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I ricorsi (vinti) di Tap

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I Tar del Lazio ha accolto due ricorsi presentati da Tap per l’annullamento dei provvedimenti del Comune che aveva intimato la sospensione dei lavori di costruzione di due “canopy”

Tap vince ancora una volta l’ennesimo ricorso avverso gli enti locali.Questa volta contro il Comune di Melendugno. Il Tar del Lazio con una sentenza depositata il 25 giugno ha accolto due ricorsi presentati da Tap per l’annullamento dei provvedimenti del Comune che aveva intimato la sospensione dei lavori di costruzione di due ” canopy”, utilizzati dalla stessa Tap per sorreggere reti anti- insetto utili a proteggere dal rischio di contagio Xylella le piante di ulivo eradicate lungo il tracciato del gasdotto. Praticamente tap voleva proteggere gli ulivi e Marco Potì, il sindaco di Melendugno, glielo impediva.

Il Tar ha anche condannato il Comune di Melendugno al pagamento delle spese processuali per una cifra di 5 mila euro. I giudici amministrativi hanno riconosciuto la validità della Cila richiesta dalla società (Comunicazione di inizio lavori asseverata), ribadendo sia l’inidoneità delle opere, temporanee e amovibili, a realizzare trasformazioni del territorio, sia la natura assorbente dell’autorizzazione unica.

Nella sentenza del 25 giugno è esplicitamente scritto che “Il comune deve ritenersi chiamato a concorrere con spirito di leale collaborazione per quanto strettamente attinente alle fasi esecutive del progetto approvato e alla scrupoloso rispetto delle prescrizioni che accompagnano l’esecuzione del progetto stesso.”

Chissà se questa volta lo avranno capito.

Ricordiamo che in precedenza era stata la Regione Puglia guidata da Michele Emiliano (Pd) a fare ricorso al Tar (sai che novità) contro il Tap voluto dal Pd.
In un primo momento il 6 aprile 2017 il Tar aveva accolto la sospensiva cautelativa dei lavori bloccando di fatto l’espianto degli ulivi autorizzato dal Ministero dell’Ambiente.

Dopo due settimane però ha respinto il ricorso considerando il Tap un’opera di “dichiarata infrastruttura strategica, di preminente interesse per lo Stato”, e quindi sancendo che è il Ministero dell’Ambiente il “titolare di una facoltà di controllo, in ordine al rispetto di quanto previsto nel decreto Via” sulla valutazione di impatto ambientale.
Non contento Michele Emiliano si è rivolto al Consiglio di Stato. Perdendo anche questo ricorso.

Nelle motivazioni con cui lo ha presentato accusava il progetto di violare la direttiva Seveso contro i rischi di incidente rilevante, il rischio incendi, di aver aperto il cantiere fuori tempo massimo, e di non aver osservato alcun principio di precauzione ne averne vagliato alternative.

Il Consiglio di Stato rigettandolo ha ritenuto che la sentenza del Tar a favore del gasdotto fosse ineccepibile, stabilendo che la valutazione di impatto ambientale resa dalla Commissione Via del ministero dell’Ambiente avesse approfonditamente vagliato tutte le problematiche naturalistiche e che anche la scelta dell’approdo nella porzione di costa compresa tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri (all’interno del Comune di Melendugno) fosse stata preceduta da una completa analisi delle possibili alternative (ben undici). Inoltre è stato escluso che l’opera dovesse essere assoggettata alla direttiva Seveso ed è stato riconosciuto l’avvenuto rispetto del principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato nella procedura di superamento del dissenso espresso dalla Regione alla realizzazione dell’opera.

Non arreso Michele Emiliano si è rivolto alla Corte Costituzionale. Perdendo anche qui.

La Suprema ha giudicato inammissibile il conflitto di attribuzione sollevato dalla Regione Puglia contro lo Stato, confermando di fatto la validità del provvedimento che ha autorizzato la costruzione del gasdotto.

Intanto la multinazionale fa sapere che tra Grecia, Albania e Italia l’infrastruttura è già stata completata per oltre il 72 per cento e i lavori procedono nei tre Paesi per rendere il gasdotto operativo all’inizio del 2020, come da programma.

Ma chissà se esaurite tutte le tappe della giustizia terrena Michele Emiliano si appelli ora con qualche ricorso al supremo protettore del creato. Fosse anche, come ha dichiarato, se stesso.

Alla Cedu lo escludiamo.

Punta Perotti ha dimostrato l’interesse che ha per i diritti umani.