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Primo sì del Senato al prestito di 149 milioni per l’Ilva. Piombino ferma

Primo via libera in Senato al decreto legge che stanzia nuove risorse per la continuità operativa dell’ex Ilva. Il plafond totale ora ammonta a 257 milioni.

Il Senato dice sì al prestito di 149 milioni di euro per la continuità operativa dell’ex Ilva. Piombino invece aspetta la firma dell’accordo di programma tra il Governo e l’acciaieria Jsw Steel Italy, del gruppo indiano Jindal. Intanto, sono fermi i progetti per 3,4 miliardi tra Jsw e Metinvest.

EX ILVA E L’EMENDAMENTO DA 149 MILIONI

I 149 milioni di euro si aggiungono ai 108 milioni messi in campo del decreto dell’1 dicembre, portando così i fondi totali per la continuità operativa dell’Ilva a 257. Come riporta Il Sole 24 Ore, le risorse aggiuntive nascono da un emendamento del relatore Salvo Pogliese di FdI, che ha inserito i primi 50 milioni, e dal successivo sub emendamento di Bartolomeo Amidei di FdI, che li ha incrementati a 149. Le risorse servono per «consentire la prosecuzione dell’attività produttiva ove la cessione del compendio aziendale a terzi non avvenga entro il 30 gennaio 2026». L’erogazione del prestito è condizionata al via libera Ue. Ieri il decreto è approdato in Aula per il voto dopodiché sarà trasferito alla Camera che dovrà approvarlo entro il 30 gennaio.

AZIONE LEGALE CONTRO ARCEROLMITTAL

È stato depositato l’atto di citazione al Tribunale di Milano dei commissari di Acciaierie d’Italia che hanno avviato un’azione legale contro ArcelorMittal. Al precedente gestore dell’ex Ilva viene chiesto un risarcimento di 7 miliardi e 41 milioni di euro. La richiesta nasce da una valutazione complessiva della gestione di Acciaierie d’Italia tra il 2018 e il 2024 che ha progressivamente distrutto il valore industriale e patrimoniale dell’azienda fino a determinarne l’insolvenza. L’atto chiama in causa la società ArcelorMittal S.A. e 12 persone fisiche tra cui gli ex ad Lucia Morselli e Matthieu Jehl, alcuni manager esteri, i dirigenti della gestione Morselli (Andrea Bellicini, Domenico Ponzio e Daniele Santoro) e gli eredi degli scomparsi dirigenti Adolfo Buffo e Arturo Ferrucci. Si tratta di «una delle cause di risarcimento più significative della nostra storia», ha commentato il ministro Adolfo Urso.

PIOMBINO FERMA

Nel frattempo Piombino aspetta la firma dell’accordo di programma tra il Governo e l’acciaieria Jsw Steel Italy (ex-Lucchini) del gruppo indiano Jindal, specializzata nella produzione di rotaie. Il progetto di Jsw ha un costo stimato in circa 150 milioni di euro, di cui quasi 33 milioni di sovvenzioni pubbliche, previste da un contratto di sviluppo firmato nell’aprile scorso con Invitalia. L’investimento servirà per raddoppiare la capacità del laminatoio, passando da 320mila a 600mila tonnellate di rotaie prodotte all’anno e per aumentare la lunghezza delle rotaie da 108 a 120 metri. I lavori di ammodernamento del laminatoio sono stati aggiudicati nelle settimane scorse alla bergamasca Ferretti Construction.

IL PROGETTO

Il progetto è uno dei più importanti mai realizzati in Italia: 3,2 miliardi di euro di investimento, con 323 milioni di contributi pubblici già concordati, più la garanzia assicurativa Sace per circa due miliardi di debito. La nuova fabbrica con due forni elettrici e un laminatoio, sarà a basso impatto ambientale e alta efficienza energetica. Produrrà 2,7 milioni di tonnellate all’anno di bobine di acciaio (i coils) utilizzando rottami e ghisa importati via mare. Avrà 1.100 addetti tra diretti e indiretti, in gran parte provenienti da Jsw che scenderà a circa 500 dipendenti

LA CRISI DI MAGONA

A complicare il rilancio di Piombino è scoppiata la crisi finanziaria di un’altra storica acciaieria della città, la Magona, produttore di acciai piani zincati e preverniciati (470 addetti), che fa capo al gruppo siderurgico anglo-indiano Liberty Steel di Sanjeev Gupta. La prospettiva è il passaggio al gruppo svizzero Trasteel International.

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