Il Qatar dichiara la forza maggiore sul GNL dopo i raid iraniani, mentre Teheran blinda lo Stretto di Hormuz. Tensione alle stelle sui mercati energetici internazionali.
Il prezzo del gas naturale in Europa ha subito una violenta fiammata nelle prime ore di oggi superando la soglia dei 54 euro per MWh in apertura per poi attestarsi sui 51 euro. L’impennata, superiore al 10%, è stata innescata dalle dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin in merito a un possibile ritiro anticipato di Mosca dal mercato dell’Unione Europea. La notizia, riportata dall’agenzia TASS, si inserisce in un quadro di crisi sistemica aggravato dalla sospensione della produzione in Qatar e dal controllo militare iraniano sullo Stretto di Hormuz, fattori che minacciano di paralizzare i flussi energetici globali proprio mentre Bruxelles accelera il percorso di sanzioni contro i combustibili russi.
LA RITIRATA ANTICIPATA DI MOSCA DAL MERCATO EUROPEO
L’ombra lunga del Cremlino torna a pesare sui listini energetici continentali. Il presidente Vladimir Putin ha apertamente ipotizzato che, di fronte alla volontà di Bruxelles di recidere ogni legame con le forniture di Mosca, la Russia potrebbe non attendere le scadenze formali dei bandi europei, avviando un ritiro anticipato per reindirizzare il combustibile verso acquirenti ritenuti più attraenti. Questa mossa avrebbe un impatto immediato e profondo: secondo i calcoli forniti dalla TASS, nel 2025 la Federazione Russa si era posizionata al secondo posto, subito dopo gli Stati Uniti, per valore delle importazioni di GNL nell’UE, coprendo una quota del 16,1% del valore totale e il 12,1% dei volumi complessivi di forniture.
Lo scorso 26 gennaio, infatti, il Consiglio dell’Unione Europea ha sancito il divieto assoluto di importazione di GNL russo dal 1° gennaio 2027 e di gas da gasdotto dal 30 settembre 2027. Tuttavia, le prime restrizioni sui contratti a breve termine scatteranno già il 25 aprile 2026 per il gas liquefatto e il 17 giugno 2026 per quello trasportato via tubo.
IL QATAR DICHIARA LA FORZA MAGGIORE SULLE CONSEGNE DI GNL
A esacerbare la crisi europea contribuisce la paralisi del terzo esportatore mondiale di gas naturale liquefatto. Qatar Energy è stata costretta a sospendere la produzione a seguito di una serie di attacchi aerei iraniani che hanno colpito le infrastrutture produttive di Doha. La compagnia statale ha ufficialmente dichiarato la causa di forza maggiore sulle consegne, una clausola contrattuale che solleva il fornitore dalle responsabilità per inadempimento a causa di eventi imprevedibili.
Fonti citate dall’agenzia Reuters suggeriscono che il Qatar, che vanta una capacità produttiva di 77 milioni di tonnellate all’anno, potrebbe impiegare almeno un mese per ripristinare i volumi di produzione precedenti ai raid. Questo stop improvviso priva l’Europa di una delle principali alternative al gas russo, spingendo gli operatori verso una competizione serrata per accaparrarsi i carichi disponibili sul mercato spot.
IL BLOCCO MILITARE DELLO STRETTO DI HORMUZ
La tempesta energetica si completa sul fronte logistico con l’escalation militare nel Golfo Persico. La marina iraniana ha assunto il pieno controllo dello Stretto di Hormuz, snodo vitale dove transita oltre il 20% delle forniture globali di petrolio e GNL. Mohammad Akbarzadeh, rappresentante delle forze navali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), ha confermato che le unità d’élite di Teheran sono entrate in azione contro il traffico mercantile.
“Circa dieci petroliere che tentavano di attraversare lo stretto sono già state colpite da missili e droni”, ha dichiarato l’esponente dei Pasdaran. Secondo le stime fornite dal Financial Times, almeno sette imbarcazioni avrebbero riportato danni significativi. L’instabilità del passaggio marittimo non solo alimenta i rincari del gas, ma sta spingendo verso l’alto anche i costi assicurativi e i premi al rischio per tutte le rotte commerciali che collegano il Medio Oriente ai terminali europei.


