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Sostenibilità e innovazione finanziaria: il report di Banca d’Italia sul Fintech for Good

L’Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili (AIS) sollecita criteri rigorosi per le opere pubbliche al fine di intercettare i crescenti capitali verdi ed evitare i rischi di greenwashing.

L’innovazione tecnologica applicata ai servizi finanziari può e deve diventare il motore per uno sviluppo sostenibile che unisca profitto, inclusione sociale e tutela ambientale. È questo il nucleo del rapporto “Sostenibilità e innovazione finanziaria: Il ruolo emergente del Fintech for Good (F4G)”, pubblicato dalla Banca d’Italia all’interno della collana “Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento” (numero 76). Lo studio, firmato da Alessandro Lentini e Daniela Elena Munteanu, analizza come il paradigma del “Fintech for Good” (F4G) stia ridefinendo i confini della finanza moderna. Sulla scia di questa pubblicazione, è intervenuta l’Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili (AIS), sottolineando come la misurabilità degli obiettivi sia l’unica strada percorribile per attrarre i capitali necessari allo sviluppo del Paese nel post PNRR.

DEFINIZIONE E AMBITI DEL NUOVO PARADIGMA FINANZIARIO

Il lavoro di Banca d’Italia propone una definizione operativa precisa: il Fintech for Good è l’applicazione della tecnologia digitale ai servizi finanziari con la finalità di generare un impatto sociale ed economico positivo e misurabile, complementare al rendimento finanziario. Tale ambito persegue obiettivi di inclusione, riduzione delle disuguaglianze e promozione di modelli etici, muovendosi in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite. All’interno di questa macro-categoria, lo studio distingue il “Green Fintech”, focalizzato sulla dimensione ambientale, e il “Climate Fintech”, specializzato in soluzioni per la decarbonizzazione e la gestione dei rischi climatici. Viene inoltre citato il “Climate Tech”, che include anche tecnologie non prettamente finanziarie volte a contrastare il cambiamento climatico. Le relazioni tra queste definizioni mostrano un ecosistema complesso dove l’innovazione funge da catalizzatore per la cosiddetta “Green Finance” o finanza verde.

IL RUOLO DI AIS E LA SFIDA DELLE INFRASTRUTTURE NEL POST PNRR

Il Presidente di AIS, Lorenzo Orsenigo, ha commentato con favore le evidenze del report, ribadendo che sostenibilità e finanza sono ormai indissolubili, specialmente in una fase in cui l’Italia dovrà reperire risorse private per compensare la fine dei fondi europei. “Il mondo delle infrastrutture considera vitale questo tema” ha dichiarato Orsenigo, spiegando che AIS ha istituito il gruppo di lavoro “Infrastrutture e finanza sostenibili” proprio per determinare criteri trasparenti e verificati. L’obiettivo è misurare la sostenibilità sia delle organizzazioni (equity) che delle opere (debt), fornendo alla corporate finance gli strumenti per selezionare gli investimenti più sicuri e attraenti. Secondo Orsenigo, “per definire un modello per infrastrutture e finanza sostenibili oggi non basta dichiarare di progettarla, bisogna dimostrare, con criteri chiari e comparabili, che quella sostenibilità è misurabile”. Il rischio, altrimenti, è un disallineamento tra progettisti e finanziatori che finisce per rallentare la realizzazione di opere strategiche.

LA LOTTA AL GREENWASHING E LA NECESSITÀ DI UN QUADRO NORMATIVO

Sia Banca d’Italia che AIS concordano sulla necessità impellente di un quadro normativo solido per mitigare il rischio di “greenwashing”, ovvero la diffusione di affermazioni false o fuorvianti sull’impegno ambientale di un’azienda o di un progetto. Per l’Istituto di Via Nazionale, è fondamentale garantire che le iniziative F4G siano coerenti con obiettivi verificabili. La trasparenza e l’accountability sono considerate premesse indispensabili per costruire la fiducia degli investitori e dei consumatori. Orsenigo ha avvertito che, sebbene i capitali green siano in costante crescita a livello globale, essi non arriveranno in Italia “se non offriamo standard rigorosi e un linguaggio comune”. In questo senso, dotare il Paese di un modello univoco e credibile è l’unico modo per valorizzare i progetti migliori e garantire la stabilità degli investimenti nel medio e lungo periodo.

STRATEGIE AZIENDALI E IMPATTO SULLE NUOVE GENERAZIONI

Il fenomeno del Fintech for Good viene analizzato anche sotto il profilo dei modelli di business. Lo studio distingue tra aziende “F4G by design”, nate con la missione statutaria di generare impatto, e aziende “F4G by product”, ovvero operatori tradizionali che integrano progressivamente prodotti sostenibili per rispondere alla domanda di una clientela sempre più sensibile, composta in gran parte da Millennials e Generazione Z. Queste fasce di popolazione, definite spesso “nativi digitali”, mostrano una propensione molto più elevata verso investimenti che integrano criteri ESG (Environmental, Social, Governance). Banca d’Italia evidenzia inoltre l’importanza dell’educazione finanziaria per aumentare la consapevolezza dei cittadini, citando iniziative come il “Mese dell’Educazione Finanziaria” e il portale “Economia per tutti”, che offrono approfondimenti su cripto-attività e finanza sostenibile.

ESEMPI VIRTUOSI E SFIDE TECNOLOGICHE NEL SETTORE DEI PAGAMENTI

Nel settore dei pagamenti digitali, l’innovazione F4G si traduce in soluzioni concrete che vanno dal micro-credito al supporto all’economia circolare. Vengono citati esempi globali come PayPal e il suo “Giving Fund”, o l’esperienza di M-Pesa in Kenya per l’inclusione finanziaria in aree rurali. In Italia, realtà come Satispay offrono strumenti di accettazione a basso costo per le imprese e funzionalità per le donazioni, mentre Scalapay integra controlli di “affordability” per prevenire il sovraindebitamento nel modello Buy Now Pay Later. Altre piattaforme, come Stripe e la sua iniziativa “Stripe Climate” o la tedesca Ecolytiq, permettono rispettivamente di finanziare progetti di rimozione del carbonio e di tracciare l’impronta ecologica delle spese quotidiane. Tuttavia, il report non nasconde le sfide: l’elevato consumo energetico di tecnologie come l’Intelligenza Artificiale e la Blockchain (DLT) rappresenta un potenziale trade-off che richiede l’adozione di contromisure come i “Green Data Center” e soluzioni informatiche a basso impatto ambientale (Green ICT).

LA COLLABORAZIONE TRA SETTORE PUBBLICO E PRIVATO

Per massimizzare il potenziale del Fintech for Good, la Banca d’Italia sottolinea la rilevanza delle collaborazioni istituzionali. L’Istituto partecipa attivamente al “Tavolo per la Finanza Sostenibile” insieme ai Ministeri dell’Economia e dell’Ambiente, Consob, IVASS e Covip, e collabora a livello internazionale nel “Network for Greening the Financial System” (NGFS). Anche la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) promuove l’innovazione tramite l’Innovation Hub, sviluppando progetti come “Gaia” (analisi dei rischi climatici tramite IA) e “Genesis” (tokenizzazione di green bond). La promozione di hackathon e programmi di accelerazione, come il “Fintech for Sustainability” di Singapore, sono indicati come modelli per facilitare il dialogo tra i diversi attori del mercato e garantire una transizione verso un’economia realmente net-zero.

N.76-MISP

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