Mentre il Qatar ferma le forniture, il Ministro punta su Libia, Mozambico e raddoppio del Tap. Gli stoccaggi italiani al 45% superano la media UE, ma resta l’allerta sulle speculazioni di fondi e trader.
L’Italia risponde alla nuova crisi energetica globale puntando sulla diversificazione delle rotte e su un monitoraggio serrato contro le manovre speculative. In un momento in cui le tensioni in Medio Oriente minacciano di paralizzare il mercato del gas, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha tracciato in un’intervista al Messaggero, la strategia del Governo per mettere in sicurezza il Paese.
Intervenendo sugli sviluppi dell’attuale crisi internazionale, il Ministro ha assicurato che l’Italia è oggi più resiliente rispetto al passato grazie ai suoi dieci punti di accesso e a stoccaggi che superano abbondantemente la media europea. La priorità, riferisce il titolare del MASE, resta la difesa di famiglie e imprese da rialzi dei prezzi che non riflettono l’effettiva disponibilità di materia prima, ma sono frutto di azioni degli “approfittatori” del mercato.
DIVERSIFICAZIONE E NUOVE ROTTE DALL’AFRICA E DALL’AZERBAIGIAN
Nonostante lo stop alla produzione del Qatar abbia sottratto circa il 20% del gas a livello mondiale, la posizione italiana appare solida. Il Ministro ha evidenziato come la dipendenza dal gas qatariota sia limitata a circa il 9% dei consumi annui nazionali, una quota gestibile attraverso alternative già individuate. “Si stanno muovendo tutti a caccia del gas mancante, è vero. E questo ha effetti importanti sui prezzi. Ma anche noi siamo in grado di trovare alternative”, ha spiegato Pichetto Fratin, citando tra le opzioni l’incremento del GNL americano e, soprattutto, il potenziamento dei flussi via pipeline.
Un ruolo centrale sarà giocato dal continente africano e dal corridoio orientale. “Possiamo far arrivare il gas tramite pipeline, per esempio dalla Libia, che ha una capacità fino a 12,5 miliardi di metri cubi mentre noi ne prendiamo soltanto 3 miliardi. Vanno però create le condizioni tecniche”, ha precisato il Ministro. Oltre a Tripoli, Roma guarda con interesse al Mozambico, all’Algeria e al consolidamento del Tap proveniente dall’Azerbaigian. La sfida non sembra dunque essere la quantità fisica della risorsa, ma la rapidità con cui queste rotte potranno compensare i vuoti lasciati dalla crisi mediorientale.
STOCCAGGI E PIANI STRAORDINARI PER IL PROSSIMO INVERNO
Con l’avvicinarsi di aprile, mese in cui tradizionalmente inizia la stagione di riempimento degli stoccaggi, l’Italia vanta una posizione di vantaggio competitivo. “Oggi abbiamo gli stoccaggi più pieni d’Europa, oltre il 45%, ben più del doppio della Germania”, ha rimarcato il Ministro, aggiungendo che entro metà aprile sarà necessario avviare le iniezioni di nuovo gas per raggiungere l’obiettivo del 95% entro il primo novembre. Tuttavia, le attuali condizioni di mercato e lo spread tra prezzi estivi e invernali potrebbero scoraggiare gli operatori privati.
Davanti a questo scenario, il Governo non esclude interventi correttivi simili a quelli adottati durante l’emergenza del 2022. In quest’ottica, resta sul tavolo anche l’ipotesi di congelare la vendita dei 2,1 miliardi di metri cubi di gas acquistati dal GSE due anni fa.
LOTTA AGLI APPROFFITTATORI E VIGILANZA SUI MERCATI
Parallelamente alla gestione dei flussi, il Governo ha alzato il livello di allerta contro chi specula sulla crisi. Il Ministro ha operato una netta distinzione tra la “speculazione buona”, legata alle normali dinamiche di mercato tra ribassisti e rialzisti, e i veri e propri approfittatori. “Si tratta di trader, operatori e fondi che hanno comprato a prezzi bassi e ora pensano di approfittarne vendendo ai prezzi di oggi. Questo significa scaricare le tensioni su famiglie e imprese”, ha avvertito.
Per contrastare questi fenomeni, Arera ha istituito l’Unità di vigilanza energetica, incaricata di un monitoraggio a tutto campo per rilevare comportamenti scorretti.
LA PROPOSTA ITALIANA PER LA REVISIONE DEL MERCATO ETS
Infine, l’attenzione si sposta verso Bruxelles, dove approderà la proposta italiana di revisione del mercato ETS (Emission Trading System). L’obiettivo non è smantellare il sistema, ma introdurre correttivi che ne migliorino l’efficacia e la sostenibilità per i singoli Stati. “Una delle proposte che porteremo sul tavolo è quella di ipotizzare delle quote Ets per Paese, e non per azienda”, ha svelato il Ministro. Questo cambiamento di paradigma permetterebbe di bilanciare le emissioni derivanti dalle fonti fossili con i progressi fatti nello sviluppo delle energie rinnovabili, garantendo un percorso di decarbonizzazione più armonico e meno punitivo per il tessuto industriale nazionale.


