Le audizioni alla Camera delineano il futuro dell’atomo tra la conferma della tabella di marcia per il Deposito Nazionale e le criticità sollevate su tecnologie prototipali e gestione dei rifiuti.
Il percorso dell’Italia verso il ritorno all’atomo entra nel vivo con l’esame dei progetti di legge per la delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile. Durante le audizioni presso le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera, i vertici dei principali enti tecnici e di ricerca nazionali hanno tracciato un quadro complesso dove la necessità di autonomia energetica e decarbonizzazione si scontra con incognite su tempi, costi e accettazione sociale. Se da un lato Sogin e ENEA promuovono il provvedimento definendolo un passo fondamentale per la sicurezza e la competitività del Paese, dall’altro esperti e fondazioni ambientaliste invitano alla cautela, sollevando dubbi sulla reale maturità delle tecnologie proposte e sull’effettiva riduzione dei costi di sistema.
SOGIN: LEGGE DELEGA PROMOSSA E CANTIERE DEL DEPOSITO NEL 2029
Il testo normativo ha incassato il pieno appoggio di Sogin, la società di Stato responsabile dello smantellamento delle vecchie centrali. L’amministratore delegato Gianluca Artizzu ha dichiarato che “la legge delega trova il completo favore di Sogin che non trova particolari aree di miglioramento così come è stata formulata”. Secondo il manager, il provvedimento tocca tutti i punti essenziali per un rilancio del settore, precisando che l’azienda può offrire un contributo informativo cruciale grazie alle competenze preservate durante le fasi di decommissioning. Artizzu ha poi sottolineato che il nucleare è garanzia di autonomia non solo per la fonte in sé, ma per la tecnologia di trasformazione, comparto in cui l’Europa è autonoma oltre il 90%. Sul tema spinoso del Deposito Nazionale, l’Ad ha rassicurato sulle tempistiche: dopo anni di stallo burocratico, l’iter è ora solido e prevede l’apertura del cantiere nel 2029 con consegna definitiva nel 2039. Nel frattempo, Sogin proseguirà con la gestione dei 33 depositi locali attuali e del combustibile stoccato nei siti di Avogadro e Rotondella.
ENEA: PRIORITÀ ALL’AUTORITÀ DI SICUREZZA E ALL’INFORMAZIONE PUBBLICA
Anche l’ENEA ha accolto con favore il disegno di legge. La Presidente Francesca Mariotti ha evidenziato come le norme pongano basi concrete per un programma allineato agli standard internazionali e agli obiettivi del Pniec. “Affinché l’avvio del programma nucleare abbia successo va affrontata con urgenza l’istituzione dell’Autorità di Sicurezza nucleare e l’individuazione di una Technical Support Organization”, è l’analisi offerta dalla Presidente. Mariotti ha inoltre insistito sulla necessità di una campagna informativa capillare per la popolazione e su investimenti massicci nella formazione e nella ricerca. Secondo ENEA, i nuovi modelli di business basati sul nucleare modulare (SMR) promettono maggiore sicurezza e rischi ridotti, rappresentando una grande opportunità economica per il PIL e l’occupazione, specialmente in un contesto globale di rilancio della tecnologia.
LE CRITICITÀ: COSTI, TEMPI E MATURITÀ TECNOLOGICA SOTTO LENTE
Non mancano però voci critiche, come quella di Andrea Barbabella, responsabile clima ed energia della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Secondo quanto emerso dal suo intervento, esistono quattro criticità principali, a partire dalla tecnologia: i reattori SMR e AMR citati nel decreto sono ancora in fase prototipale e non commerciali. Barbabella ha poi contestato la tesi della riduzione dei costi: “Le evidenze disponibili ci mostrano l’opposto”, ha affermato, mettendo in dubbio anche la credibilità dei tempi di realizzazione indicati in 5-10 anni. Un altro punto di attrito riguarda l’integrazione con le rinnovabili: in un sistema dominato da fonti non programmabili, il concetto di nucleare come baseload perderebbe di significato, data la scarsa attitudine della tecnologia a modulare la potenza.
RIFIUTI RADIOATTIVI: IL RISCHIO DI VOLUMI SUPERIORI PER I PICCOLI REATTORI
Sul fronte della sicurezza e dei rifiuti è intervenuto Francesco Bochicchio, già direttore del Centro nazionale per la protezione dalle radiazioni dell’ISS. Il ricercatore ha citato uno studio dell’Accademia delle scienze statunitense secondo cui “i rifiuti prodotti dagli SMR sarebbero in realtà di volume superiore rispetto ai reattori standard”. Tale evidenza imporrebbe ulteriori ricerche per garantire la sicurezza dei depositi geologici. Bochicchio ha inoltre raccomandato di non alterare il complesso sistema di competenze sulla radioprotezione, che già oggi si occupa con efficacia di ambiti medici e dell’esposizione al radon nelle abitazioni, settori distinti dalla gestione degli impianti nucleari.
AMBIENTE E EMISSIONI: IL NUCLEARE NEL CICLO DI VITA
Il Direttore generale di Ispra, Maria Siclari, ha offerto un contributo tecnico sulla sostenibilità ambientale dell’atomo. Secondo quanto illustrato dalla direttrice, una valutazione completa deve abbracciare l’intero ciclo di vita, dall’estrazione del combustibile fino allo smantellamento. “Esistono diversi studi e la letteratura ci dice che le centrali nucleari emettono circa 10-20 g di CO2 per kWh durante il ciclo di vita”, ha precisato Siclari, indicando un impatto emissivo estremamente basso che andrebbe però pesato con analisi di dettaglio specifiche per ogni progetto.
DALLA LOGICA DI PROGETTO ALLA LOGICA DI PROGRAMMA
Sui ritardi e gli extracosti che hanno caratterizzato alcune recenti opere europee è intervenuto Giorgio Locatelli, docente del Politecnico di Milano. L’esperto ha spiegato che gli errori di Flamanville e Olkiluoto derivano da una preparazione inadeguata e da disegni incompleti. La soluzione risiederebbe nel passare a una logica di programma: standardizzazione del design, modularizzazione (spostando il lavoro dal sito alla fabbrica) e utilizzo di “digital twin” per simulare la costruzione al computer. Tale approccio consentirebbe di migliorare la qualità e ridurre drasticamente errori e tempistiche.
MICROREATTORI E FUSIONE: LE FRONTIERE DELLA RICERCA
Massimo Morichi di Terra Innovatum ha presentato le potenzialità dei microreattori da 1 MW, simili a quelli sperimentali già operativi a Pavia. Queste macchine potrebbero essere inserite in ambienti urbani o ospedalieri per la produzione di radioisotopi per terapie oncologiche. Essendo tecnologie scalabili e con sicurezza intrinseca, permetterebbero uno sviluppo semplificato. Più cauto Pietro Barbareschi, direttore generale di ITER, riguardo alla fusione nucleare: sebbene il progetto stia procedendo a ritmi accettabili, “è difficile fare una previsione accurata su quando la fusione sarà disponibile” ed economica su larga scala. Ad oggi, la sfida resta quella di rendere questa fonte vantaggiosa, un traguardo ancora distante.
IL RUOLO DELLE AUTORITÀ E IL COSTO DELLE SCORIE MEDICALI
Sulla struttura dei controlli, Francesco Campanella (ISIN) ha precisato che un’autorità di regolazione indipendente esiste già e opera da oltre dieci anni. Il problema, semmai, è che ISIN andrebbe potenziata e dotata di un nuovo mandato per gestire un eventuale programma di rilancio. Infine, Antonio Zoccoli (INFN) ha ricordato un paradosso economico: l’Italia non ha ancora un deposito e “le scorie italiane, prodotte per oltre il 50% dall’area medicale, vengono mandate all’estero e paghiamo oltre un miliardo di euro per farcele tenere”. Per Zoccoli, la realizzazione del deposito è la condizione prodromica a qualsiasi ingresso nel nucleare energetico, unitamente alla definizione chiara delle percentuali di ogni fonte nel budget energetico nazionale.
LA COMPLEMENTARIETÀ CON LE RINNOVABILI E LA SICUREZZA GEOPOLITICA
A chiudere il cerchio delle audizioni è stato Andrea Bombardi di RINA, definendo i disegni di legge fondamentali per la sicurezza energetica. Bombardi ha descritto il nucleare come “assolutamente complementare rispetto alle rinnovabili”, capace di ridurre i costi di sistema e i rischi di blackout. Oltre alle basse emissioni, l’atomo garantirebbe all’Italia una maggiore sicurezza geopolitica, potendo approvvigionare il materiale fissile da partner stabili come Canada o Australia, riducendo la dipendenza da materiali critici e aree geografiche instabili.

