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Ilva

Perché lo stop all’Aia dell’Ilva congela una vendita ancora da costruire

La bocciatura dell’Aia cambia le regole del gioco e mette in dubbio la trattativa con Flacks Group. Tutto da rifare per l’Ilva? La chiusura dell’accordo, però, non era poi così vicina, secondo fonti di Energia Oltre

La bocciatura dell’Aia rischia di trasformare la festa per la cessione dell’Ilva nel funerale produttivo dello stabilimento. Una beffa resa meno pesante dal fatto che la chiusura della vendita non era così vicina come sperava il Mimit, secondo quanto rivelano fonti di Energia Oltre. Intanto, la sentenza del Tribunale di Milano “cambia tutto, riscrive di fatto le regole del gioco”, ha ammesso lo stesso ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di un convegno sull’Ia. Cosa farà Flacks Group? Cosa succederebbe se la cessione sfumasse?

LA CORSA CONTRO IL TEMPO PER L’ILVA

È partita la corsa contro il tempo per salvare l’Ilva. La scadenza per modificare le prescrizioni dell’Aia ritenute inefficaci dal Tribunale di Milano è il 24 agosto. Se l’obiettivo fallirà, l’Ilva dovrà fermare l’area a caldo, il cuore pulsante dello stabilimento di Taranto. Flacks Group ha prontamente ricevuto la sentenza del Tribunale di Milano di 54 pagine, ma sta prendendo tempo prima di prendere una decisione. La domanda che tutti si pongono, commissari e Governo inclusi, è: continuerà a trattare l’acquisto della società o abbandonerà la corsa per l’Ilva? Ieri fonti vicine al dossier hanno espresso “preoccupazione” per un’eventualità del genere.

La speranza dei commissari e del Governo è che il fondo americano non segua l’esempio di Baku Steel. Infatti, dopo la prima manifestazione d’interesse, il gruppo azero si è sfilato dalla corsa all’acquisto dell’Ilva a causa dell’impossibilità di portare una nave rigassificatrice a Taranto.

PERCHE’ LA SENTENZA POTREBBE CAMBIARE TUTTO

Il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di un convegno sull’Ia ha sottolineato che la sentenza del Tribunale di Milano “cambia tutto, riscrive di fatto le regole del gioco. Sia per quanto riguarda la continuità produttiva e occupazionale degli stabilimenti, sia per il negoziato in corso che si stava finalizzando con il fondo americano Flacks”.

La decisione dei giudici mette a rischio anche il rilascio del prestito ponte da 390 milioni concesso dal Governo, secondo il presidente di Confindustria Taranto, poiché era vincolato alla presenza di un acquirente. “L’azienda certamente si opporrà alla sentenza del Tribunale di Milano, ma quello che ci preoccupa di più è che in funzione della trattativa il Governo aveva ottenuto, tramite il ministro Urso, l’ok della Commissione europea per un prestito ponte da 390 milioni totali”, ha detto oggi Salvatore Toma a margine di un evento su Ai e il mercato del lavoro, sottolineando che la decisione dei giudici ha un impatto anche sulla continuità produttiva e sull’occupazione.

ILVA, CHE SUCCEDE ORA?

I commissari effettueranno un’analisi del provvedimento dei magistrati per capire come riscrivere le prescrizioni, i tempi e i costi necessari agli ulteriori interventi e l’impatto sulla produzione. In quest’ottica, ieri hanno chiesto di aggiornare il tavolo di confronto ministeriale per poter esaminare meglio il dispositivo della sentenza del tribunale di Milano e valutarne le ricadute, sia sul fronte delle manutenzioni programmate che della tenuta occupazionale.

Successivamente, Adolfo Urso si confronterà con i Commissari, per poi riferire i risultati in audizione al Parlamento. Intanto, nei giorni scorsi è stata avviata la procedura autorizzativa per consentire al gestore dello stabilimento l’utilizzo di materiali plastici negli altiforni dello stabilimento in parziale sostituzione del fossile, secondo quanto sottolinea l’attivista Luciano Manna del sito Veraleaks.

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA

Intanto, i sindacati si sono autoconvocati a Palazzo Chigi il 9 marzo. Una decisione presa dopo che nel corso dell’incontro al Ministero del Lavoro sulla cassa integrazione i commissari straordinari hanno comunicato che l’attuale procedura attivata di cassa integrazione probabilmente non è più sufficiente per affrontare la situazione dell’ex Ilva e hanno chiesto la sospensione del confronto.

“Se non arriva la convocazione a Palazzo Chigi, il tavolo ce lo conquistiamo noi per discutere del futuro dell’azienda”, ha scritto Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, in una nota. Il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha puntato il dito contro le porte del Mimit chiuse e l’“inaccettabile rimpallo di responsabilità tra ministri su chi debba convocare il confronto”.

“L’Ilva è sostanzialmente chiusa. La sentenza è un ulteriore passo verso la chiusura e il ministro Urso ha un gran pezzo di responsabilità”, ha detto il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, chiedendo “perché dovrebbero venire a investire in Italia gli americani? Perché ci dovrebbe essere un investitore italiano che mette dei soldi in uno stabilimento monitorato dalla magistratura in un territorio già falcidiato?”.

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