Fact checking e fake news

Germania prima della classe su rinnovabili? Per ora vince il carbone

merkel germania

Il capo della più grande associazione tedesca del settore energetico, la Bdew Stefan Kapferer ha indicato proprio nel gas fonte la spina dorsale della transizione energetica verso un futuro fatto di rinnovabili

Più di 60 milioni di tedeschi andranno al voto il prossimo 24 settembre per decidere il nuovo governo del paese. Una delle partite più importanti su cui dovranno cimentarsi la Cdu del cancelliere Angela Merkel e i suoi avversari politici riguarda la strategia energetica e climatica della Germania. La vecchia Energiewende  (“transizione energetica”) varata tempo fa e progressivamente rivista nel corso degli anni, prevede un obiettivo ambizioso: ridurre l’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050. Per raggiungere questa quota, la Germania punta allo sviluppo della propria capacità energetica sostenibile, alla riduzione dei consumi di energia, a una migliore efficienza energetica sulle vetture elettriche. Ma dopo una quindicina di anni dall’avvio della transizione energetica la Germania sta subendo un certo rallentamento: tra il 1990 e il 2016, le emissioni di CO2 sono diminuite del 26% ma questo grazie soprattutto alla chiusura dell’industria pesante nell’ex Germania Est dopo la riunificazione.

Qualche giorno fa Stefan Kapferer, il capo della più grande associazione tedesca del settore energetico la Bdew, ha affermato che la Germania dovrebbe utilizzare centrali elettriche a gas come spina dorsale della transizione energetica. Kapferer ha ricordato la nuova tecnologia sperimentale tedesca che consente di produrre gas attraverso turbine eoliche con l’elettrolisi dell’acqua – una tecnologia utilizzabile però solo nelle zone particolarmente ventose – ma soprattutto ha chiesto un “impegno chiaro sul gas” da parte dei politici del paese per raggiungere gli obiettivi sul clima al 2050. Kapferer ha indicato quattro settori specifici in cui utilizzare tale fonte. In primo luogo, per garantire il riscaldamento dove è indispensabile. In secondo luogo come combustibile per le  automobili, infine come sostegno per le energie rinnovabili, vista la loro intermittenza.

La transizione energetica tedesca va considerata anche e soprattutto alla luce della prevista chiusura di tutte le centrali nucleari del paese entro il 2022. Da un lato la produzione di energia sostenibile, in particolare per quanto riguarda l’elettricità, ha visto una crescita esponenziale. Quasi inesistente negli anni ’90, fornisce ora un terzo della domanda elettrica tedesca.

Nel 2015, il settore delle energie rinnovabili ha visto impiegate 334mila persone (fonte: International Renewable Energy Agency). Interessante soprattutto il dato del solare: nonostante il clima poco favorevole rispetto, ad esempio, a quello italiano, nel 2016 l’installato annuale del fotovoltaico è cresciuto del 5,8% rispetto al 2015, raggiungendo i 41,2 GW totali (l’Italia è a 19,3 GW). Nel primi sei mesi di quest’anno le fonti rinnovabili in Germania hanno generato il 15,1% dell’energia complessiva, rispetto al 14,8% del pari periodo del 2016. La crescita maggiore si è registrata nel comparto dell’elettricità, dove le energie verdi hanno raggiunto il 35,1% del mix energetico, con un incremento di 2,4 punti percentuali, secondo quanto riferito dalla Federazione tedesca delle energie rinnovabili (Bee).

RinnovabiliTuttavia, nonostante l’importanza delle rinnovabili, la produzione di energia elettrica (responsabile del 30% delle emissioni di CO2 tedesche) è ancora legata al carbone che produce il 40 per cento dell’energia complessiva consumata nel paese, con emissioni di Co2 vicine all’80%, diminuite solo del 6% dal 2000, secondo i dati dello studio, condotto da Öko-Institut e Prognos per conto dell’associazione ambientalista Wwf.  Da un altro studio congiunto di Wwf, Can Heal, Eeb e Climate Alliance Germany dal titolo ”Europe’s dirty 30” è emerso che la Germania con nove unità è tra i paesi con il maggior numero di centrali a carbone in Europa. Inoltre la Germania è il paese europeo che elargisce più sussidi per la produzione di energia dal carbone, circa 3,2 miliardi di euro l’anno in media tra il 2005 e il 2016, destinati soprattutto all’estrazione della materia prima, secondo quanto emerge da una ricerca dell’Overseas Development Institute (Odi).

Ma anche finanziare lo sviluppo della produzione di energia sostenibile e della rete elettrica per raggiungere gli obiettivi europei non è stato a costo zero: ai consumatori sono stati caricate spese in termini di kilowattora con aumenti del 50% tra il 2007 e il 2017. Nonostante ciò la bolletta energetica media per una famiglia tedesca (978 euro/anno) è rimasta inferiore rispetto a quella dei danesi (1,121 euro/anno) o degli americani (1,110 euro/anno). Per ridurre i costi energetici e la crescente opposizione ai parchi eolici, il governo di Merkel ha ridotto nel 2014 gli aiuti di Stato e posto un tetto di 2,5 Gigawatt all’anno alla capacità eolica terrestre con l’obiettivo di massimizzare la produzione dell’eolico offshore (6,5 Gigawatt all’anno). Dal 2000, invece, grazie ai bonus sulle ristrutturazioni edilizie, l’efficienza energetica è aumentata dell’1,4% all’anno: una performance importante ma non sufficiente a soddisfare gli obiettivi della Germania. Per questo il ministro dell’economia Sigmar Gabriel ha lanciato nel 2016 un piano di 17 miliardi di euro che durerà fino al 2020, per migliorare l’efficienza energetica.

rinnovabiliDifficile fare previsioni sulla direzione che prenderà dal punto di vista energetico la Germania dopo il voto. I Verdi per esempio, potrebbero coalizzarsi con la Merkel solo in caso di un ulteriore giro di vite sull’ambiente. La loro posizione è molto stringente: tra le proposte presentate in campagna elettorale ci sono quelle di proibire le auto a combustibile nell’arco di dieci anni, chiudere le miniere e le 20 centrali a lignite e a carbone più inquinanti tra il 2017 e il 2021, raggiungendo il 100% della generazione di elettricità da rinnovabili entro il 2030.

Pochi giorni fa, presentando un documento sull’uscita del paese dal carbone, sempre i Verdi hanno diffuso un sondaggio secondo cui il 70% dei tedeschi sarebbe favorevole a tale soluzione. Il governo Merkel sostenuto dalla Cdu ha già programmato la chiusura di sette miniere di carbone entro il 2020 mentre i socialdemocratici tedeschi (Spd) hanno ambizioni diverse e suggeriscono una sostituzione progressiva con il gas naturale con Martin Schulz che propone di legare i sostegni pubblici all’energia con le emissioni di Co2. Qualche giorno fa lo stesso viceministro dell’Economia Rainer Baake, durante una conferenza sull’energia a Monaco, ha ricordato che la Germania dovrà chiudere entro il 2030 25 GW di capacità energetica realizzata con il carbone, l’equivalente della metà del totale attuale per rispettare gli impegni sulla Co2 di Parigi.