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Gas, l’Italia aumenta gli stoccaggi e riduce ancora la dipendenza da Mosca. La situazione in Ue

Situazione Gas

Fatti, dichiarazioni e scenari sulla situazione del gas tra Europa, Italia e Russia al termine di un’altra settimana di guerra in Ucraina

Un’altra settimana di guerra, di sanzioni, ritorsioni e tensioni tra Russia e Occidente sta scivolando via. Se l’evento geopolitico delle ultime ore è certamente quello relativo alle tensioni attorno a Taiwan, l’occupazione moscovita dell’Ucraina non deve passare mai in secondo piano né far dimenticare la battaglia anche energetica che il Vecchio Continente sta combattendo per rimediare agli errori del passato.

Ci sono aggiornamenti importanti che fanno ben sperare. Ad esempio in casa Italia.

SITUAZIONE GAS ITALIANA IN MIGLIORAMENTO: STOCCAGGI AL 74% E DIPENDENZA DA MOSCA RIDOTTA AL 15%

“La nostra dipendenza dal gas russo è calata dal 40% a 15%”. Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, lo ha detto in conferenza stampa a Palazzo Chigi, rassicurando ancora sulla situazione gas del nostro paese. “Quando la Russia ha annunciato il taglio del 30% delle forniture ci dava 30 milioni di metri cubi giorno, quindi una riduzione da 10 milioni di metri cubi, un decimo di quello che mettevamo ogni giorno negli stoccaggi, esiguo”, ha spiegato il ministro, visto che “noi abbiamo garantito 80-90 milioni di metri cubi al giorno, che ora tendono a calare per motivi tecnici e di offerta”.

Gli stoccaggi gas in vista dell’inverno e alla luce delle tensioni con la Russia “sono intorno al 74% e abbiamo ripristinato il trend che ci deve portare al 90% a fine anno, con un’operazione importante che fa il GSE come stazione appaltante unica e il contributo di Snam”, ha aggiunto il capo del MiTE.

“Sostituiamo con una curva di crescita molto rapida 30 miliardi di metri cubi di gas russo con 25 miliardi di metri cubi di gas mantenendo la rotta sulla decarbonizzazione riusciamo a mantenere entrambi gli impegni”.

PREZZO DEL GAS A 197 EURO, PETROLIO IN CALO

A livello europeo, intanto, la situazione del gas non vede troppe variazioni in termini di prezzo. Infatti, mentre il petrolio ha fatto registrare nella giornata di oggi un lieve rialzo, il gas ha fatto segnare un calo nell’ultima seduta della settimana. Il wti ha segnato un +0,29% vicino gli 89 dollari al barile mentre il greggio Brent è apparso oltre i 94 dollari (+0,4%).

Tra gli effetti di questi livelli di prezzo che in Europa continuano ad essere alti c’è lo spostamento dell’orizzonte dall’Oriente. Come rileva il Financial Times, “l’Asia è stata la destinazione privilegiata per il GNL, con Cina, Giappone e Corea del Sud che sono i tre maggiori importatori mondiali. Il prezzo di riferimento in Asia, il più delle volte, è stato superiore a quello europeo”. Che invece oggi è superiore e attira gli esportatori per profitti certamente maggiori. Da questo punto di vista, i rischi ci sono anche per Cina, Giappone, Corea del Sud nell’assicurarsi riserve energetiche necessarie.

MAMER (UE): MOSCA INVENTA SCUSE PER NON DARE GAS ALL’UNIONE

Ritorsioni, dicevamo. In proposito, ha parlato il portavoce della Commissione europea Eric Mamer. “Qualunque cosa venga detta in questo senso da Mosca è semplicemente falsa. E’ una scusa per non fornire Gas all’Ue”, ha detto. A cosa si riferisce? All’idea russa che le sanzioni comunitarie blocchino il trasporto di strumenti legati all’export di gas da Mosca, inclusa la turbina della Siemens che era stata data in riparazione in Canada relativamente al gasdotto Nord Stream 1.

GERMANIA, STOCCAGGI VICINI AL 75%

A proposito di Germania, anche a Berlino la situazione stoccaggi sembra essere positiva. Secondo quanto rivelato da Gas Infrastructure Europe, la quota del 75% è sempre più vicina. Il che rasserenerebbe un quadro ancora critico per via delle ritorsioni putiniane sulle forniture. Che sono ancora al 20% per quanto concerne il NS.

Da ricordare che una nuova legge tedesca stabilisce che gli impianti di stoccaggio devono essere pieni per almeno tre quarti entro il 1° settembre. Dunque, l’obiettivo si avvicina.

Se fino a qualche settimana fa le ansie sugli approvvigionamenti risultava certamente maggiore, questi dati possono almeno parzialmente condurre a maggior tranquillità. La corda energetica che Putin continua a tirare rischia, forse, di finirgli sul volto e fargli male.

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