Nel modello di pagamento pay-as-you-go, i consumatori utilizzano i loro telefoni per corrispondere un costo fisso per il dispositivo – di solito un pannello solare in bundle con batteria di stoccaggio e apparecchi (che possono includere luci, radio, caricabatterie per telefoni cellulari, e in sistemi più grandi un ventilatore, televisore e frigorifero) – e il suo utilizzo a rate. L’accessibilità economica di questi sistemi dipende da tre fattori principali: il modello pay-as-you-go, (queste società sono essenzialmente famiglie in micro-finanziamento), l’abbinamento di elettrodomestici ultra efficienti (per mantenere piccolo il pannello solare) e il costo in calo dei pannelli solari e delle batterie. Apparecchi efficienti possono svolgere un ruolo importante nell’assicurare l’accesso all’elettricità. L’utilizzo di apparecchi più efficienti riduce la quantità di elettricità necessaria per lo stesso pacchetto di servizi energetici. A sua volta, ciò riduce i costi di investimento nella fornitura dell’ elettricità necessaria per fornire un accesso universale all’ energia, rendendo le soluzioni rinnovabili off-grid più accessibili alle famiglie.

Gli investimenti

Per fornire l’elettricità a tutti entro il 2030 sarebbe necessario un investimento annuo di 52 miliardi di dollari l’anno, più del doppio del livello mobilitato nell’ambito delle politiche attuali e previste. Degli investimenti supplementari, il 95% dovrebbe essere destinato all’Africa subsahariana. Nell’Energy for All Case dell’Aie, la maggior parte degli investimenti aggiuntivi nelle centrali elettriche è destinata alle rinnovabili: secondo i modelli i sistemi decentralizzati, con fotovoltaico off-grid e mini-grids, sono la soluzione meno costosa per tre quarti delle connessioni aggiuntive necessarie nell’Africa subsahariana. Per aumentare gli investimenti in questo ambito, l’Aie sugerisce di mettere in atto politiche e quadri di investimento adeguati. Analogamente, per ottenere benefici sociali ed economici più ampi occorrerà una prospettiva di accesso che vada al di là delle connessioni domestiche e comprenda l’elettricità per usi produttivi, come imprese, agricoltura e industria. Ciò potrebbe attrarre ulteriori investimenti, ridurre il costo medio dei collegamenti domestici, migliorare la sicurezza alimentare e creare opportunità di lavoro, in particolare per le donne.

Serve più gas

gas naturaleIl raggiungimento di una cucina “pulita” per tutti dipende dalla diffusione del Gpl, del gas naturale e dell’elettricità nelle aree urbane, da una serie di tecnologie nelle zone rurali e dal coinvolgimento delle comunità locali nella progettazione di soluzioni. Per ottenere una cucina pulita per tutti, altri 2,3 miliardi di persone devono avere accesso a combustibili e tecnologie più puliti entro il 2030. L’investimento richiesto per cucinare in modo pulito è modesto, pari a meno di un decimo di quanto necessario per l’accesso universale all’ elettricità. Ma fornire fondi non basta. L’esperienza, avverte l’Agenzia internazionale per l’energia, insegna che i programmi possono essere carenti se non tengono conto di fattori sociali e culturali e non coinvolgono le donne fin dall’inizio.

I vantaggi della fornitura di elettricità

Fornire energia a tutti migliorerebbe in modo significativo la vita di coloro che non ne hanno disponibilità, rafforzando le prospettive economiche. Le donne, in particolare, potrebbero guadagnare tempo non dedicandosi alla raccolta di combustibile e alla cottura ed evitando l’inquinamento atmosferico domestico. Attualmente si stima che circa 2,8 milioni di persone, soprattutto donne e bambini, muoiano prematuramente ogni anno a causa degli combustione di biomassa solida in stufe inefficienti o dalla combustione di cherosene o carbone per cucinare. Inoltre, le famiglie che fanno affidamento sulla biomassa per cucinare dedicano circa 1,4 ore al giorno alla raccolta della legna da ardere. L’accesso a cucine pulite ridurrebbe, insomma, il numero di morti premature di 1,8 milioni persone l’anno entro il 2030. In più il raggiungimento di un elettrificazione generale entro il 2030 non comporterà un aumento netto delle emissioni globali di gas a effetto serra. Fornire energia a tutti avrebbe un impatto minimo sulla domanda globale, con un aumento dello 0,2% (37 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio). Al tempo stesso, il corrispondente aumento delle emissioni di CO2 dello 0,2% circa nel 2030 sarebbe più che compensato in quanto la riduzione della biomassa utilizzata per cucinare consente una riduzione netta delle emissioni di gas a effetto serra, che permetterebbe di risparmiare l’equivalente di circa 165 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente.

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