Il Ministro Adolfo Urso attacca la gestione forzata dell’elettrico e punta su flessibilità e salvaguardia del Made in Italy. Intanto i sindacati denunciano il dramma sociale di Melfi tra esuberi e indotto allo stremo.
La crisi di Stellantis approda in Parlamento. Il colosso dell’auto, che ha registrato perdite per oltre 22 miliardi di euro, è finito al centro di un duro attacco da parte del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Secondo la visione del Governo, il tracollo sarebbe la diretta conseguenza delle politiche del Green Deal europeo e di una conduzione aziendale, quella di Carlos Tavares, giudicata fallimentare per aver imposto la strada forzata dell’elettrico. Urso punta ora a ribaltare i paradigmi industriali di Bruxelles, chiedendo flessibilità e il ritorno alla ragione scientifica, mentre dai territori, in particolare dal polo lucano di Melfi, arriva il grido d’allarme dei sindacati per un indotto ormai ridotto ai minimi termini. È quanto emerge dal Question Time alla Camera sulle iniziative urgenti nei confronti del gruppo automobilistico. Lo ha sottolineato con forza il ministro Adolfo Urso, rimarcando come persino le organizzazioni sindacali abbiano ormai riconosciuto l’errore di aver creduto alla “ideologia di Timmermans”. Secondo Urso, l’azienda è stata spinta verso una transizione forzata i cui risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti. La fotografia scattata dal Ministro ritrae un’Europa che deve cambiare rotta, seguendo la strategia di realismo industriale già invocata dall’Italia fin dall’inizio della legislatura.
L’OFFENSIVA ITALIANA AL VERTICE DI BRUXELLES
Il Governo italiano si prepara a dare battaglia in sede europea. “Oggi siamo noi a indicare la strada all’Europa”, ha rivendicato Urso, annunciando che al prossimo vertice sulla competitività di Bruxelles ci si attende una convergenza significativa sulla linea italiana, ora sostenuta con vigore anche dalla Germania. L’obiettivo è far prevalere la neutralità tecnologica rispetto ai diktat ideologici. La regia di questo rilancio è contenuta nel libro bianco “Made in Italy 2030”, un documento nato dalla più vasta consultazione pubblica mai realizzata nel Paese. In questo contesto, l’Italia chiede la revisione degli obiettivi di elettrificazione per le flotte aziendali e i veicoli pesanti, oltre a misure drastiche contro il dumping cinese sull’acciaio e una revisione del Cbam per includere i semilavorati, in sinergia con la riforma degli Ets, oggi percepiti come una vera e propria tassa sulle imprese. “Bisogna tornare alla realtà, basta ideologie, non siamo in Unione Sovietica”, ha ammonito il Ministro.
IL PIANO ITALIA E LA SICUREZZA DI TERMOLI E ALGERIA
Nonostante un panorama europeo segnato da chiusure di fabbriche e licenziamenti di massa, Urso ha ricordato come il “Piano Italia” abbia permesso di blindare i siti produttivi nazionali attraverso un rinnovato patto con Stellantis. Anche sul fronte internazionale, il Ministro ha citato il successo dei negoziati per le attività in Algeria, dove la produzione sarà limitata al mercato locale in crescita, garantendo al contempo il coinvolgimento delle aziende italiane dell’indotto. Un capitolo a parte merita il settore delle batterie: Urso ha definito “clamoroso” il disastro europeo delle gigafactory, citando la bancarotta di Northvolt e il fallimento tecnologico di Acc in Francia, che ha portato alla rinuncia dei progetti in Italia e Germania. In questo scenario turbolento, il Governo rivendica di aver messo in sicurezza il sito di Termoli.
IL DRAMMA DELL’INDOTTO E LA CRISI SOCIALE DI MELFI
Se la politica nazionale guarda alle strategie macroeconomiche, le audizioni in Commissione Attività Produttive alla Camera svelano una realtà territoriale drammatica. “Lo stabilimento di Melfi sta diventando l’epicentro di una crisi sociale”, ha dichiarato Aurelio Melchionno, vicesegretario di Ugl. È la fotografia scattata da chi vive quotidianamente il ridimensionamento della componentistica automotive lucana. Aziende storiche come PMC Automotive e Tiberina sono descritte come “muscoli di un corpo che fatica a muoversi”. La riduzione dei volumi e l’incertezza sulla piattaforma STLA Medium stanno strozzando i fornitori, con Tiberina che si trova in estrema vulnerabilità a causa dell’internalizzazione delle lavorazioni da parte di Stellantis. Oltre 130 famiglie sono in bilico, e i sindacati avvertono: il piano di uscite volontarie previsto fino a maggio deve essere parte di un rilancio vero, non il preambolo dell’abbandono definitivo del territorio.
SPERANZE IBRIDE PER UN FUTURO INCERTO
Una flebile luce di speranza è stata accesa da Gianluca Ficco, segretario nazionale Uil, il quale ha riferito che l’indotto di Melfi, pesantemente colpito dalla sua natura monocommittente, potrebbe beneficiare dell’allocazione di nuovi modelli ibridi. Oltre alle versioni elettriche, sono attese sul mercato la Jeep Compass, la Lancia Gamma e la DS 7, con una possibile ulteriore vettura a marchio Alfa nel 2028. Ficco ritiene che le ibride avranno un riscontro di mercato assai più significativo, permettendo una crescita produttiva già avviata. Anche Gerardo Evangelista (Fim Cisl Basilicata) ha confermato che Melfi deve continuare a essere un “laboratorio” per entrambe le motorizzazioni, pur ricordando che il prezzo pagato finora è altissimo: circa 3.300 posti di lavoro persi. Il ritorno parziale del terzo turno dal 10 febbraio è un segnale, ma ancora insufficiente per la piena tenuta occupazionale.
DATI ALLARMANTI E ESUBERI STRUTTURALI
I numeri forniti da Samuele Lodi (Fiom Cgil) completano un quadro quasi disperato. Allo stato attuale, Melfi conta circa 4.600 dipendenti, tutti in regime di cassa integrazione fino a giugno. Nonostante l’annuncio della salita produttiva per la Jeep Compass la prossima settimana, la saturazione della forza lavoro resta inchiodata al 50%, con un esubero strutturale stimato tra i 2.400 e i 2.500 lavoratori. La situazione è altrettanto critica nelle aziende collegate: Tiberina è passata da 250 a 128 dipendenti, tutti sotto contratto di solidarietà in scadenza a maggio. Sebbene la Regione Basilicata si sia detta pronta ad attivare nuovi ammortizzatori sociali, il problema di fondo rimane l’assenza di certezze sulle nuove commesse, un nodo che né i tavoli ministeriali né le strategie aziendali hanno ancora sciolto definitivamente.

