L’Italia ha mancato la prima scadenza chiave nell’attuazione della Energy performance of buildings directive (Epbd) nota anche come “Direttiva Case Green”, la normativa Ue per decarbonizzare il parco edilizio entro il 2050
La data limite entro cui inviare la prima bozza del piano di ristrutturazione a Bruxelles era il 31 dicembre. All’appello mancano, oltre all’Italia, altri pesi massimi dell’Ue, come Francia e Germania
I TARGET DELLA DIRETTIVA
La Epbd stabilisce dei target di riduzione dei consumi per il parco edilizio degli Stati Membri: il 16% al 2030 e il 20-22% al 2035, rispetto ai livelli del 2020. L’Italia non parte da zero poiché sono conteggiati anche i risparmi ottenuti con il superbonus. Ma in questo quadro sono i paesi membri a dover fissare, con i loro piani, le modalità per muoversi. Come riporta Il Sole 24 Ore, entro dicembre del 2025 si sarebbe dovuto inviare una prima bozza di Piano nazionale di ristrutturazione a Bruxelles. Una volta ricevuti i documenti, l’esecutivo comunitario li analizzerà per fornire le sue raccomandazioni, entro sei mesi. Sulla base di queste osservazioni si arriverà alla versione finale del piano, entro la fine del 2026.
I PIANI DELL’ITALIA
I piani dovranno censire il patrimonio edilizio del paese, individuando le sue caratteristiche in termini di efficienza energetica. E dato che la Epbd fornisce solo indicazioni generali, sarà il governo a indicare le priorità per le ristrutturazioni. Così come gli altri paesi membri dovranno indicare in che modo individuare questo patrimonio, a che tipologie di edifici rivolgersi e con quali agevolazioni. La maggior parte delle ristrutturazioni dovrà riguardare il 43% meno performante del patrimonio edilizio. Nei piani bisognerà anche indicare gli strumenti per raggiungere gli obiettivi. In Italia bisognerà capire se continuare a lavorare con le agevolazioni attualmente disponibili o se il Governo conta di attivare strumenti ulteriori.
GLI INADEMPIENTI
Non siamo l’unico paese inadempiente rispetto alle indicazioni della Epbd. I paesi virtuosi che hanno inviato la bozza di piano, al momento, sono stati complessivamente otto: Belgio, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Lituania, Romania, Slovenia e Spagna. All’appello mancano, oltre all’Italia, anche Francia e Germania. L’Italia, però, dal canto suo non sta certamente correndo per attuare la direttiva.
LA LENTEZZA DELL’ITALIA
Sull’implementazione della Epbd nel nostro sistema ci stiamo muovendo con lentezza. Entro il prossimo maggio, a due anni esatti di distanza dall’entrata in vigore della direttiva, l’Italia dovrà completare il suo recepimento. Il disegno di legge di delegazione europea per il 2025, approvato alla Camera e attualmente in discussione al Senato (a fine mese scade il termine per gli emendamenti), non contiene per ora riferimenti alla Epbd. Non è stata inserita tra le norme da recepire.

