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Prezzi carburanti crisi Iran 2026

Carburanti e crisi in Iran: il Governo attiva l’allerta prezzi tra rincari e sospetti speculativi

Il Ministero delle Imprese e Arera rafforzano la vigilanza mentre le associazioni denunciano picchi oltre gli 1,8 euro. UNEM nega manovre occulte e punta il dito sulla fiammata dei mercati internazionali.

L’improvviso inasprimento del conflitto in Medio Oriente e il parziale blocco dello Stretto di Hormuz hanno innescato una reazione a catena sui mercati energetici italiani, spingendo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) a convocare d’urgenza la “Commissione allerta prezzi”. L’obiettivo del vertice, svoltosi oggi sotto la guida del ministro Adolfo Urso, è analizzare la rapidità con cui i rincari del greggio e dei prodotti raffinati si stanno trasferendo alla pompa. Sebbene i prezzi medi nazionali rimangano attualmente al di sotto della soglia psicologica dei 2 euro, la tensione tra operatori, sindacati e associazioni dei consumatori è altissima. La notizia, scaturita dal tavolo tecnico di Palazzo Piacentini, evidenzia una spaccatura netta tra chi denuncia manovre speculative e chi, come l’industria petrolifera, attribuisce i rialzi esclusivamente al collasso degli equilibri internazionali.

IL MONITORAGGIO DEL GOVERNO E L’OPERAZIONE TRASPARENZA

Il ministro Adolfo Urso ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica sottolineando che, nonostante i recenti aumenti, il sistema si trova in una condizione meno drammatica rispetto al passato. “Allo stato il prezzo dei carburanti è sotto i 2 euro, c’è stato un incremento di qualche centesimo, ma siamo ben lontani dai 2,25 euro toccati dopo l’invasione russa in Ucraina”, ha dichiarato il titolare del Mimit.

Urso ha tuttavia chiarito che la stabilità futura dipenderà strettamente dalla durata e dall’estensione delle ostilità in Iran. Per prevenire abusi, il Governo ha allertato il Garante per la sorveglianza dei prezzi e ha attivato un canale diretto con la Guardia di Finanza. “Ogni qualvolta emerge un episodio anomalo nella rete di distribuzione, come un distributore self che pratica un prezzo superiore al servito, questo viene segnalato alle autorità. È necessaria una corretta informazione affinché i consumatori possano scegliere consapevolmente il punto vendita più conveniente”, ha aggiunto il ministro.

LA DIFESA DELLE SOCIETÀ PETROLIFERE E IL NODO INTERNAZIONALE

Dall’altro lato del tavolo, Gianni Murano, presidente di UNEM (Unione Energie per la Mobilità), ha respinto con forza ogni accusa di aggiotaggio rivolta alle compagnie. Secondo i dati presentati dall’associazione, il mercato sta semplicemente riflettendo una fiammata senza precedenti: “Dall’ultimo fine settimana il prezzo internazionale del gasolio è aumentato di 350 dollari a tonnellata (+47%), pari a 26 centesimi al litro, mentre la benzina è salita di 10 centesimi”.

Murano ha evidenziato come l’instabilità a Hormuz si sommi al blocco delle importazioni dalla Russia, che ha sottratto all’Europa circa 10 milioni di tonnellate di prodotto raffinato. Il presidente ha inoltre invitato a non fermarsi all’analisi delle sole quattro grandi società petrolifere, ma a guardare l’articolazione reale di un mercato che presenta anomalie locali vistose: “L’Osservatorio Prezzi può individuare disparità fino a 27 centesimi al litro tra impianti distanti appena 800 metri sulla stessa rete. Serve metodo e una lettura corretta dei dati per non generare percezioni distorte”.

LE DENUNCE DEI CONSUMATORI E IL RISCHIO AGGIOTAGGIO

Le associazioni dei consumatori hanno però presentato un quadro molto più critico. Assoutenti ha annunciato esposti formali all’Antitrust e alla Guardia di Finanza, denunciando casi in cui alcune compagnie avrebbero bloccato le consegne il 2 marzo per rivendere la materia prima nei giorni successivi a prezzi maggiorati. “Diverse aziende hanno già aumentato le tariffe variabili del gas di diversi centesimi”, ha denunciato l’associazione, chiedendo ad Arera di verificare le scorte accumulate prima della crisi.

Sulla stessa linea Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha diffuso una mappa dei rincari regionali: in Calabria e a Bolzano la benzina self ha già sfondato quota 1,8 euro, mentre in Sicilia un pieno di gasolio costa oggi 5,80 euro in più rispetto a soli due giorni fa. “Sono speculazioni evidenti – ha affermato Dona – il Governo deve intervenire con un taglio delle accise di almeno 10 centesimi, senza temporeggiare con meccanismi complicati”.

ASS. CONSUMATORI: NECESSARIO RIMODULARE IVA E ACCISE SUI CARBURANTI

Adoc, Assoutenti e Federconsumatori, che partecipano ai lavori in rappresentanza di tutte le Associazioni dei Consumatori del CNCU, hanno apprezzato la tempestività della convocazione e l’impegno ad affrontare una situazione che non può e non deve lasciare il minimo margine a fenomeni speculativi, dannosi per i consumatori e per l’intero sistema economico.
All’indomani del conflitto in Medio Oriente i prezzi dei carburanti sono schizzati all’insù alla velocità della luce: un rialzo fuori da ogni logica e da ogni tempistica accettabile, che, su nostra sollecitazione, ha giustamente destato la preoccupazione del Garante. Rincari spesso causati da fenomeni speculativi che si ripercuoteranno sul fronte dei carburanti, in maniera diretta per i rifornimenti, e in maniera indiretta per i prezzi dei beni trasportati, nel nostro Paese, per oltre l’86% su gomma. A questo si aggiungono gli allarmi sul fronte dei fertilizzanti, della logistica, dei trasporti aerei e marittimi. Tutto ciò rischia di avere un impatto molto forte, e per alcuni insostenibile, sui prezzi di beni e servizi, ben oltre quanto sarebbe giustificato dai rialzi attuali.“È urgente disinnescare il rischio di rincari eccessivi e speculazioni, imparando dagli errori del passato.” – hanno sollecitato le Associazioni dei consumatori – “E bisogna farlo subito.”

Dopo la crisi energetica scoppiata a seguito del conflitto russo-ucraino, i prezzi del carrello della spesa non si sono mai adeguati al ribasso. A quegli aumenti non se ne possono aggiungere altri, specialmente in una fase ancora caratterizzata da forti difficoltà e disagi delle famiglie. Per questo riteniamo improrogabile un intervento determinato e immediato che preveda una sterilizzazione delle accise sui carburanti (di 20 cent al litro) e una rimodulazione dell’IVA per far sì che i rincari non siano aggravati da una tassazione che pesa in maniera eccessiva sul costo di benzina e diesel in Italia. Siamo convinti, poi, che vi sia margine in questa fase per una rimodulazione delle aliquote IVA anche su alcuni beni di prima necessità, che porterebbe benefici sulle tasche per le famiglie di oltre 500 euro annui.

L’ALLARME DELLA CGIL E LA CRISI DELLA CHIMICA

Il fronte sindacale ha alzato il tiro, chiedendo interventi strutturali che vadano oltre il semplice monitoraggio. Gino Giove, segretario confederale della Cgil, ha sollecitato l’impiego immediato dell’IVA mobile: “Bisogna destinare il maggiore gettito derivante dai rincari alla riduzione delle accise. La speculazione è già in corso e colpirà duramente imprese e lavoratori”.

La preoccupazione del sindacato non si ferma ai carburanti ma investe la base stessa dell’industria manifatturiera. Giove ha infatti lanciato l’allarme sulla fornitura di etilene, avvertendo che l’abbandono della produzione nazionale espone l’Italia a criticità gravissime lungo tutta la filiera delle plastiche, rendendo il sistema produttivo ancora più fragile davanti agli shock internazionali. La decisione del Mimit di convocare la Commissione con cadenza settimanale è stata accolta positivamente, ma con la riserva che non si trasformi in una “sequenza di lamentele” priva di correttivi concreti.

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