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San Foca militarizzata per l’apertura del cantiere Tap? Ecco la verità

san Basilio San Foca

Un’ordinanza del Prefetto di Lecce ha predisposto, a San Foca, una zona rossa per garantire lo svolgimento (in sicurezza) dei lavori per la realizzazione di Tap: solo una piccola area è interessata dal divieto di accesso di cittadini e residenti 

 

A San Foca sono iniziati i lavori per la realizzazione di Tap. Infatti in questi giorni, la società Tap è alle prese con l’apertura del cantiere e della sua recinzione. Nei giorni scorsi, per garantire la sicurezza dei lavoratori e il tranquillo svolgimento delle operazioni, la Prefettura di Lecce, in accordo con la Questura, ha predisposto una zona rossa, con divieto di accesso ai cittadini.

L’ordinanza del Prefetto Claudio Palomba è entrata in vigore a mezzanotte del 13 novembre, per trenta giorni. Vi sono 24 particelle coinvolte nella disponibilità delle forze di polizia “in funzione di fascia di rispetto a protezione del cantiere”: rientrano uliveti, case, terreni coltivati a seminativi e usati per i pascoli. L’accesso è consentito esclusivamente a “proprietari e titolari di diritti interessati”, ma anche questi ultimi dovranno esibire i documenti ai posti di blocco e potranno entrare nell’area solo “singolarmente e disgiuntamente”.

La situazione, è facile immaginare, ha creato diversi disagi ai residenti, anche se ha interessato in modo diretto, un ristretto numero di famiglie. Qualcosa potrà migliorare nelle prossime ore, quando, la conclusione della recinzione, permetterà una circolazione più libera anche intorno all’area del cantiere.

San Foca

In questi giorni, però, su Facebook e su diversi quotidiani locali è circolata la voce di una San Foca militarizzata e quasi chiusa all’accesso, una piccola cittadina in mano straniera, isolata dal Salento. Qualcuno ha parlato, addirittura, di un Salento blindato. La recinzione intorno al cantiere, si legge sui social, ricorda i lager: filo spinato e griglie.

Insomma, chi non vuole questa infrastruttura, più volte definita importante dal Governo e dall’Europa per garantire la diversità degli approvvigionamenti, ha esagerato. E costruito, intorno a quanto sta accadendo a San Foca, un film dalla trama poco piacevole.

Non siamo qui a giudicare, ma proviamo a fare chiarezza. I disagi, a San Foca, negli ultimi giorni, non sono mancati. Ma la presenza di una recinzione e di forze militari che potessero garantire la sicurezza dei lavoratori è stata una scelta resa necessaria dalle vecchie vicende. Già in passato, il cantiere è stato preso di mira da vandali: tra le altre cose, quasi tutti i muretti a secco, peraltro notoriamente sottoposti a vincolo paesaggistico, adiacenti alle strade interpoderali, sono stati distrutti da appartenenti al Movimento No Tap, al fine di realizzare barricate ed ostacoli per impedire il transito dei mezzi di cantiere.

Vandali a parte, non c’è comunque da scandalizzarsi per la volontà di chiudere un cantiere e non consentire l’accesso ai non lavoratori, per questioni di sicurezza. Il filo spinato, intorno alla recinzione (filo che – peraltro – nel Salento ricorre intorno a campi di ulivi e frutteti per evitare che terzi rubino i frutti) non è da intendersi lesivo della libertà della persona e dei cittadini di San Foca in particolare, ma solo strumento di garanzia di sicurezza. I campi lager, evocati da alcuni guardando le immagini del cantiere, sono ben altro. E ogni parallelo appare davvero fuori luogo.

San Foca

Zona rossa a parte, poi, bisogna ammettere che la cittadina marina continua ad essere accessibile a tutti. Su Facebook, Mauro Bavia (autore anche delle immagini riporatte all’interno del pezzo), curioso di comprendere quale fosse la situazione a San Foca ha deciso di fare una passeggiata in macchina scoprendo che la cittadina leccese “gode ancora della sua paciosa tranquillità autunnale”. “La piazza completamente vuota e tranquilla. Pochi viandanti incuranti e sereni. Nessun carro armato. Nessun elicottero. Nessun presidio militare. Nessun posto di blocco. Nessun filo spinato. Nessuna perquisizione”, racconta Bavia in un post.

Insomma, San Foca rimane una ridente cittadina marina interessata, in questi giorni, dall’avvio di un cantiere che dovrebbe portare alla nascita di una infrastruttura importante per l’intera penisola (Puglia compresa) e per tutto il Vecchio Continente. Tale resterà anche dopo l’approdo del gasdotto: la bellissime spiagge non sono in pericolo, come spesso si sente dire. Forse sarebbe il caso di prendere esempio da chi di turismo estivo se ne intende davvero: Cala Graciò, una delle spiagge più belle di Ibiza, da 6 anni ospita un gasdotto, ma nessuno ha fatto cattiva pubblicità al posto.

Giusy Caretto

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