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Obiettivo inverno 2022-2023. I compiti a casa per l’Ue secondo l’Entsog

Trasmissione Gas Entsog

Fatti, numeri e scenari dal report dell’ente europeo degli operatori del sistema di trasmissione del gas in vista del prossimo inverno

L’Entsog, l’European Network of Transmission System Operators for Gas, ha pubblicato il suo Outlook annuale dove analizza il contesto energetico attuale tracciando degli scenari in caso di interruzione definitiva delle forniture russe di gas.

TRASMISSIONE GAS, I RISCHI DI UN’INTERRUZIONE RUSSIA-UE

Sono quattro i parametri di valutazione utilizzati: evoluzione dell’offerta di gas, capacità infrastrutturali di soddisfare la domanda, export, stoccaggi. In caso di interruzione totale da qui al prossimo settembre, di gas russo s’intende, serviranno determinate risposte. Servirà cooperazione e solidarietà tra i Paesi membri dell’Unione, servirà accelerare il riempimento delle riserve, servirà importare ancor più gas naturale liquefatto. Misure d’emergenza che forse poco hanno a che fare con la transizione energetica. Ma è un discorso già fatto, quello del filo sottile tra presente-futuro prossimo e futuro più a lungo termine. Da un lato c’è la sicurezza energetica (e la necessità di rimediare, con evidente ritardo, agli errori del decennio scorso), dall’altro c’è la programmazione di un mondo più sostenibile ed energicamente efficiente.

IL CONTESTO

Le cause del contesto attuale sono altrettanto ben presenti ai nostri occhi, alle nostre menti. La guerra in Ucraina ha “soltanto” acuito una crisi di prezzi e materie prime già risalente al 2021. Perché, semmai ce ne fossimo scordati, la pandemia da coronavirus è ancora in corso e porta morti giornaliere a distanza di due anni dal suo scoppio.

L’Unione europea in tutto questo si sta certamente muovendo. Sappiamo bene anche questo. Come? RePowerEU, piano NextGeneration, Recovery Plan, tassonomia, Fit for 55. Piani che si intrecciano tra loro, che coinvolgono gli Stati singoli con i rispettivi Piani nazionali di ripresa e resilienza. Tutti sono impegnati: solidarietà e cooperazione, appunto. Ma è un compito difficile. Perché dalla pandemia in avanti per la prima volta l’Ue si è fatta politica oltre che economica. E allora gli sforzi devono proseguire. Perché le spaccature sono dietro l’angolo. D’altronde, con capi di governo come Orbán pronti a voltare le spalle su ogni cosa c’è da stare sempre attenti.

GLI SCENARI

Bene, dal report dell’Entsog emerge allora che se Mosca decidesse tra luglio (ormai passato) e settembre di staccarci il gas i nostri inverni saranno dir poco critici. La quota idonea di riempimento degli stoccaggi è fissata al 90% entro ottobre, serve perciò spingere su questa operazione di messa in sicurezza. “La decurtazione, in questo scenario, corrisponderebbe a una carenza di circa 18 bcm di gas nell’arco dell’anno, soprattutto in inverno”, dice l’Outlook. A che punto siamo, su questa partita? Al 71%, a livello europeo. E “ogni 10% in più di stoccaggio a livello europeo corrisponde, infatti, a 10 bcm in più disponibili per il mercato”. 

Stoccaggi, ma non solo, dicevamo. Anche Gnl. Quantità aggiuntive, dice il report dell’Entsog, “potrebbero migliorare la possibilità di condividere equamente gli effetti di una riduzione negli approvvigionamenti. Infatti, l’Europa occidentale attenuerebbe la riduzione della domanda e potrebbe inviare volumi significativi ad est. La decurtazione totale in questa situazione è stimata a circa 6 bcm. Ciò significa che 12 bcm di decurtazione della domanda potrebbero essere ridotti rispetto allo scenario di base grazie a forniture aggiuntive”. E ancora: ridurre la domanda. Serve, infatti, anche uno sforzo in senso passivo. Servono rinunce. “La riduzione coordinata della domanda a lungo termine potrebbe essere una delle azioni possibili per migliorare la situazione del mercato del gas durante le interruzioni a lungo termine. Tuttavia, anche se a capacità potenziate e con una risposta unitaria alla riduzione del 15% della domanda di gas, la preparazione ad affrontare il prossimo inverno non migliorerebbe in modo netto”, si legge nel documento. 

Insomma, non sarà agevole uscire da questa crisi multidimensionale neppure adempiendo a tutti i “compiti” a casa per Stati, cittadini e Unione nel suo complesso. Figurarsi se non proviamo neanche a farli, i compiti.

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